promuovere un ristorante sui social

Come promuovere un ristorante sui social? 5 consigli per iniziare

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Possiedi un ristorante ma la tua clientela affezionata non basta a mandare avanti la tua attività? Aprire una finestra social sul tuo mondo culinario, fatto di piatti succulenti, qualità e tanta passione è uno step fondamentale. Ti sveliamo 5 consigli su come promuovere un ristorante sui social in modo efficace

Si dice che “si mangia prima con gli occhi” e, se sei un ristoratore o uno chef, sai bene quanto questa affermazione sia vera. Non è forse per tale motivo che curi in modo preciso la mise en place dei piatti che presenti ai tuoi clienti? Immagina di trasferire adesso questo principio sui alcuni canali che ti permettono di allargare il giro e fidelizzare quante più nuove persone.

5 consigli per promuovere un ristorante sui social:
  1. Cura in modo maniacale il materiale video e fotografico che dovrà essere pubblicato sui social, Fb e Instagram su tutti. Assicurati che ogni immagine abbia le dimensioni adatte a ciascun canale e che rispecchi l’anima del social scelto. Facebook è, infatti, la piattaforma ideale per offrire contenuti di valore ai tuoi clienti, mentre Instagram predilige il “visual” e le emozioni trasmesse dalle immagini.
  2. Sui social non limitarti a pubblicare offerte. Crea contenuti che esaltino i prodotti utilizzati, metti in evidenza la bravura del tuo staff, punta anche sulla qualità dei servizi offerti.
  3. Crea emozioni, con le immagini e con le parole. I tuoi contenuti testuali e visuali dovranno suscitare emozioni al cliente o potenziale avventore del tuo ristorante. Chiediti sempre se ciò che pubblichi possa far venir l’acquolina alla bocca.
  4. Pianifica, sii organizzato. Una strategia social non può prescindere da un piano editoriale che tenga conto degli obiettivi prefissati. I contenuti non possono in alcun modo essere pubblicati a caso.
  5. Investi in sponsorizzazioni per rendere maggiormente visibili i contenuti e allargare la clientela. Senza un budget pubblicitario a disposizione ogni mese, ci dispiace dirlo, non si va da nessuna parte. I social costringono, quando usati per fini commerciali, ad investire sull’advertising.

Un aspetto molto importante, che va di pari passo con l’investimento sui social, è quello delle Digital Pr, ovvero tutte quelle attività volte a mettere in comunicazione il tuo ristorante con blogger, giornalisti, influencer e aziende con le quali collaborare. Curare le pubbliche relazioni on-line è molto importante per dare credibilità alla tua attività e aumentarne il senso di affidabilità.

Sapevi che la nostra agenzia ha già esperienza nella cura della comunicazione on-line nel settore food? Contattaci per richiedere maggiori info, scrivici quali obiettivi vorresti raggiungere e ti offriremo le migliori soluzioni personalizzate.

Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com

 

 

 

brand identity

Da professionista a imprenditore di te stesso: crea la tua Brand Identity

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Lavorare sulla propria Brand Identity per accrescere il proprio business sul lungo termine. Ti spieghiamo a cosa rinunciare e su cosa investire per diventare imprenditore di te stesso e smetterla di essere un professionista qualunque.

Sei un professionista nel tuo settore, hai lavorato sodo per accrescere le tue conoscenze e competenze, eppure i clienti faticano ad arrivare? Probabilmente, non hai investito sulla tua Brand Identity, puntando sul passaggio (oggi più che mai necessario) dallo stato di professionista a quello di imprenditore di te stesso.

Chiariamo, innanzitutto, il significato di Brand Identity.

La Brand Identity è l’insieme degli elementi di riconoscimento del brand (nome, simboli, logo, slogan, jingle, ecc.) che agevolano il consumatore nell’identificazione distintiva di un’alternativa di offerta, sia come il complesso dei valori imprenditoriali che contraddistingue un brand fin dalla nascita e che ne determina l’evoluzione futura; la brand identity, infatti, riflette l’orientamento e gli obiettivi dell’azienda, oltre che la personalità e i valori della marca. ( da GLOSSARIO DEL MARKETING)

Da professionista a brand

Sia che tu rappresenti un’azienda strutturata, sia che tu svolga una professione da solo e senza il supporto di altri, la connotazione di semplice professionista – per le odierne logiche di mercato – non ti permettere di crescere come vorresti.

Il professionista, infatti, è una figura che rimane circoscritta alla prestazione lavorativa. Il cliente ti contatta e ti espone il suo problema, tu lo risolvi ed il vostro rapporto si esaurisce qua. A nessun cliente, neppure il più entusiasta, interessa comunicare agli altri quanto tu sia stato bravo e quindi farti pubblicità tra le sue conoscenze o in giro. Tranne rari casi, l’amara verità è questa. E non puoi rimanerci male.

La responsabilità di far conoscere la tua professionalità dipende da te, dal modo in cui operi per farti conoscere, dai canali che scegli e, necessariamente, dalla strategia che adotti. Già, strategia. Il successo della tua attività professionale va pianificato a lungo termine, magari rinunciando a cose che nell’immediato possono darti gratificazione.

Lo step necessario per coltivare una visione a lungo termine è quella di fare di te stesso un brand. A tal proposito ti consigliamo di seguire il guru del Personal Branding Riccardo Scandellari.

Cosa significa fare di te stesso un brand?

Significa vedere la tua professione da una prospettiva molto più larga. Emergere nella giungla dei tuoi concorrenti, lavorando sulla tua brand identity. Come? Dando un buon motivo ai tuoi potenziali clienti per scegliere te, proprio te.

In che modo si crea la propria Brand Identity?

Il primo passo è scegliere con precisione chirurgica il tuo target di clienti e definire tutte le caratteristiche della tua “buyer persona“. Penserai mica di vendere il tuo servizio o i tuoi prodotti a tutte le persone, indistintamente? Errore gravissimo.

  • Fai un’analisi di mercato, valuta i tuoi competitors, rileva i loro punti di forza e mettili a confronto con i tuoi. Fai la stessa operazione per le debolezze.

Una volta che sai a chi rivolgerti, coinvolgi i tuoi potenziali clienti mostrando loro i valori del tuo brand, i punti di forza ed emozionali. Spesso, tralasciamo l’elemento emozionale, come se non fosse importante. In realtà, è il più importante. Non dimenticare mai che nessuna strategia di marketing può bypassare l’attenzione per l’essere umano. Del resto, non siamo macchine senza emozioni.

  • Qual è il tuo scopo?

E’ da questo secondo punto che devi partire per pianificare una strategia a lungo termine. Al cliente non interessa che il tuo scopo in qualità di brand sia, esclusivamente, quello di monetizzare. Faresti la figura di quell’amico che si ricorda di te solo quando ha bisogno di chiederti un favore o un prestito di denaro. Pessimo, eh?

  • Chiediti in che modo il tuo servizio o prodotto possa migliorare la vita del cliente, risolvergli un problema o supportarlo.

Non puoi affermare di essere “il leader sul mercato” in qualcosa se non trasmetti il valore del tuo brand. E, soprattutto, non puoi affermare di essere il migliore senza che i tuoi clienti ti percepiscano realmente così.

Investire sulla propria Brand Identity è un percorso lungo ed impegnativo. Una volta maturata la scelta di passare dall’essere un semplice professionista a quella di diventare imprenditore di te stesso, dovrai investire tempo e risorse extra. Non puoi pensare di farlo a costo zero, ma nemmeno di dilapidare il tuo patrimonio in mirabolanti imprese pubblicitarie.

E’ un’attività che puoi fare da solo, a piccoli step, soprattutto quando non puoi permetterti di assumere un consulente. Chiaramente, questo comporterà studio intenso e complesso. Una volta compreso il meccanismo e l’importanza di curare la tua Brand Identity, riuscirai serenamente anche ad accettare il fatto che per crescere ancor di più dovrai investire nel tuo modo di comunicare e delegare tale competenza a veri professionisti di settore.

