fare a meno del social media manager

Perchè non fare a meno del social media manager ai tempi del Coronavirus

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Sono tanti i tagli necessari alle spese aziendali in piena emergenza Coronavirus. Sembra possibile anche fare meno del social media manager. Ti spieghiamo perché non dovresti farlo

In queste ultime settimane di confusione, incertezze e difficoltà, ogni azienda ha dovuto valutare decisioni importanti per il proprio futuro. La maggior parte delle attività si è dovuta imporre misure di forte restrizione delle spese. Tra queste, quella di fare a meno del social media manager e di altri consulenti.

Facciamo una premessa. Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency forniamo anche  servizi di social media marketing. Potresti trovare di “parte” quanto stiamo per dirti. Eppure, non lo è, perché basta fare una banale ricerca su Google per conoscere i numeri incredibili che riguardano le connessioni sui social in questo momento.

Del resto, ciascuno di noi, costretto a stare a casa, ha percepito l’esigenza di utilizzare i social per rimanere in contatto con i propri affetti. Improvvisamente, piattaforme come Facebook, Instagram, Youtube ecc. sono diventate un abbraccio al mondo. Pensiamo agli aperitivi social, alle lauree in streaming, alle dirette dei politici, ai corsi on-line. Tutti abbiamo trovato il nostro modo di trasportare la nostra quotidianità sui social.

Questa circostanza, per quanto singolare, deve far riflettere le aziende che hanno deciso immediatamente e senza ponderazione di abbandonare i propri canali.

E’ davvero il momento giusto per fare a meno del social media manager?

La risposta è NO, soprattutto se avete già aperto, prima del Coronavirus, e sfruttato almeno una pagina social della fare a meno del social media managervostra azienda.

Come dei buoni amici che si vedono al momento del bisogno, avete il dovere di stare accanto alle persone che vi hanno sostenuto. I clienti necessitano di non sentirsi abbandonati né aggrediti dal vostro bisogno di “sopravvivere”.

Per farlo al meglio, è necessario non fare a meno del social media manager. Si tratta di una figura che è preparata ad affrontare nel migliore dei modi la gestione della crisi sui social, o almeno dovrebbe.

In che modo si trae beneficio dalla consulenza di un social media manager in questo momento?

Una gestione professionale dei propri profili aziendali sui social è sinonimo di grande professionalità da sempre. Beneficiare di una consulenza, proprio quando l’azienda è costretta a fronteggiare la crisi, è di grande aiuto perché:

  • il SMM è in grado di mantenere le relazioni on-line con i clienti già acquisiti. Un aspetto importantissimo per quando ripartirete con la vostra attività a pieno regime
  • può occuparsi del Customer Care, tranquillizzando i clienti, fornendo loro tutte le informazioni delle quali necessitano, rispondendo alle loro richieste
  • se il vostro settore è completamente fermo, ciò non significa che non possiate lavorare per ottenere nuovi contatti da trasformare in futuro in clienti. Un SMM sa quali sono i migliori metodi per fare Lead Generation
  • è in grado di adattare il piano editoriale alla particolare situazione che stiamo vivendo, rivedendo anche i toni e lo spirito con i quali avete postato fino ad ora. Fare i simpatici a tutti i costi, ad esempio, non è il miglior modo di comunicare in questo momento, a meno che non vi chiamate Cerès, Taffo ecc.
  • sa come adattare il vostro budget ristrettissimo alle sponsorizzate, che vanno comunque fatte.

Molti proprietari di aziende, che si affidavano ai propri dipendenti anche per la gestione dei social, oggi si fare a meno del social media managerritrovano a non poterne beneficiare, magari perché questi sono in regime di cassa integrazione.

Se permettersi un social media manager può sembrare una spesa superflua, evidentemente non si ha contezza dei benefici che è possibile trarne con un minimo di progettazione a medio-lungo termine.

E’ vero, i social hanno bisogno di essere coltivati con pazienza per raggiungere risultati concreti. L’importante è non fermarsi mai e affidarsi a chi è realmente competente.

Ok, ma se volessi fare da me?

Sapevi che è possibile richiedere anche una consulenza on-line? Diversi social media manager sono in grado di preparare per te un piano operativo, guidandoti nella gestione “fai da te” dei tuoi canali. Ovviamente, non potranno operare materialmente sui tuoi canali. Dovrai far tutto da te, ma con la consapevolezza di avere delle linee guida super professionali e di non brancolare nel buio.


Chiedici subito come possiamo esserti d’aiuto in questo momento per la gestione dei tuoi social.