Adesso la scelta sta a te. Puoi continuare ad essere un semplice professionista e vivere di passaparola (finché va bene). Puoi scegliere di diventare imprenditore di te stesso ed investire il tuo (risicatissimo) tempo anche nell’attività di personal branding. Infine, puoi delegare il tutto a chi si occupa di brand identity e consulenza per professione come noi di Sam Digital Pr & Legal Agency.

Ti ricordiamo che puoi richiedere info e preventivi scrivendo un’email a info@samlegal-pr.com

Leggi anche: Brand Awareness: cos’è e come misurarla

 

 

 

 

messaggi vocali su instagram

Messaggi vocali su Instagram: come funzionano?

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Mark Zuckerberg continua ad alimentare con interessanti novità il suo ultimo social acquisito. Arrivano, infatti, i messaggi vocali su Instagram, proprio come quelli di Whatsapp.

Sarà, probabilmente, l’ultima novità del 2018 in casa Instagram, ma stupisce per la perfetta integrazione nel mondo social creato da mr. Zuckerberg. Dopo Whatsapp e Facebook, da oggi è possibile inviare messaggi vocali su Instagram.messaggi vocali su instagram

Nel social più “visual” del momento, la nuova feature prende spunto dalla “sorella” Whatsapp con l’introduzione della possibilità di inviare in direct messaggi vocali.

Sia nelle chat singole che in quelle di gruppo basterà toccare e tenere premuto il pulsante che si trova nella casella di testo, per cominciare a registrare.

Quali sono i vantaggi dei messaggi vocali su Instagram?

Sicuramente tenere le mani più libere durante l’utilizzo di Instagram, proprio come accade quando scegliamo di inviare messaggi vocali su Whatsapp o su Facebook. Un altro vantaggio è quello di velocizzare le conversazioni, quando magari si ha poco tempo per scrivere o non si è molto veloci. Non meno importante è la possibilità di avviare conversazioni vocali senza scambiare il proprio numero di telefono con l’altro utente.

A chi ne consigliamo l’utilizzo?

messaggi vocali su instagramLa novità dei messaggi vocali su Instagram rientra in un piano strategico ben studiato da Mark Zuckerberg, volto ad integrare nelle piattaforme di sua proprietà le funzionalità più utili e di successo. Il fine sotteso, a suo dire, è quello di valorizzare i rapporti umani, confinando in secondo piano quelli degli affari.

Come già è buona norma su Whatsapp, le brevi conversazioni private sono gli scenari ideali per l’utilizzo di questa funzione. In ottica business ne sconsigliamo l’uso, a meno che non abbiate la necessità di risolvere in modo celere un problema o spiegare qualcosa di molto importante, sfruttando la comodità di non uscire fuori dall’app.

Instagram comunque predilige contenuti visivi. L’idea di introdurre i messaggi vocali in direct potrebbe rimanere marginale, un po’ come le stories su Facebook. E’ divertente, ad ogni modo, poter utilizzare il proprio social preferito, avendo a disposizione le funzioni di successo delle altre piattaforme.

 

 

brand awareness

Brand Awareness: cos’è e come misurarla

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Hai aperto un’attività, lanciato un brand o promosso un servizio innovativo ma non conosci quanto è sviluppata la tua Brand Awareness? Scopri di cosa si tratta e come puoi misurarla per aumentare  il successo del tuo lavoro.

Ti sei mai chiesto quant’è conosciuto il tuo brand o la tua attività? A questa domanda risponde l’espressione Brand Awareness che, nel gergo del web marketing, significa “Notorietà del marchio”.

brand awareness

Un brand, un personaggio, un servizio per diventare famoso e di successo dev’essere, innanzitutto, riconoscibile nella mente dei consumatori o degli utenti. La riconoscibilità permette ai tuoi clienti di pensare immediatamente al tuo marchio, qualora necessitino di un determinato bene o servizio.

Come posso misurare la mia Brand Awareness?

brand awarenessNel web marketing, così come nel marketing classico, partire dai dati e analizzarli è il primo step fondamentale per individuare la misura della notorietà del proprio marchio. E’ necessario, infatti, capire quale sia il punto di partenza per elaborare la strategia di cresciuta più consona.

Per misurare la propria Brand Awareness è necessario ricorrere alla piramide di Aaker, uno schema elaborato dall’economista David Aaker che aiuta a definire un determinato ambito in base ad una scala di valori. Tale scala di valori è composta da:

  • Top of mind: il prodotto coincide al 100% con il marchio
  • Brand recall: ricordo spontaneo. La domanda identifica il brand senza stimolo (ricordo spontaneo)
  • Brand recognition: la domanda identifica il brand solo dopo lo stimolo ( ricordo aiutato)
  • Unaware of a brand: marca non conosciuta.

In che punto della piramide di Aaker si trova il mio marchio?

Per valutare l’esatta posizione del tuo marchio all’interno di tale schema è necessario ricorrere a Google Analytics.  Grazie a questo strumento riuscirai a reperire tutte le informazioni utili sul traffico al tuo sito web e quindi:

  • comprendere il comportamento degli utenti
  • scoprire quale percorso li ha portati al tuo sito
  • conoscere le loro abitudini
  • le pagine più visitate e quelle maggiormente abbandonate.

Un altro parametro molto importante da valutare è costituito dai Facebook Insights, ovvero l’insieme di informazioni utili a conoscere il comportamento, gli interessi e le caratteristiche degli utenti all’interno della tua pagina Fb. Se è possibile, cerca di intrecciare tali dati con quelli di Google Analytics.

Come aumentare la Brand Awareness?

Non esiste altro modo per aumentare la notorietà del proprio marchio online che investire in attività di web marketing. In particolare, ti consigliamo:

  • curare in modo ottimale la SEO, per posizionarti sempre in cima alle ricerche di Google per la tua keyword specifica d’appartenenza
  • stilare un calendario editoriale della sezione blog del tuo sito e dei tuoi canali social, differenziando ciascuno di essi con contenuti creati ad hoc per perseguire diversi obiettivi.

brand awarenessAumentare la Brand Awareness significa veder crescere i propri guadagni e poter investire, quindi, nello step successivo. Quale? Mantenere in positivo il livello di conoscenza del tuo marchio e di conseguenza essere sempre super competitivo sul mercato.

Se non puoi occuparti della Brand Awareness nel tuo marchio o non ti senti in grado di applicare le strategie più idonee, contatta la nostra agenzia a info@samlegal-pr.com

 

 

 

 

ICO: nuove frontiere e sicurezza negli investimenti

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Cosa sono le Ico e perchè costituiscono una nuova formula di finanziamento per le imprese? Il nostro avvocato Giulia Santoro ne delinea gli aspetti legali più rilevanti, per affrontare in sicurezza i propri investimenti

La Ico (Initial coin offering) è una nuova formula di finanziamento, non ancora specificamente regolamentata, adottata da società tecnologicamente innovative con lo scopo di ottenere fondi (generalmente) icoattraverso lo scambio di token, ossia monete digitali (cryptovalute), con valuta tradizionale. La transazione è processata da piattaforme funzionanti secondo la tecnologia blockchain.
Il ritorno finanziario dei soggetti che decidono di acquistare tali token è legato all’incremento nel tempo del valore della cryptovaluta, sia esso già esistente o di nuova creazione.
Pertanto, per gli investitori rappresenta un’operazione ad altissimo rischio di investimento e di gestione.

La prassi prevede alcuni step:
  1. Studio e predeterminazione dei termini e delle condizioni generali dell’operazione;
  2. Annuncio del progetto usando piattaforme quali bitcointalk announcement;
  3. Determinazione dei termini e le condizioni generali dell’operazione sono poi affinati sulla scorta dei feedback ricevuti
  4. Definizione della data di partenza dell’Ico e relativa pubblicizzazione.
Dal punto di vista legale le Ico rappresentano un fenomeno sostanzialmente indefinito.

icoGiacché nel settore non ci sono regole, anche per lanciare un’offerta iniziale di moneta non serve affrontare il processo di controllo che precede una quotazione in Borsa.