La nostra agenzia è in grado di fornire consulenza on-line in tutto il territorio italiano. Scrivici un’email a info@samlegal-pr.com

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Italexit 2020: sui social impazza l’hashtag. Si torna al Made in Italy?

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Italexit non è un’ipotesi così lontana, dopo l’ennesimo rifiuto da parte dell’UE di finanziare gli aiuti. Sui social impazza l’hashtag #italexit ed il ritorno all’eccellenza Made in Italy

L’idea di un’uscita dell’Italia dall’Europa (Italexit) non è una novità. Tuttavia si sta assistendo nelle ultime ore ad un cambio di tendenza più incisivo.

italexitE ciò soprattutto da quando il Consiglio Europeo ha risposto negativamente alla proposta sugli Eurobond, un’emissione straordinaria di titoli di Stato garantiti da tutti i membri dell’Unione.

Sui social si ritrova ovunque l’hashtag #italexit esprimendo il malcontento di molti italiani di fronte alle decisioni delle istituzioni europee.

Secondo il CNEL, la mancanza di coordinamento dell’UE rischia di compromettere l’intero progetto europeo. Detto in altri termini, l’Unione Europea si spezzerà se non sarà capace di affrontare queste sfide e di reagire in modo efficace.

Cosa succederebbe se l’Italia uscisse dall’UE?

Difficile dirlo. Il presupposto di partenza è di valutare gli scenari di medio-lungo termine per l’economia italiana.

Sicuramente un aspetto da non sottovalutare, in caso di Italexit, è quello di tornare ad investire sul Made in Italy. Un ritorno, insomma, alle origini. Dove il prodotto italiano costituisce l’eccellenza.

Non già in un’ottica di esclusione quanto, piuttosto, di ricostruzione in una fase economica di particolare crisi.

Perché investire sul Made in Italy?

made in italyPer sostenere crescita e nuove opportunità di lavoro occorre investire sulla competitività del Made in Italy a partire dal settore agroalimentare che è un elemento di traino per l’intera economia in Italia e all’estero.

Il settore eno-gastronomico è il primo comparto di ricchezza per l’Italia: il 2019 è stato l’anno nel quale si è consumato cibo e vino italiano sulle tavole mondiali.

 

La dieta Mediterranea ha fatto la fortuna del settore agroalimentare. Mangiare italiano vuol dire stare in salute.

L’agricoltura italiana è la più green: 297 specialità Dop/Igp,  415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali, per finire con oltre 60mila aziende agricole bio.

LEGGI ANCHE: Come promuovere un ristorante sui social? 5 consigli per iniziare

made in italyArtigianato italiano, l’eccellenza nel mondo

L’artigianato Italiano, da sempre, è il fiore all’occhiello del nostro paese. Da nord a sud, infatti, non mancano le eccellenze nei prodotti artigianali.

L’artigianato è tradizione e realizzazione di prodotti di alta qualità, come nessun altro al mondo. Tantissimi prodotti di nicchia belli e con caratteristiche di altissimo livello.

Che significa investire sul Made in Italy?

Investire nel Made in Italy significa garantire al cliente alcuni particolari vantaggi:

  • una garanzia di qualità legata alla materia prima lavorata
  • possibilità di personalizzazione ed anche maggiore durata nel tempo soprattutto grazie ai servizi di riparazione offerti dagli artigiani
  • possibilità di acquistare un prodotto il cui prezzo corrisponde a quello che è il suo valore
  • rispetto dell’ambiente.

Fortunatamente, il Made in Italy  è regolato dalle norme italiane per cui un’azienda che investe in questo marchio, seppur inizialmente affronterà delle spese, in seguito verrà ripagata con gli interessi in caso di prodotti originali che, tuttavia, rispettano la tradizione, la creatività e la qualità del nostro Paese.

Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency abbiamo già supportato i nostri clienti con una gestione integrata di Crisis Management.  Se vuoi ricevere un consiglio personalizzato, raccontaci il tuo problema o le tue esigenze, inviandoci un’email all’indirizzo info@samlegal-pr.com. Saremo lieti di poterti offrire una nostra consulenza.

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Giovanni Rana e la sua ricetta di “marketing relazionale” ai tempi del Covid

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Giovanni Rana, patron dell’omonimo pastificio di Verona, investe in un piano marketing da 2 milioni di euro e aumenta lo stipendio del 25%  ai dipendenti. Gli “ingredienti” segreti della sua scelta? Scopriamoli insieme

Giovanni Rana, il Presidente dell’omonimo pastificio veronese, ha varato un piano straordinario per i propri dipendenti consentendo continuità degli approvvigionamenti alimentari durante l’emergenza Coronavirus.