Inoltre, oggi le tecnologie per creare una nuova criptovaluta hanno costi irrisori, perciò in poco tempo e senza grandi investimenti qualsiasi società può presentarsi al mercato con la sua raccolta fondi e il gettone correlato. Con queste premesse, le Ico sono state salutate come la più innovativa soluzione per finanziarsi al di fuori dei canali tradizionali, specie per le startup.

In linea di massima i token sono commerciati come Digital Goods (beni digitali), piuttosto che come financial assets (assets finanziari).

Di conseguenza, le Ico sono generalmente considerate crowd sales (vendita alla folla). Analizzando il fenomeno sulla scorta delle normative attualmente esistenti, questo, in realtà, va ad inquadrarsi soprattutto nell’Equity Crowdfunding.

In molti i casi, infatti, la struttura data alla Ico rende i token pienamente assimilabili a corporate bond/shares ed in tal caso le normative correnti sull’equity crowdfunding sono già potenzialmente applicabili al fenomeno.
Il problema maggiore si ha quando l’operazione è strutturata in modo che i token siano solo dei mezzi per monitorare il successo della società.

Il meccanismo in questo secondo caso sarebbe molto simile a quello di una Ipo (Initial public offering) tradizionale, trattandosi sostanzialmente di un’offerta al pubblico degli investitori di “titoli” di una società, che si prestano al futuro utilizzo come mezzo di pagamento o di scambio.

La differenza maggiore riguarda la diversa fase del ciclo di vita della società.
L’Ipo, infatti, avviene in riferimento ad una impresa in fase di consolidamento (il che significa fattori di rischio e ritorni sull’investimento minori), mentre la Ico finanzia una realtà imprenditoriale in fase di avvio (il che significa fattori di rischio e ritorni sull’investimento molto più alti).

Le Ico, di fatto, aprono la società al pubblico degli investitori, tra i quali investitori non qualificati e non in grado di fare attività di Due Diligence sull’operazione. Tutto ciò è potenzialmente in grado di creare una forte asimmetria informativa in un mercato secondario, veloce e liquido, quale è quello delle cryptovalute, potenzialmente sfruttabile da chi fa trading in modo speculativo a danno di tali investitori non qualificati (privi degli strumenti idonei a percepire gli alti rischio dell’investimento).

Alcune giurisdizioni, pertanto, proprio in considerazione di ciò, sembrano tendenzialmente orientate a regolare le Ico come un qualcosa di molto vicino alla vendita di azioni e titoli.

Da un punto di vista legale, pertanto, lo scenario peggiore ed i rischi maggiori sono rappresentati dal potenziale mancato rispetto di normative esistenti considerate applicabili anche alle Ico, quali quelle che disciplinano le Ipo, con conseguente irrogazione di sanzioni.
Nel frattempo, allo scopo di limitare al massimo eventuali conseguenze di natura legale, la Ico:

a) dovrebbe essere fatta solo da società dotate di buone caratteristiche di auditing legale;
b) dovrebbe essere basata su documenti informativi, molto simili ai prospetti informativi;
c) dovrebbe essere strutturata rendendo concettualmente i token assimilabili a shares e dovrebbero essere previsti profit sharing, diritti di voto e di covendita, il tutto nel pieno rispetto delle attuali normative sull’equity crowdfunding;
d) dovrebbe essere basata su smart contracts non modificabili, a garanzia della serietà dell’operazione e che diano evidenza automatica del non rispetto delle regole sulla base delle quali l’operazione è stata strutturata;
e) dovrebbero sfruttare piattaforme blockchain che diano garanzie in termini di esistenza futura, di non manipolabilità, di determinismo negli smart contract (garanzie che allo stato sembrano essere riscontrabili, pur con tutti i limiti del caso, in riferimento ai soli bitcoin).

Se vuoi avere maggiori informazioni o richiedere un parere legale sulle ICO, scrivi un’email a info@samlegal-pr.com
Fitness Marketing

Fitness Marketing nell’era digitale: 6 tips per palestre

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Promuovere la propria palestra significa distinguersi da decine di attività concorrenti con strategie di Fitness Marketing create ad hoc sulle vostre esigenze. Ecco qualche dritta.

Ci sono centinaia di modi in cui puoi rendere visibile tua la palestra, specialmente nel mondo digitalmente connesso in cui viviamo ora. Quando si tratta di Fitness Marketing, ci sono un sacco di campagne divertenti e coinvolgenti che potresti eseguire.

Usando il Digital Marketing, ad esempio, puoi indirizzare e promuovere la tua palestra ad un bacino d’utenza ideale che lì trascorrerà la maggior parte del proprio tempo.

Puoi promuovere i servizi offerti dalla palestra direttamente tramite i social Facebook, Twitter, Instagram, e-mail, ecc.

Raggiungere il tuo pubblico ideale non è mai stato così facile, ma devi sapere cosa commercializzare.

Proprio come quando si lavora off-line, occorre anche sul web individuare un obiettivo.

Stai cercando di aumentare i membri, aumentare la consapevolezza del marchio, accogliere nuovi clienti?

Avere un obiettivo ben preciso aiuta anche ad ottimizzare il tuo lavoro e ad ottenere il massimo profitto dalla tua attività.

La difficoltà primaria che incontrerai nell’utilizzo del Fitness Marketing sarà quella di individuare il modo ed i tempi migliori per attirare l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Devi assicurarti che la tua “offerta” sia qualcosa che il tuo target trova interessante.

 Parliamoci chiaro. Offriresti mai ad un individuo che cerca di aumentare la forza un programma di perdita di peso?

 Ti rivolgiamo adesso la stessa domanda in ottica di Fitness Marketing. Come hai intenzione di attirare l’attenzione dei tuoi clienti? Hai mai fatto caso a cosa ti viene chiesto online? Quali domande ti vengono rivolte con maggiore frequenza?

 Ecco, da semplici interazioni, commenti ai post, ricezione di email puoi già “ascoltare” i bisogni dei tuoi clienti o potenziali tali e capire come focalizzare il tuo obiettivo.

In gergo tecnico i Digital Pr lo chiamano “Web Listening”.

Esistono strumenti molto efficaci, utilizzati dai Fitness Marketingprofessionisti del digital marketing, che potranno aiutarti ad individuare in modo preciso cosa chiede il tuo pubblico, ma è una pratica che a somme linee puoi e devi iniziare a praticare tu e con i mezzi che ti abbiamo descritto pocanzi.

Per esempio: “Attualmente faccio parte di una CrossFit gym. Sono un ‘CrossFitter’ e non ho intenzione di andare in nessun’altra palestra. Sono un membro relativamente nuovo e ho lavorato molto duramente per correggere i movimenti.”

Un modo efficace per attirare l’attenzione di questo potenziale cliente sarebbe quella di offrire il miglioramento e perfezionamento della forma e/o della forza.

Scommettiamo che ci sono molti membri di CrossFit che si iscriverebbero volentieri ad una classe di allenamento che mira a perfezionare le doti già sviluppate in un precedente corso. Sai perchè lo farebbero? Perchè l’indole di un crossfitter è quella di superare i propri limiti, uno sportivo che non si arrende mai dinnanzi alle difficoltà e che cerca di migliorare costantemente la propria forma.

Fitness Marketing

Conoscere il profilo del tuo potenziale cliente, la sua storia agonistica, ti permetterà di proporgli ciò di cui ha esattamente bisogno. Intercetterai le sue intenzioni e aspirazioni, ottenendo certamente una risposta positiva.

Ricorda che puoi ricorrere all’aiuto dei membri attuali della tua palestra per renderli felici, far loro acquisire maggior consapevolezza e, pertanto, farli diventare dei veri e propri “ambassador” della tua attività.

Sapere cosa funziona o meno per la tua attività ha molto a che fare con il tipo di palestra che possiedi.

Conoscere il target della palestra e ciò che rende la tua palestra speciale rispetto alla concorrenza, ti aiuterà ad usare la verbosità corretta quando fai fitness marketing, sia on-line che off-line.

Una volta definito il pubblico di destinazione ed il canale di web marketing (social media, annunci di ricerca, app mobili o blog) la prossima cosa di cui hai bisogno è un’idea.

Come hai intenzione di commercializzare la tua palestra? Che cosa hai intenzione di fare per convincerli a fare clic sul tuo annuncio, promozione, offerta o post sul blog?

Per darti una mano e farti fluire le tue idee, ecco alcune idee per il fitness marketing (sia online che offline) che puoi utilizzare per commercializzare la tua palestra.
1. FORNIRE INFORMAZIONI CHIARE E PRECISE

Il primo step in ogni attività imprenditoriale consiste nel fornire al pubblico di riferimento informazioni chiare e dettagliate sul background della vostra attività e dei vostri professionisti, al fine di rassicurare il potenziale cliente sull’affidabilità degli stessi.

È, inoltre, buona norma fornire recapiti attivi tramite l’utilizzo di “vetrine” quali un sito internet, Facebook, Instagram, Twitter, ecc.

NB: i recapiti che fornite devono essere funzionanti ed attivi in quanto un potenziale cliente che è interessato alle attività da voi svolte dev’essere messo nella condizione di ottenere quante più informazioni possibili, non restando nella vana attesa di una vostra risposta.

A tal fine, predisponete palinsesti ed orari, informazioni circa le attività da voi svolte, informazioni sull’accessibilità e disponibilità di parcheggio.

2. RIORGANIZZARE GLI SPAZI

Poniamo il caso tu possieda una palestra specializzata in allenamento funzionale. È eccellente entrare in una palestra completa delle migliori attrezzature. Dai kettlebell ai GRIPR, le attrezzature funzionali offrono un “pacchetto completo”.

La maggior parte di questa attrezzatura, puoi usarla per programmare allenamenti che si concentrano su forza, condizionamento metabolico, mobilità, potenziamento del core, sessioni ad alta intensità, circuiti e bootcamp e potenza, quindi non c’è da meravigliarsi se i club riconoscono quanto siano importanti le attrezzature funzionali.

Tuttavia, quando parliamo con molti proprietari di palestre, non considerano una delle cose più importanti sull’integrazione di attrezzature funzionali nelle loro palestre: dove tenerle al sicuro e in ordine quando non sono in uso.

Fitness Marketing

Un ottimo design e l’uso ottimale dello spazio disponibile sono un solido punto di partenza per ottenere il massimo dalla tua palestra e renderla un’esperienza di fitness efficace per i membri.

L’utilizzo dell’architettura e del design dell’edificio può aiutare a massimizzare lo spazio lavorabile.

Aggiungi rampicanti ai muri o appendi corde da traverse per offrire soluzioni dinamiche di allenamento. Tappeti sintetici erbosi per i percorsi di forza.

Tuttavia, per creare una zona di allenamento completa, è meglio supportare queste idee salva-spazio con eccellenti pesi liberi e attrezzature funzionali.

Dove posizionare questa attrezzatura? La prima risposta non è sul pavimento nel mezzo della palestra. E quando si tratta di piastre per sollevamento pesi, la risposta non è nemmeno alla fine di un bilanciere.

Ma hai abbastanza spazio di archiviazione dedicato per la quantità di attrezzature funzionali che hai, o stai considerando, nella tua palestra?

Se la risposta è “no”, ti aiuteremo nella ricerca di soluzioni ottimali per creare aree di stoccaggio sicure, robuste e dedicate sul pavimento della palestra senza sacrificare un’enorme quantità di spazio sul pavimento (che è ciò che fanno alcune opzioni di stoccaggio).

3. SFRUTTARE LA SFIDA ‘PERDITA DI PESO’ DEL CLIENTE

È possibile testare un sacco di diverse campagne di fitness marketing, ma dovresti considerare che la maggior parte delle persone si iscrive in palestra per perdere peso. Tale obiettivo, spesso, induce il cliente a sentirsi solo contro la propria sfida.

Perdere peso, più di qualsiasi altra performance sportiva, è un obiettivo che, invece, può “unire” i membri della palestra e far aumentare le iscrizioni, se saprai sfruttare appieno le potenzialità di una mirata strategia di fitness marketing.

Sia sul web che in palestra dovrai far sentire al tuo cliente (o potenziale tale) che la sua sfida è anche la tua e, se sarai bravo a creare un’atmosfera positiva, anche quella degli altri “compagni di viaggio”.

Che si tratti di un gruppo o di uno sforzo individuale, una campagna di perdita di peso con una data di inizio, uno stato finale, obiettivi di peso e allenatori in grado di spronare il cliente dinnanzi alle difficoltà, sarà un efficace punto di partenza per fare del fitness marketing sfruttando una problematica assai diffusa.

Fare gruppo, rendere la sfida della perdita di peso un obiettivo da condividere piuttosto che da “subire” con le indicazioni dell’allenatore, renderanno pro attivo l’atteggiamento del cliente e molto più facile che egli abbia voglia di condividere la sua esperienza con amici e conoscenti.

Per la tua attività tutto ciò si tradurrà in aumento delle iscrizioni e “brand awareness”.

4. OFFRIRE LA COLLABORAZIONE CON ESPERTI: IL NUTRIZIONISTA

Fornisci ai tuoi membri un riferimento professionale e garantito al fine di raggiungere e perfezionare gli obiettivi perseguiti nella tua palestra.

La figura imprescindibile è quella del nutrizionista, che si prenderà cura dei tuoi clienti in quei processi sui quali un semplice allenatore non può pronunciarsi. Dalla perdita di peso all’aumento di massa, l’alimentazione è un fattore che va curato da uno specialista.

Come pianificare un piano dieta con una campagna di fitness marketing?

Sicuramente, tanti clienti ti avranno chiesto cosa mangiare per spuntino prima di allenarsi o come fare una dieta sana ed equilibrata.

Pubblicare post semplici ed accattivanti, intervistare il nutrizionista di fiducia della palestra, creare eventi in cui è possibile chiedere dei consigli al professionista dell’alimentazione, sarà un’efficacissima pratica di Fitness Marketing, che rafforzerà la tua azienda.

La nutrizione è una delle cose più difficili da padroneggiare per i non esperti, quindi fornire un direct link alle soluzioni nutrizionali fornite dal nutrizionista sul tuo sito web manterrà i tuoi membri felici.

5. RISPONDI ALLE DOMANDE DEI MEMBRI TRAMITE FAQ SUL BLOG

Conosci quelle domande che i membri ti chiedono continuamente durante le lezioni? Rispondi a queste domande sul tuo sito web, creando una sezione FAQ sul tuo blog.

I membri possono avere una risorsa alla quale possono attingere ogni volta che vorranno e quando ne avranno necessità.

La creazione di questo contenuto unico non è solo un ottimo risparmio di tempo, ma aiuta anche il tuo sito web a classificare più parole chiave. Fornendo contenuti coerenti e di valore ottimizzati per il SEO, avrai più persone online sul tuo sito web.

Potrai sedimentare in tal modo la fiducia dei tuoi clienti ed attirarne di nuovi.

6. CORPORATE CHALLENGE

Gestisci un programma di corporate fitness? Hai più aziende che collaborano o rappresentano la tua palestra? Pianifica una corporate challenge.

Fai competere le imprese locali l’una contro l’altra. Dai al vincitore una promo, prodotti (come vitamine, proteine in polvere, ecc.) o un trofeo (perché tutti amano vantarsi di un trofeo).

I proprietari di imprese sono intrinsecamente competitivi e convincerli ad avere una competizione amichevole con altri proprietari di imprese farà sì che tutti lavorino verso un obiettivo e portino più vendite nella tua palestra.

La competizione potrebbe essere ciò che si adatta alla tua palestra. Potrebbe essere la perdita di peso, il tempo totale dedicato all’allenamento, l’aumento di forza o l’allenamento per un triathlon o qualcosa come Tough Mudder.

Quando si fa una competizione come questa, ci devono essere linee guida, regole, impostare una sequenza temporale ed una visualizzazione visiva di chi sta vincendo. Come in tutte le competizioni, i diritti di contrattazione sono importanti quanto i progressi.