Il piano ha efficacia retroattiva, a partire dal 5 Marzo, e prevede l’aumento salariale del 25% per almeno 700 dipendenti, oltre un ticket mensile straordinario di 4oo euro per le spese di babysitting.

Giovanni Rana ha altresì deciso di sottoscrivere una polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti, compresi quelli in smart working, in caso di contagio da Covid-19, ad ulteriore completamento delle procedure di sicurezza e prevenzione dell’azienda.

Un investimento pari a 2 milioni di euro come speciale riconoscimento dell’impegno dei suoi dipendenti in un momento di particolare difficoltà.

“Il Pastificio Rana vuole essere al fianco dei dipendenti e di sostegno alle loro famiglie in un momento di forte disorientamento, non solo lavorativo.”

Perché la scelta di Giovanni Rana è un buon piano marketing?

Il marketing fa riferimento a tutte le decisioni relative al prodotto, le caratteristiche, il prezzo di vendita, i canali di distribuzione ovvero le azioni promozionali e pubblicitarie.

L’amministratore delegato del pastificio in questione ha optato per una scelta promozionale sociale. Ha cioè investito il suo patrimonio per la sua stessa azienda, tramutandolo in valori etici e morali, in linea con il proprio brand. 

La scelta, infatti, si pone in perfetta linea con il trend commerciale di questi ultimi anni, che ha visto il passaggio da un marketing transazionale (make and sell) ad un marketing  relazionale (sense and respond) assistendo, quindi, ad un sempre maggiore orientamento al cliente che ha generato un radicale cambio di prospettiva.

In quest’ottica, il marketing riguarda tutte le decisioni mediante le quali l’azienda sviluppa, comunica e rende disponibile ai clienti la propria offerta di valore.

Nel caso di specie, l’azienda veronese ha optato per un investimento etico e sociale, riscuotendo sul mercato di riferimento una valutazione più che positiva in termini di pubblicità e valore aggiunto, rappresentando la stessa un’ottima attuazione di un buon piano strategico  in un momento di crisi.

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gestire l'azienda da casa

Gestire l’azienda da casa ai tempi del Coronavirus: 5 app essenziali

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Come gestire l’azienda da casa ai tempi del Coronavirus? In qualsiasi settore, per adesso, l’esigenza dello smart working è essenziale. 5 app ci vengono in aiuto per non perdere il controllo del nostro lavoro

Dopo il senso di smarrimento iniziale, l’esigenza di adottare lo smart working ai tempi del Coronavirus è stata avvertita come una necessità un po’ in tutti i settori. Gestire l’azienda da casa, infatti, non significa semplicemente accendere il pc e mettersi a lavoro. Occorre dotarsi di applicazioni che ne supportino l’organizzazione.

Per non perdere il controllo della situazione e riuscire a mantenere attiva l’azienda è necessario adottare alcune applicazioni di supporto.

Le PMI hanno la necessità, ad esempio, di coordinare il lavoro con i propri dipendenti o collaboratori. E ancora, coltivare relazioni a distanza con i propri clienti, mantenere viva l’attenzione sui propri prodotti e servizi. gestire l'azienda da casa

Alcune APP, in versione freemium, si prestano alle esigenze più disparate di chi deve gestire l’azienda da casa. Ecco le nostre 5 preferite.
  1. SKYPE

    La versione gratuita di Skype è l’ideale per piccole aziende e uffici fino a 20 dipendenti. Permette di partecipare a chat di gruppo, allegare e inviare file, fare video-conferenze. La versione Business è potenziata per raggiungere fino a 250 persone in conference-call. Ha un costo di 2€ al mese per utente e permette, rispetto alla versione free, di poter gestire gli account dei dipendenti integrandoli con Office365.

  2. ZOOM

    Valida alternativa a Skype, è un’app utilizzata da molte multinazionali. Permette di organizzare video-conferenze fino a 1000 partecipanti nella versione free. Il servizio può essere installato gratuitamente previa la registrazione di un account. Tra le sue particolarità, quella del sistema di rilevamento dell’alzata di mano e  della condivisione dello schermo dell’host. Presenti una chat, la possibilità di registrare lo schermo, di lanciare reaction come quelle di Facebook, di programmare i meeting aziendali e molto altro ancora.

  3. MICROSOFT TEAMS

    gestire l'azienda da casaSi tratta di piattaforma di chat e videochat progettata per semplificare il lavoro di gruppo, per mettere in contatto chi lavora in diversi uffici in grandi e piccole aziende, che permette di creare un’organizzazione del lavoro a distanza con strumenti come la chat e la condivisione di documenti. Per accedere gratuitamente basta autenticarsi con il proprio account Microsoft. E’ possibile inserire fino a 300 contatti in chat e avere una spazio di archiviazione condiviso. Ovviamente, si integra perfettamente con le app di Microsoft come Office online e One note. Chi possiede un abbonamento a Office 365 commerciale potrà accedere a TEAMS dall’account Office.