Hai trovato interessante questo articolo? Vorresti saperne di più? Sei il proprietario di una palestra e desideri una consulenza personalizzata? Contattaci, scrivendo un’email a info@samlegal-pr.com

Leggi anche: Video content marketing: 5 step per una strategia efficace

Influencer Marketing per aziende. Come trovare l’influencer giusto

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Gli influencer sono i nuovi testimonial da accaparrarsi per promuovere il proprio business. Ma nell’ottica di una campagna di Influencer Marketing per aziende, com’è possibile individuare il personaggio giusto tra i tanti?

influencer marketing per aziendePossono essere blogger, youtuber, personaggi televisivi, esperti di settore, giornalisti o social addicted. Stiamo parlando degli Influencer, un’armata (quasi) sempre vincente, in grado di “influenzare” le scelte d’acquisto dei loro seguaci. Ed è proprio nel mondo dell’Influencer Marketing per aziende che molti di loro hanno trovato un vero e proprio lavoro, un’identità professionale che ogni giorno accresce sempre più la propria importanza.

Basti pensare a personaggi come la fashion blogger Chiara Ferragni, la food blogger Chiara Maci o la make-up artist e youtuber Clio Zammatteo (Clio Make-Up). La loro credibilità, acquisita negli anni coltivando il rapporto con i propri seguaci e scommettendo sulle potenzialità del web, è cresciuta in modo esponenziale, fino a rappresentare una vera e propria moneta di scambio.

L’influencer indossa o prova un prodotto, soggiorna in una location, testa la qualità di un bene o di un servizio ed il suo pubblico recepisce la di lei/di lui esperienza come se fosse la propria.

E’ per questo motivo che l’Influencer Marketing per aziende è divenuto il baluardo di ogni strategia di successo influencer marketing per aziendeper tutte quelle realtà imprenditoriali che necessitano di farsi conoscere, aumentare o tenere alto il proprio livello di credibilità e notorietà.

Ma, esattamente, di cosa devono tenere conto le aziende per individuare l’influencer adatto al proprio segmento?

Posto che l’Influencer Marketing è materia di competenza di una nuova figura professionale, che prende il nome di Digital Pr, sarebbe opportuno tenere in considerazione alcuni requisiti affinché un’azienda possa individuare l’influencer più adatto alle proprie esigenze.

Esistono, innanzitutto, 3 tipi di influencer:

  1. Celebrity
  2. Esperti di settore
  3. Everyday people ( persone comuni)

influencer marketing per aziendeLe celebrity sono volti noti della tv, dello sport, della musica o social addicted che contano almeno 1 milione di followers.

Gli esperti di settore sono, invece, giornalisti, blogger, guru di qualche specifica materia o nicchia che contano almeno 10.000 followers.

Gli everyday people sono “player” che possiedono un numero di seguaci inferiore ai 10.000 e che, molto spesso, vengono rappresentati dagli stessi consumatori o clienti.

 

In che modo è possibile misurare “l’influenza” di questi soggetti?
Il pubblico / Reach

Vasto o di nicchia, il pubblico è il primo banco di prova per testare l’idoneità di un influencer alle proprie esigenze. Sfatiamo il mito che sia da preferire chi possiede più follower. La qualità dei seguaci è molto più importante rispetto alla quantità. Un pubblico molto vasto mostra generalmente un interesse piuttosto distratto verso ciò che comunica l’influencer. Una nicchia più ristretta, ma attenta ai temi affrontati dal personaggio influente in un campo ben preciso, è portato a recepire in modo più recettivo il messaggio. influencer marketing per aziende

Diffidate sempre dai profili social “gonfiati” da acquisti di follower. Oltre ad essere una pratica scorretta, è anche una pratica inutile perchè, fondamentalmente, i seguaci fake non potranno mai recepire il messaggio pubblicitario veicolato per mezzo dell’influencer.

Esistono modalità che prevedono l’acquisto di follower “attivi” sui profili di chi li acquista. Molti di essi saranno in grado di commentare e mettere like. Un modo preciso per capire la reale identità dei follower, se siano veri o falsi, potrebbe essere quello di analizzare il profilo dell’influencer con Socialblade, oppure controllare la provenienza tramite sistemi di analisi facilmente individuabili sul web.

L’Engagement

influencer marketing per aziendeE’ il tasso d’interazione con il pubblico. Rappresenta un criterio tra i più validi per operare una scelta oculata dell’influencer che possa rappresentare il proprio business.

La capacità di suscitare reazioni, come indurre a  mettere “mi piace” ad un post, così come intavolare una conversazione con i propri follower su un contenuto non può essere ottenuta in modo falso come avviene con l’acquisto di seguaci falsi.

E se un influencer è capace di generare interazioni su un argomento che riguarda i vostri interessi, allora potrebbe fare al caso vostro.

La riconoscibilità

In base al contesto, la riconoscibilità di un influencer può dipendere da diversi fattori. E’ molto facile che un vip o un influencer marketing per aziendevolto noto dello spettacolo o della tv sia più facilmente riconoscibile. Pensate, però, al vostro business e chiedetevi se non sia il caso di investire in un personaggio che non sarà magari “pubblico” come una star, ma che nella nicchia o settore specifico di vostro interesse sia reputato un soggetto noto e autorevole.

Occorrerà sempre valutare se possa essere più efficace prediligere la portata di un influencer oppure il suo engagement.

Se ritieni di non essere in grado di trovare un influencer che faccia al caso tuo, affidati ai professionisti delle relazioni digitali.

La nostra agenzia offre piani strategici di Digital Pr cuciti su misura. Chiedi maggiori informazioni a : info@samlegal-pr.com

 

perchè conviene esportare all'estero

Perché conviene esportare all’estero?

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Esportare i propri prodotti o il proprio marchio all’estero è uno step fondamentale per lo sviluppo e la crescita di qualsiasi impresa. Ma perché conviene esportare all’estero? Lo spiega il nostro legale, Avv. Giulia Santoro.

A causa della crisi, che è stata protagonista negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una chiusura di massa delle attività commerciali dovuta alla difficoltà di far fronte al deficit di profitto.
La domanda che si pone, dunque, ciascun imprenditore è : perché esportare all’estero? E’ la giusta via per risollevarsi ed essere nuovamente competitivi sul mercato?

perchè conviene esportare all'estero
Export dall’Italia passa, soprattutto, dal web

L’export e l’internazionalizzazione rappresentano, ormai, un passaggio obbligato per lo sviluppo e la crescita sostenibile di qualsiasi impresa indipendentemente dalla dimensione e dalla struttura.

Esportare, infatti, significa crescere, accrescere le proprie competenze aziendali imparando a confrontarsi con concorrenti da ogni parte del mondo, far crescere il volume della propria produzione e del proprio fatturato, aumentare le vendite attraverso un numero maggiore di mercati, migliorare il proprio cash-flow e, soprattutto, prepararsi a sopravvivere alla concorrenza globale.

Proprio questo ultimo dato ci porta a comprendere come la grande disponibilità di informazioni e il facile accesso ad internet portano le aziende ad avvicinarsi ai mercati mondiali con una crescita sempre più repentina.

Oggi la globalizzazione è alla portata di tutti e di tutte le aziende sia che esse risiedano nei paesi industrializzati sia che esse abbiano attività nei paesi in via di sviluppo, e pertanto, per rimanere al passo sul mercato, esse necessitano di un approccio strutturato su strategie internazionali.

Credere che il semplice “Made in Italy” basti quale biglietto da visita affinché i nostri prodotti siano appetibili sul mercato aspettando che qualcuno li noti non basta.

Oggi le aziende devono affacciarsi alla globalità, anche solo per capire chi possono essere i loro competitors stranieri, che potrebbero avere un buon gioco nel mercato nazionale.

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Flussi commerciali con i paesi extra Ue

È un dato di fatto, dunque, che aprirsi ai mercati internazionali consista oggi in una scelta determinante, per crescere e conquistare posizioni sempre più competitive.
Il numero medio di mercati esteri per esportatore è cresciuto ulteriormente negli anni, raggiungendo picchi di crescita notevoli.

Sono questi elementi di positività che ci portano a ritenere che le nostre aziende, ambasciatrici nel mondo del nostro know how e del Made in Italy, debbano essere riconosciute e supportate nella propria attività e nella crescita dimensionale.

Ma come realizzare questo progetto?

Sono lontani i tempi in cui si iniziava l’attività di export o di import, trovando qualche nominativo tramite i motori di ricerca di internet, oppure si partecipava a qualche fiera ritenendo sufficiente solo esporre i prodotti ed aspettare i migliori clienti del mondo.

perchè conviene esportare all'estero
I numeri del vino italiano all’estero

Oggi, le aziende che si apprestano ad esportare per la prima volta, oppure quelle che hanno necessità di rafforzare la loro presenza sui mercati internazionali, devono fondare la loro politica aziendale di internazionalizzazione su basi conoscitive di mercato e di procedure tecniche operative dell’import – export.

Questi elementi necessitano del sostegno e dell’integrazione dei processi organizzativi da parte di professionisti nel settore che a loro volta, hanno il compito di focalizzarsi su una logica comune che e quella per l’appunto dell’internazionalizzazione.

Tale percorso va affrontato guardando alla complessità e all’imprevedibilità degli scenari geopolitici ed economici attuali, ma anche avendo ben presenti le opportunità che i mercati internazionali offrono.

SAM Digital PR e Legal Agency, con la sua esperienza nel settore e un team di esperti, può assistervi nel muovere i primi passi, fornendovi una consulenza adeguata per le vostre esigenze affinché i vostri progetti di crescita possano realizzarsi.
Per informazioni, scrivere un’email a info@samlegal-pr.com

 

video content marketing

Video content marketing: 5 step per una strategia efficace

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Cos’è il video content marketing e perchè è così efficace per promuovere un brand, un servizio o un prodotto? Ecco tutto ciò che devi sapere

Far immergere lo spettatore in una storia non fa altro che renderlo protagonista. E’ per questo motivo che coinvolgere un cliente o potenziale tale nella storia del proprio brand può fare la differenza. Il video content marketing svolge proprio questa funzione e si conferma anche per il 2018 uno step fondamentale verso il successo.

video content marketing

Uno dei modi migliori per fare Content Marketing è, sicuramente, quello della produzione video volta a suscitare emozioni. Non tutto, del resto, può trovare risposta in un testo scritto. Le emozioni, spesso e volentieri, vanno trasmesse attraverso le immagini, soprattutto quelle animate.

Condividere i valori, la storia, la mission di un’azienda o di un brand più è emozionante, più crea engagement. 

Quali sono gli step fondamentali per fare un efficace video content marketing? Ecco i 5 principali:

 

  • Avere un budget adeguato

Investire è la parola d’ordine. Le pratiche di video content marketing sono efficaci se affidate ad un professionista che curi la creazione del video (videomaker) e di altre figure specializzate, come un esperto social media manager ed un digital pr che curi tutta l’organizzazione della distribuzione dei video. Pubblicare prodotti di scarsa qualità, soprattutto se amatoriali, danneggerà irreparabilmente il brand.

  • Pianificazione editoriale

Il video che promuove un’azienda o un brand deve, necessariamente, inserirsi all’interno di una strategia editoriale ben programmata. La pubblicazione disordinata e casuale dei contenuti video non porterà mai gli stessi risultati di una pianificata e finalizzata a ricoprire segmenti temporali e contenutistici ben definiti.

  • Ad ogni piattaforma il suo video

I social network più utilizzati per fare video content marketing sono Facebook, Instagram e Youtube. Ciascuna piattaforma, com’è ben noto, necessita di tone of voice e parametri ben diversi l’uno dall’altro.

Su Facebook saranno privilegiati video che raccontano la mission e le qualità di un’azienda, l’involucro esteriore, l’aspetto formale e più istituzionale.

Instagram preferisce contenuti video che prestino attenzione alla parte più informale di un’azienda o di un marchio, ai backstage, ai momenti di lavoro più divertenti ecc.

Su Youtube potremmo pensare di pubblicare tutorial sui funzionamenti dei prodotti, sulle loro qualità materiali, sul loro utilizzo nelle più disparate occasioni, sulla loro fruizione.

Tale suddivisione è, comunque, molto elementare, ma serve a far capire che ogni social ha un suo concept, una sua anima e occorre adeguarsi.

  • L’advertising

Il video content marketing, sebbene rappresenti una fonte di engagement ben 3 volte più efficace rispetto ai semplici post, pone l’esigenza di investire in sponsorizzazioni. Come vi abbiamo anticipato già QUI, quando vi abbiamo parlato del nuovo algoritmo di Facebook, i social non offrono più la possibilità di farsi pubblicità gratuitamente.I contenuti vanno sponsorizzati a pagamento per raggiungere la visibilità desiderata. Non occorrono investimenti stratosferici, anche con poco si riesce a spingere le campagne.

  • Video storytelling

video content marketing120 secondi è la misura ideale della lunghezza di un video finalizzato al content marketing. Un altro step fondamentale è mettere l’utente al centro dei propri contenuti. Come? Lavorando su un’accurata ricerca delle keyword, ovvero cosa cerca l’utente quando utilizza i motori di ricerca.

Il goal è rispondere con accuratezza al bisogno del cliente, senza tralasciare quindi uno studio analitico del proprio target e dei trend di Google in tema di keyword. A tal proposito, sarà possibile utilizzare svariati strumenti, come il gratuito Google TrendsAnswer the public  per prendere ispirazione.

 

 

Se possiedi un’azienda o un brand e non sai come promuoverlo con il video content marketing, contatta Sam Digital Pr & Legal Agency per una consulenza gratuita. Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com 

 

 

 

 

 

algoritmo di facebook 2018

Algoritmo di Facebook 2018. Guai in vista per le aziende

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Mark Zuckerberg fa tremare brand e media. Le aziende penalizzate dal nuovo algoritmo di Facebook 2018. Vi spieghiamo perché e come sopravvivere all’ennesima stangata ai contenuti organici finalizzati al business.

algoritmo di facebook 2018Incentivare la connessione tra persone, penalizzando i contenuti organici di brand e media. L’11 gennaio scorso Mark Zuckerberg ha annunciato di aver apportato una sostanziale modifica all’algoritmo di Facebook 2018. Tale novità ha gettato nello sconforto tutti coloro che utilizzano il noto social a scopo pubblicitario/business e provocato un immediato calo in borsa del 4,5%.

L’interesse primario di Facebook, almeno quello di facciata, è stato sempre quello di preservare e favorire i rapporti umani, le interazioni tra persone, la fruizione di contenuti appositamente selezionati per calzare a pennello agli interessi di ciascun utente.

La modifica apportata da Zuckerberg riguarda, in particolare, l’ EdgeRank, l’algoritmo di Facebook 2018 che regolaalgoritmo di facebook 2018 la visibilità dei contenuti. Gli utenti saranno più soddisfatti della loro esperienza con il noto social, ma trascorreranno meno tempo nella fruizione.

In nuovo algoritmo di Facebook 2018 si propone di combattere la fruizione passiva della piattaforma. La News Feed privilegerà i post di amici e parenti, mentre toglierà ancor più visibilità ai post di brand e aziende.

Cosa comporta l’aggiornamento dell’algoritmo di Facebook 2018?

Cattive notizie per le aziende e i brand che fino ad ora hanno puntato tutto o quasi sui contenuti organici. Tali contenuti saranno visibili ancor più di rado nelle News Feed e ciò comporterà una drastica riduzione della possibilità di fare business senza investire in Facebook Ads.

Facebook, d’altronde, non è un ente benefico ed il suo utilizzo a scopo commerciale comporta già da tempo l’esigenza di investire in sponsorizzazioni per arrivare a quanti più clienti o potenziali tali.

Come deve reagire un brand o un’azienda dinnanzi a tale novità?

algoritmo di facebook 2018Sembra essere definitivamente finita l’era della pubblicità ottenuta con contenuti organici. Questo comporta un’unica scelta, una sola direzione da prendere per le aziende o i brand che sfruttano i social per farsi conoscere e promuovere i propri prodotti: investimenti in Facebook Ads.