  4. SLACK

    Offre la possibilità di gestire un team di vendita o un team di sviluppo. Creando vari canali è possibile  assegnare categorie e mansioni ai propri dipendenti o collaboratori, in modo da dividere e indirizzare al meglio le comunicazioni professionali ai vari team. Ciascun canale è fornito di chat, sistema cloud e direct message. Slack è disponibile in versione gratuita per piccoli team o a pagamento per gruppi di lavoro più grandi.

  5. TEAMVIEWER

    E’ l’app ideale per collegarsi al pc dell’ufficio da casa. Teamviewer è perfetta per la connessione in desktop remoto da un computer ad un altro, tramite connessione internet. Non necessita di  VPN o particolari configurazioni di rete.

Gestire l’azienda da casa nell’era di internet è piuttosto agevole. Tuttavia, sappiamo quanto siano importanti i rapporti umani per qualsiasi business. Tieni sempre a mente di rispettare orari di lavoro, appuntamenti, scadenze. Ricordati, inoltre, di rivedere il tuo BUSINESS PLAN e di mettere al riparo la tua azienda dalle conseguenze del Covid-19.


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creare un business plan

Creare un Business Plan efficace anti crisi Covid-19

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Se sei titolare di un’azienda o un’attività colpita economicamente dalla situazione pandemica – Covid-19, avrai bisogno di rinnovare la tua idea di impresa per far fronte alla crisi. Ecco come creare un Business Plan vincente.

Non farti cogliere impreparato e non sottovalutare l’importanza di creare un business plan, in quanto sarà lo strumento che ti permetterà di indirizzare velocemente e senza costi eccessivi il tuo piano di impresa.

Le quattro funzioni fondamentali per creare un business plan sono:creare un business plan

  • descrivere l’idea imprenditoriale e la sua realizzabilità
  • impostare la strategia da seguire per il successo dell’impresa
  • valutare le performance e l’andamento del progetto in corso
  • rendere credibile l’idea imprenditoriale a potenziali investitori.

Creare un business plan è utile non solo nel caso del lancio di una start up, ma serve anche alle imprese già avviate per affrontare progetti di sviluppo (individuando gli obiettivi realizzabili in un determinato progetto) oppure in caso di operazioni straordinarie o situazioni di crisi.

Come creare un Business Plan: step essenziali

Anche se si tratta del tuo piano d’impresa, esso deve essere comunque scritto in modo chiaro, lineare, leggibile e completo.

Il tuo Business Plan, pertanto, si articolerà in più sezioni:

1. Indice

Ogni business plan si apre con un indice che elenca le varie sezioni presenti nel documento e le relative pagine a cui trovarle, al fine di rendere più facile la consultazione.

2. “Executive summary”

L’executive summary è una sorta di sintesi, che spiega brevemente qual è l’idea d’impresa e quali sono i punti chiave del documento. Dev’essere scritto in modo accattivante e chiaro.

3. Descrizione dell’impresa o attività

In questa sezione dovrai descrivere l’impresa dando informazioni sulla sua tipologia, la sua storia, la sua struttura, in che settore opera, cosa offre e quali sono i suoi punti di forza rispetto alla concorrenza. Descrivi anche quali sono i tuoi nuovi obiettivi, da raggiungere per fronteggiare la crisi.

4. Esposizione del prodotto o servizio

In questo momento devi descrivere nel dettaglio i servizi o i prodotti offerti e a quale bisogno e domanda del mercato intendono rispondere. Fai una valutazione complessiva, cerca di prevedere di cosa avrà bisogno il mercato dopo questa situazione di stagno (vedi punto 5).

5. Analisi di mercato

Effettua un’approfondita analisi di mercato e descrivi com’è suddiviso il mercato, il trend del settore, le normative che regolano il mercato, i competitor e le caratteristiche dei clienti target. Devi realizzare una fotografia della situazione nel sua complesso.

6. La strategia di marketing e piano operativo

Qui devi illustrare qual è la tua strategia per attirare e fidelizzare i clienti e per posizionarti ed importi nel mercato.

Tra queste ti consigliamo di valutare l’approccio al social media marketing e alle Digital PR, che costituiscono un mezzo veloce e pratico per raggiungere capillarmente potenziali clienti e investitori.

Leggi anche: Realtà aumentata su Facebook, un’opportunità per il tuo business

7. Il piano finanziario

Questa è la sezione più importante e dolente del business plan, in cui bisogna realizzare una proiezione realistica e dettagliata delle performance economiche e finanziarie dell’impresa. Cerca di non strafare e mantieniti nel “possibile”, anche con poco si può ottenere tanto.

Bene, impegna al meglio il tuo tempo e non farti trovare impreparato. Ad ogni crisi segue sempre una rinascita. Basta solo sapere come realizzarla con gli strumenti giusti.

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errori di comunicazione

5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus

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Il momento è complicato, ma occorre tenere i nervi ben salvi e non lasciarsi prendere dallo sconforto. Se in questo momento hai dovuto sospendere i servizi della tua azienda, non commettere passi falsi. Ecco 5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus e qualche prezioso consiglio.

L’emergenza Covid-19 colpisce inesorabilmente l’intero tessuto economico del nostro Paese. Siamo i primi, comeerrori di comunicazione azienda giovane in fase di start-up, a sperimentarne già le conseguenze. E’ per questo motivo che possiamo capire benissimo le tue paure, se sei come noi un’azienda o un professionista a partita iva. In questo articolo vogliamo focalizzare la tua attenzione su i più comuni 5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus.

 

 

  1. Interrompere i rapporti on-line con i tuoi clienti e dipendenti

    Cerca di mantenere attiva la comunicazione tramite le pagine Facebook e Instagram della tua azienda. Tieni attivo il profilo su Whatsapp Business ed il canale Telegram. Continua ad aggiornare LinkedIn.

  2. Evitare di farti vedere e non coltivare i rapporti umani.

    Mettici sempre la faccia. Continua ad essere presente con i tuoi clienti. Non potrai farlo fisicamente al bar davanti ad un caffè, come amavi far prima. Ma non dimenticare che puoi fare dei LIVE sui tuoi social per interagire con essi e mantenere vivo il vostro rapporto.

  3. Non spostare la vendita dei tuoi prodotti o servizi on-line

    Evitare di prendere in considerazione ordini on-line, di fornire servizi virtuali, di organizzare video-chiamate sono  errori di comunicazione e di gestione del tuo lavoro molto gravi, soprattutto se la tua attività si presta ad essere spostata sul web. Non ti stiamo dicendo di aprire un e-commerce dall’oggi al domani. Per quello ci vuole studio, progettazione e tempi molto lunghi. Puoi, ad ogni modo, aprire un catalogo prodotti su FB e IG, promuovere consulenze via Skype ecc.

  4. Interrompere la gestione dei tuoi canali di comunicazione sul web (social, blog, sito ecc).

    errori di comunicazioneSia che gestisca tu stesso i canali di comunicazione sul web, sia che ti avvalga di un professionista, non interrompere le pubblicazioni. Sicuramente, dovrai rivedere il piano editoriale. Adattare in qualche modo il tuo modo di comunicare alle necessità del momento, ma senza perdere mai la tua vera “anima”. Bastano poche settimane di interruzione delle pubblicazioni per mandare in fumo mesi / anni di lavoro. I social, in particolare, vanno costantemente alimentati per tenere viva la tua presenza nella mente dei clienti.

  5. Trascurare il tuo brand.

    Te lo diciamo chiaramente per riassumere in poche parole questi 5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus: non trascurare il tuo brand. Se sei costretto a stare a casa, cerca di stimolare la tua creatività e di lavorare sulla progettazione delle tue prossime mosse. Sii stratega e cerca di anticipare le conseguenze di questo periodo. Fatti trovare pronto per quando tutto questo sarà solo un brutto ricordo.

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expocook 2020

Expocook 2020, al via la manifestazione dedicata al FOOD

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Il food dà spettacolo a Palermo con Expocook 2020. Le migliori aziende del settore food riunite alla Fiera del Mediterraneo, dal 25 al 28 febbraio.

Apre i battenti quest’oggi, 25 febbraio 2020, Expocook 2020 a Palermo. E’ la Fiera del Mediterraneo ad ospitare la più grande manifestazione dedicata al settore della ristorazione con masterclass, cooking show, seminari e convegni internazionali, dimostrazioni dal vivo, grandi personaggi.

L’occasione è ghiotta per i 230 espositori che hanno scelto di essere presenti ad Expocook 2020 dal 25 al 28 febbraio. Tra Di loro anche il nostro cliente BIRRA KIMIYA, brand di birra artigianale siciliana. I 25mila metri quadrati di area coperta sono divisi in 11 settori tematici e 8 padiglioni. La fiera è dedicata al “gusto” in tutte le sue diverse declinazioni.