 

 

 

 

Quali contenuti sponsorizzare a pagamento su Facebook?

Un’azienda o un brand che vuol farsi conoscere, oppure espandere ancor di più il proprio business dovrà puntare su:

  • contenuti video realizzati da un professionista
  • materiale fotografico di buona qualità
  • creazione di eventi
  • contenuti grafici
  • interviste e articoli su blog, riviste di settore
  • progetti con influencer
  • post che trattano avvenimenti importanti

Nessun dettaglio dovrà essere lasciato al caso. Per tale motivo, è fondamentale pianificare una strategia di Facebook Marketing efficace, che consideri gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook 2018.

La segmentazione del pubblico, i posizionamenti delle inserzioni e il basso costo delle campagne rendono Facebook un gioiello cui è impossibile rinunciare per chi vuole fare business nel 2018. (Cit. Federico Sbandi – Il Fatto Quotidiano)

La aziende dovranno interagire con i propri clienti, creare contenuti che inducano alla conversazione, algoritmo di facebook 2018anziché promuovere esclusivamente i propri servizi o prodotti. Solamente in questo modo sarà possibile trarre vantaggio per il proprio business da Facebook che, ricordiamo, è la più grande macchina pubblicitaria al mondo.

Per individuare la strategia più adatta al vostro brand o azienda, è possibile contattare la nostra agenzia all’indirizzo email: info@samlegal-pr.com

 

made in italy

Made in Italy: PMI in crescita grazie ad investimenti stranieri.

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Vanto e orgoglio del Bel Paese, il Made in Italy si conferma la carta vincente anche per le PMI. Scopriamo i motivi di tale fama, in modo da promuovere con successo la propria azienda all’estero.

Il Made in Italy rappresenta tutto ciò che di positivo e vincente caratterizza il nostro paese nel resto del mondo.
Sosteniamo da sempre che le Piccole Medie Imprese (PMI) italiane abbiano le risorse naturali, di ingegno e produttive, per poter ritornare in campo da protagonista nel campo da gioco internazionale.

Ed infatti, a seguito di uno studio effettuato da Hogan Lovells in collaborazione con il Politecnico di Milano è emerso che Usa, Regno Unito e Francia sono i Paesi che investono di più nelle imprese italiane.

A ben guardare, infatti, le imprese italiane risultano essere molto appetibili per gli investitori stranieri, beneficiando di capitali esteri al fine di diversificare l’offerta e mirare ad una crescita all’estero.

Dall’analisi sugli investimenti esteri nel nostro Paese nel periodo 2013-2016 su un campione di imprese medie e medio-grandi residenti in Italia, con un fatturato tra i 50 e i 500 milioni di euro, è emerso che sono 225 le società che hanno visto cambiare il proprio assetto societario con l’ingresso di almeno un investitore estero.

Il trend è risultato in crescita (passando da 42 operazioni nel 2013 a ben 70 nel 2016).
Lo studio ha evidenziato 39 Paesi di origine degli investitori internazionali.

Tuttavia, possono essere considerati i top acquirer, in termini di numero di investimenti e di valore, tra questi: Stati Uniti, Regno Unito e Francia, rispettivamente con 54, 29 e 26 operazioni nei quattro anni. La Cina è stata protagonista di 12 operazioni di investimento.

Dal punto di vista della tipologia degli investitori, il 57% dei casi è rappresentato da investitori strategici, mentre il 43% è rappresentato da investitori finanziari quali fondi di private equity e investitori istituzionali.

“Le imprese italiane attraggono gli investimenti esteri per le loro eccellenze e, proprio attraverso i capitali esteri, il made in Italy si afferma ulteriormente grazie alla strategia di ampliamento dell’offerta ed esportazione del prodotto.
Dall’analisi si evince come gli investimenti stranieri portino un triplice beneficio: il primo per i venditori, che di prassi vendono a valori importanti; il secondo per chi acquista, che può far leva sull’eccellenza italiana per diversificare e internazionalizzare; il terzo beneficio è per la stessa società target (e quindi i suoi stakeholder, quali dipendenti, fornitori, ecc.), che, grazie ai nuovi capitali, agli investimenti, all’apertura a nuovi mercati e a volte anche grazie all’ingresso di un nuovo management, vede incrementare le opportunità di crescita e, quindi, il proprio valore”. Questo è quanto ha dichiarato Luca Picone, Country Managing Partner di Hogan Lovells Italia.

made in italyTra i settori di maggiore rilevanza che restano costanti negli anni si ritrovano: food & beverage (12%), il machinery (8%) e il metal/steel e il consumer products, entrambi con la stessa incidenza (7%).

Nel corso degli anni, ma in modo meno ricorrente, spiccano altri settori quali l’healthcare nel 2014 e nel 2016 con il 7% dei rispettivi anni, l’automotive nel 2015 con il 9%, il transportation nel 2013 con il 7%.

Nel lavoro abbiamo voluto affiancare a un’analisi statistica anche una lettura più qualitativa ad alto valore, intervistando i top manager delle società target, rilevando che la motivazione principale per il cambio è dettata da interessi strategici per il 38% dei casi, mentre per il 25% da ragioni legate alla governance e, più in generale, che l’entrata di soci esteri, peraltro a prezzi tutt’altro che scontati, contribuisce all’apertura di nuovi mercati, alla diversificazione di prodotto e alla realizzazione  di nuove partnership commerciali, così favorendo la diffusione del Made in Italy’’, ha poi concluso Marco Giorgino, docente al Politecnico di Milano e direttore della ricerca.

Il Made in Italy ha percorso una lunga strada per arrivare a ricoprire l’importanza di oggi.
Riteniamo che la sua forza risieda nell’originalità, qualità e pregio delle creazioni italiane, in moltissimi settori. Caratteristiche, queste, che nell’era della globalizzazione corrono, però, il grave rischio di essere travolte dal forte richiamo del basso costo del lavoro o della delocalizzazione, con la conseguenza, quindi, di perdere la loro unicità, l’immediatezza di riconoscimento e di conseguenza la forza nel mercato.
La stessa dicitura Made in Italy rischia di non rappresentare più valori unici, di non apportare più il valore aggiunto di un tempo.

Lo scopo del nostro lavoro quindi, è di trasmettere l’attenzione che le PMI italiane mettono nelle creazione dei loro prodotti curandone ogni minimo dettaglio anche all’estero, rendendoli più appetibili sul mercato internazionale sia per gli acquirenti che, soprattutto, per gli investitori stranieri.

due diligence

Due Diligence: cos’è e perché è importante?

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Un prezioso alleato per il business. La Due Diligence è un’attività fondamentale per tutelare l’utente poco esperto dalle insidie celate nel mondo degli affari. L’Avv. Giulia Santoro ne spiega la natura e le funzionalità.

due diligenceDue Diligence significa letteralmente “dovuta diligenza” ed indica l’attività di indagine finalizzata alla raccolta e alla verifica di tutte le informazioni necessarie a valutare le attività di un’azienda.

La finalità della Due Diligence, quindi, è quella di accertare, attraverso un’approfondita raccolta di informazioni, se sussistano o meno le condizioni di fattibilità di una determinata operazione. Al contempo, si costruisce una solida base per la negoziazione delle condizioni contrattuali dell’operazione medesima.

In genere, la Due Diligence si svolge dopo la sottoscrizione di una lettera di intenti e prima della stipulazione del contratto preliminare, oppure successivamente al contratto preliminare. In quest’ultimo caso essa è finalizzata a determinare un’eventuale rettifica in diminuzione o in aumento del prezzo pattuito (il cosiddetto “price adjustment“).