Molti i momenti da non perdere ad Expocook 2020

Si comincia martedì 25 febbraio con lo show del “Latte Art”, la tecnica di decorazione dei cappuccini, sulla superficie dei quali vengono realizzati disegni e forme. Tra gli ospiti d’onore, la food blogger e presentatrice tv Chiara Maci, lo chef Alessandro Circiello ed il maestro di “monocromia” Giuseppe Giuliano.

Mercoledì 26 febbraio si entra nel vivo di Expocook 2020  con due “artisti” del food & beverage: Mauro Uliassi, chef 3 stelle Michelin, 5 cappelli Espresso e 3 forchette del Gambero Rosso porterà in Sicilia la sua maestria nella cucina, mostrandoci attraverso un cooking show cosa c’è dietro a uno chef pluripremiato.  A seguire, ciliegina sulla torta, ci sarà Renato Ardovino, il maggior esponente del “cake design” italiano, autore delle famosissime “Torte di Renato” per cui impazzisce tutto lo star system italiano.

Spazio anche alla solidarietà con l’iniziativa “Expocook for Children“- per aiutare il Pronto Soccorso Pediatrico degli Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo.


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reputazione digitale

Ti (pre)occupi della tua reputazione digitale?

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Tanti professionisti e aziende focalizzano la loro attenzione sul proprio lavoro, tralasciando l’importanza di come lo comunicano sul web. Di questo si occupa la reputazione digitale. Scopriamo di cosa si tratta e come migliorarla.

Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu!” – diceva il compianto e stimato attore Massimo Troisi. Ed è proprio da questo pensiero che vogliamo partire per addentrarci nel tema della reputazione digitale.

Esprimere in modo semplice, diretto ed efficace chi siamo, cosa facciamo e quale valore diamo può sembrare un gioco. Eppure, il lato oscuro di qualsiasi business è proprio il modo in cui si comunicano questi aspetti.

Spesso, nella convinzione che sul web passi solo ciò che noi vogliamo far passare, si cade in errore. Il web è una dimensione complessa, che merita di essere alimentata ogni giorno in modo strategico. Essere responsabili solo di ciò che si dice e non di ciò che viene capito è un atteggiamento corretto solo se si è sicuri al 100% di comunicare nel miglior modo possibile. Ma chi lo è?

Abbiamo toccato con mano casi di clienti molto capaci nel proprio lavoro, convinti di comunicare sul web il loro valore con la stessa bravura utilizzata dello svolgimento della professione. Era davvero così? Decisamente, no.

3 ERRORI COMUNI DI REPUTAZIONE DIGITALE

  • Non pianificare la propria presenza on-line

Su quali canali vuoi essere presente? Quanti ne puoi gestire? Quanto tempo e budget hai a disposizione? Queste sono alcune delle tante domande che spesso non trovano risposta. Il motivo è semplice: la presenza on-line va curata con competenza, senza improvvisazioni.

  • Non ascoltare le esigenze di chi comunica abitualmente sul web

Qualsiasi strategia di comunicazione non può prescindere dalla fase di “listening” della propria audience, cioè del  pubblico di riferimento. Per offrire soluzioni mirate ai problemi dei potenziali clienti occorre sin da subito intercettarne i bisogni.

Come si fa? Leggendo commenti, recensioni, articoli, post sui prodotti e servizi. Occorre prestare attenzione a quali criticità incontrano le persone nel reperire ciò che viene offerto dai competitor, ma anche “ascoltare” ciò che apprezzano.

  • Non voler essere sul web, per escludere che si parli di te

Non essere volontariamente presenti sul web o sui social non esclude la possibilità che si parli di te. Una critica di un cliente insoddisfatto, una mossa scorretta della concorrenza o qualsiasi altra citazione sul web non positiva può pregiudicare la tua credibilità, senza che te ne possa accorgere.

Aprire una finestra on-line del tuo lavoro, gestita in modo professionale, riduce ai minimi termini ogni rischio di cattiva reputazione digitale.

PRENDI SPUNTO DA TRIP ADVISOR PER COMPRENDERE L’IMPORTANZA DELLA REPUTAZIONE DIGITALE

reputazione digitaleHai presente quando il sabato sera hai voglia di goderti la migliore pizza della città e consulti Trip Advisor in cerca della pizzeria più quotata? E’ una prassi che facciamo tutti.

Una lista infinita di locali si staglia dinnanzi ai tuoi occhi “affamati”. Cosa consulti per prima? La pizzeria con le migliori recensioni o quella con il menù più completo? Scommettiamo che inizierai a fare una cernita scorrendo per prime le recensioni degli altri utenti.

Affidarci al parere di chi sperimenta prima di noi un servizio è un fattore determinante nella scelta di un professionista o attività.  Può accadere nella ristorazione con Trip Advisor, ma anche nel settore sanitario con ad esempio MioDottore.it. 

La quotazione delle recensioni è trasversale e colpisce nel bene e nel male qualsiasi attività. A prescindere dal settore in cui operi, tieni in considerazione che il tuo lavoro potrà essere recensito su Google My Business e Facebook (giusto per nominare i due principali).

LE RECENSIONI SONO I PRIMI STRUMENTI CHE INFLUENZANO LA REPUTAZIONE DIGITALE

Avere una gestione professionale dei propri canali sul web significa poter ottimizzare due cose importantissime:

  1. Le recensioni positive: usate in modo da fidelizzare il cliente e per conquistare la fiducia di quelli nuovi o titubanti.
  2. Le recensioni negative: per porre rimedio ad un errore che hai commesso ed uscirne a testa alta o difenderti – sempre con ponderata professionalità – da accuse ingiuste.

SAPPIAMO BENE CHE A VOLTE MANCA IL TEMPO PER CURARE LA PROPRIA REPUTAZIONE DIGITALE

Non sentirti in colpa se i ritmi frenetici imposti dal tuo lavoro non ti permettono di curare la tua immagine sul web come vorresti. Chiediti solo se hai voglia di affidarti a chi può farlo al posto tuo, garantendo i risultati che meriti.

SE NON TI SENTI ANCORA PRONTO AD AFFIDARTI A DEGLI SPECIALISTI, PUOI SEMPRE CHIEDERE UNA NOSTRA CONSULENZA GRATUITA PER CONOSCERCI MEGLIO E VALUTARE SE POSSIAMO FARE AL CASO TUO.

Richiedi la tua consulenza gratuita compilando il form in basso. Parlaci della tua attività e degli obiettivi che vorresti raggiungere. Nel più breve tempo possibile riceverai un prezioso aiuto, senza alcun vincolo con la nostra agenzia.  

Utilizzando il form, dichiari di aver letto e accettato l’informativa sulla privacy
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social media marketing sanitario

Social media marketing sanitario: perché è importante?

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Il successo di una struttura sanitaria è racchiuso anche nel modo in cui gestisce la sua presenza sui social. Ecco qualche buon motivo per  fare social media marketing sanitario in modo professionale.

Sono migliaia le patologie o i sintomi ricercati ogni giorno sui motori di ricerca, così come i recapiti di medici e professionisti della salute. Eppure, le ultime statistiche confermano che la tendenza è quella di affidare tale ricerca anche ai social. Da qui, la necessità per ogni struttura sanitaria di curare in modo professionale anche il social media marketing sanitario.

Perché gli utenti cercano un medico o una clinica su Facebook?

Facebook è la piattaforma preferita per scegliere una struttura sanitaria. Il motivo? E’ il social sul quale la social media marketing sanitariogenerazione dai 25 anni in su passa la maggior parte del suo tempo, un target perfetto per chi offre prestazioni sanitarie a pagamento o in convenzione.

Grazie alle valutazioni offerte dalle recensioni è possibile conoscere il parere da paziente di chi ha già usufruito delle cure.

Spesso la scelta di un professionista è mossa dal senso di affidabilità che traspare dalla sua identità sui social. Una pagina ben ordinata con servizi ben in vista, consigli preziosi per i pazienti e trasparenza delle valutazioni contribuiscono al successo nell’ambito del social media marketing sanitario. Ma non è tutto.

La gestione professionale dei social network in ambito sanitario.

Che piaccia o meno, bisogna comprendere che qualsiasi struttura sanitaria o qualsiasi medico sono esposti sui social. Spesso basta il consiglio di un utente in risposta al post di un altro in cerca di una consulenza medica per catapultare sui social anche il meno social addicted dei professionisti.

Gli utenti che hanno visitato o usufruito dei servizi della vostra struttura possono raccontare e commentare la loro esperienza sui diversi social, sia che sia stata positiva sia che sia stata negativa.

E se al posto del consiglio spuntasse una critica? Il vostro staff è preparato ad affrontare il problema e l’eventuale danno all’immagine che ne potrebbe derivare?

Una gestione professionale del social media marketing sanitario ha diversi punti di forza:

  • Permette di convertire recensioni positive in un modo per coinvolgere gli utenti dubbiosi o in cerca di informazioni a fidarsi.
  • Permette di limitare i danni di una recensione negativa, giustificando o correggendo la percezione del paziente insoddisfatto.
  • Aiuta ad individuare nuovi potenziali pazienti, grazie a strategie di advertising, e a convertirli in pazienti fidelizzati.
  • Aumenta la credibilità del professionista.