La Due Diligence viene principalmente svolta nei progetti di acquisizione di partecipazioni sociali, fusioni o scissioni, cessioni e affitti d’azienda.
Ma è, altresì, utilizzata anche in molte altre operazioni, per esempio una quotazione in borsa, un aumento di capitale, la stipulazione di un contratto di joint venture.
Essa può avere ad oggetto l’intero business o anche soltanto una parte di esso, ad esempio un ramo d’azienda, un settore (come quello ambientale).

due diligence

In merito alla Due Diligence c.d. Legale, occorre rilevare come, nel quadro delle considerazioni relative anche all’efficienza finanziaria e fiscale dell’operazione, essa sia essenziale ed imprescindibile per fornire indicazioni utili in merito agli strumenti più idonei al perfezionamento dell’operazione per la quale la stessa viene svolta.

Il “closing”, ossia il perfezionamento dell’operazione per la quale la Due Diligence viene effettuata, è subordinato al corretto adempimento di tutta una serie di attività. In tal modo è possibile garantire l’acquirente circa il trasferimento di un’entità priva di pendenze e rischi che non siano evidenti.

Una prima esigenza di analisi, pertanto, è relativa al reperimento di informazioni sulla compagine sociale, sulle principali attività svolte e la composizione degli organi sociali e societaria ricostruendo, altresì, i rapporti tra i soci e l’eventuale esistenza di patti para-sociali.
Un ulteriore elemento che non deve essere trascurato è quello che concerne gli obblighi di pubblicità presso il registro delle imprese, quali ad esempio il deposito dei bilanci, il deposito delle nomine, l’iscrizione dei poteri, l’esistenza di un unico socio, ecc..

due diligenceL’attività di Due Diligence può essere effettuata direttamente dal committente. Tuttavia, spesso il committente non possiede sufficienti risorse o esperienza per condurre in autonomia il complesso delle operazioni di ricerca, verifica e riscontro delle informazioni.
Il ricorso a professionisti esterni garantisce l’indipendenza della valutazione.

A tal fine, la nostra Agenzia è al servizio delle PMI e dei liberi professionisti per assisterli al meglio nella valutazione dei loro affari.

Per informazioni, scrivere un’email a  info@samlegal-pr.com

Visita il sito del nostro partner internazionale DICE INTERNATIONAL SECURITY

copy corto o copy lungo

Copy corto o copy lungo: come scrivere dei post efficaci

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Qual è la lunghezza più corretta per i tuoi social post? Scopri quando usare copy corto o copy lungo, per scrivere dei contenuti che convertano

Sia che tu gestisca personalmente la pagina della tua azienda, sia che tu ti affida a dei professionisti, avrai avuto almeno una volta nella vita il dubbio sull’utilizzo di  copy corto o copy lungo per scrivere in modo efficace i tuoi post.

In questo articolo ti spiegheremo poche e semplici linee guida per fare la scelta migliore tra le due opzioni e ti

COPY CORTO O COPY LUNGO
Esempio di Copy lungo

sveleremo piccoli segreti per rendere i tuoi post più performanti.

Cos’è, innanzitutto, un “copy”?

Il copy è la parte testuale che il pubblico-target legge in un banner pubblicitario o in qualsiasi contenuto cliccabile. Spesso, è semplicemente il testo che accompagna un contenuto visuale di un post e che convince il lettore / cliente a fare click sulla call to action (“chiama ora”, “acquista”, “scopri di più”).

«In media la gente legge l’headline 5 volte più spesso che non la body-copy. Quando hai scritto il tuo headline hai già speso 80 centesimi del tuo dollaro. (David Ogilvy)». Dalla citazione di uno dei copywriter più famosi al mondo, possiamo estrarre subito un dato importantissimo: l’attenzione del lettore si cattura nelle prime righe del post ( o headline).

Copy corto o copy lungo?

La scelta tra copy corto o copy lungo è piuttosto semplice a livello concettuale, ma la decisione dev’essere presa dopo aver valutato una serie di dati.

Intanto, se vi affidate ad un consulente e questi dovesse proporvi una delle due opzioni, senza aver svolto un’analisi accurata del vostro target e del vostro brand, beh…cambiate consulente.

Scegliere se scrivere dei post minimali o più articolati non è una questione meramente stilistica.

Il copy, per essere efficace, dev’essere ideato e realizzato “su misura” per il target del vostro brand o della vostra azienda. Pertanto, si dovranno valutare in modo prioritario cosa desiderano i vostri clienti, cosa amano e cosa odiano, quali sono i loro bisogni e cosa li motiva all’acquisto. 

Dopo il processo di analisi del proprio target, è doveroso fare un’analisi dei competitors e trovare un posizionamento all’interno di una nicchia che vi renda unici, irrinunciabili.

L’obiettivo successivo sarà quello di creare una relazione con la vostra nicchia. Come? Mostrando la vostra competenza e affidabilità, contrastando dubbi ed eventuali resistenze all’acquisto mediante la costruzione di una vostra credibilità anche on-line.

Criteri di scelta tra copy corto o copy lungo

Dopo la fase di analisi e di studio del target e dei competitors, saremo in grado di definire se il pubblico va “scaldato” o meno. Nel Social Media Marketing spesso si fa riferimento al pubblico freddo, per indicare quei lettori / utenti che magari seguono già i nostri social ma non sono ancora pronti a finalizzare l’acquisto del prodotto o un’altra call to action.

copy corto o copy lungo
Esempio di Copy corto

Pensate alla differenza tra un post della Nike ed uno di un negozio sportivo che vende prodotti Nike. Un follower della Nike, che ha iniziato a seguire i suoi social da poco o da tanto tempo, è comunque un utente che non avrà problemi a cliccare “mi piace” sull’immagine dell’ultimo modello di pantalone per il fitness o a cliccare sul tasto “acquista”. La persona sarà già colpita dal contenuto visual, ovvero l’immagine pubblicata dalla Nike, e non dovrà essere convinta con particolari giri di parole, perché già si fida del brand e lo individua come uno dei migliori. La scelta di un copy corto sarà sicuramente quella più corretta.

Ma se a pubblicare l’immagine dell’ultimo modello di leggins fosse un negozio sportivo di città, magari appena aperto? L’utente sarebbe oltremodo incline ad effettuare l’acquisto?

Il cliente, in questo caso, dovrebbe essere invogliato a scegliere proprio quel negozio che vende quel pantalone, che potrebbe comprare online sul sito Nike oppure da un negozio concorrente.

E come si invoglia il cliente? Con un copy lungo che punti a:

  • Dare valore aggiunto al negozio e alla sua professionalità
  • Dare consigli e particolari informazioni sul prodotto, che altrimenti dovrebbe cercare altrove (perdendo magari del tempo)
  • Intercettare i suoi bisogni, puntando su post che siano indirizzati ad una determinata nicchia.

Da non dimenticare che…

Scrivere un copy lungo non significa redigere un poema. Il pericolo a portata di mouse è che l’utente si annoi e sposti la sua attenzione altrove.

L’anima dei post e dei contenuti social in generale sono sempre le emozioni. Cercate di suscitarne o evocarne. Sappiate raccontarvi. Immedesimatevi nel vostro cliente. Non ragionate secondo il vostro punto di vista, ma apritevi a quelli altrui.

Il processo che vi porterà ad avere un pubblico “caldo” e pronto all’acquisto richiede un lavoro lungo e certosino. Diffidate da chi vi promette risultati in poco tempo.

Come nelle amicizie, la fiducia va costruita giorno per giorno. Immaginate di conoscere una persona che potenzialmente possa diventare vostra amica. Cosa pensereste di lei se il giorno successivo al vostro incontro vi chiamasse chiedendovi del denaro? Sareste ancora pervasi dalla voglia di diventarle amica o vi verrebbe il dubbio di essere stati cercati, esclusivamente, per ottenere un regalo o un prestito?

Infine, gli indispensabili per dei buoni copy corto o copy lungo:
  • Grammatica e punteggiatura corretta
  • Aggiunta contestualizzata di emoticons, elenchi o segnali per catturare l’attenzione
  • Eventuali diversi font per mantenere alta l’attenzione e non stancare la lettura
Fateci sapere se avete trovato utile questo articolo e per eventuali consulenze scriveteci a info@samlegal-pr.com. La nostra agenzia fornisce servizi di Social Media Marketing, Copywriting e comunicazione per privati e aziende. Preventivi gratuiti e senza impegno.

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