Eh, ma non c’è budget per fare social media marketing sanitario…

social media marketing sanitarioQuesta è un’obiezione che ci viene spesso sollevata, quando proponiamo un servizio di gestione professionale dei social a chi non ne ha scoperto ancora le potenzialità.

Se manca il budget, è perché in fase progettuale non si è data la giusta rilevanza a tale aspetto gestionale. Se si legge una recensione negativa di un hotel o di un semplice ristorante, si è invogliati ad entrarci? Nel settore sanitario una cattiva critica pesa ancora di più, poiché riguarda la salute delle persone.

Non riservare un budget al social media marketing sanitario significa esporsi al rischio di perdere anni di lavoro sulla propria credibilità.

La verità vince sempre.

Una strategia perfetta sui social non supportata, però, dalla qualità dei servizi promossi è altresì un pericolo. E’ inutile generare contenuti perfetti se la struttura o lo studio non offrono ciò che viene promesso sui social. Siate sinceri, pertanto, senza esagerare sulla presentazione della vostra offerta. Trasparenza e verità pagano sempre.

Prima di chiedervi quanto costa gestire i social network in modo corretto, chiedetevi quanto costa una brutta critica di un paziente?

Giacché chiedere non costa nulla, la nostra agenzia è a disposizione per valutare senza vostro impegno una gestione professionale del social media marketing sanitario della vostra struttura.

Basta semplicemente inviarci un’email all’indirizzo info@samlegal-pr.com per contattarci.

 

social media marketing a Natale

Social media marketing a Natale: come sfruttarlo?

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Le festività natalizie sono un’occasione ghiotta per la aziende per aumentare notorietà e vendite. Scopriamo come sfruttare al meglio il social media marketing a Natale

Natale è alle porte e gli acquirenti sono maggiormente propensi a cedere alle “tentazioni”. Le aziende si ritrovano, dunque, dinnanzi all’esigenza di impiegare gli strumenti di marketing più idonei a rendere proficuo il periodo dell’anno maggiormente dedicato allo shopping. Scopriamo quali tendenze e quali strategie di social media marketing a Natale possono dare maggiori risultati.

Punto di partenza: trasmettere la magia del Natale sui social

Che magia trovare il regalo giusto per le persone che amiamo! Ma siamo davvero convinti che sia semplicemente social media marketing a Natalel’atmosfera natalizia ad ispirare le scelte d’acquisto dei clienti? Non del tutto. Spesso, un regalo azzeccato è stato individuato grazie ad un’immagine vista su Instagram o ad un’offerta apparsa tramite una sponsorizzata su Facebook.

Tutte le aziende devono necessariamente percepire il valore del social media marketing a Natale, per non rimanere escluse da un’importantissima fetta di mercato che popola le piattaforme “sociali” più famose al mondo. Chi non si adegua, perde l’opportunità di attirare nuovi clienti e nuovi affari.

E’ per tale motivo che occorre pensare a strategie mirate che consentano ai clienti di vivere l’atmosfera magica del Natale anche sui social.

 

Quali sono le tendenze di social media marketing a Natale?
  1. Gli acquirenti pensano sempre più in largo anticipo ai regali di Natale. I ritardatari sono sempre meno.
  2. Le esperienze d’acquisto negative sono mal tollerate. I clienti fanno particolare affidamento alla reputazione digitale di brand e aziende.
  3. Le storie su Instagram e Facebook sono le nuove vetrine.
  4. Gli appuntamenti con lo shopping sono sempre più dettati da eventi globali ( vedi black friday, cyber monday ecc).
  5. La comunicazione azienda / cliente passa principalmente dallo storytelling.
  6. I potenziali clienti cercano comunque un approccio “umano” all’esperienza di shopping on-line e non disdegnano affatto l’acquisto in negozi fisici.
Su quali strategie è necessario puntare nel periodo natalizio?

Non esistono strategie universalmente valide. Siamo convinti che ciascun brand, azienda o professionista debba prima fare un’analisi del proprio target e di tutti i dati in suo possesso e, successivamente, pianificare il proprio piano di social media marketing a Natale.

Tuttavia, ci sono dei principi generali che è bene applicare, soprattutto in questo periodo dell’anno.

  • L’attività promozionale dev’essere programmata in largo anticipo ed essere operativa già a fine social media marketing a Nataleottobre – inizio novembre. Se non l’hai già fatto, non credere a chi ti promette “miracoli” in poco tempo, soprattutto a ridosso delle festività.
  • Cerca di rendere il più comodo possibile lo shopping o la fruizione dei tuoi servizi. Cura in modo attento l’ottimizzazione dei contenuti dei tuoi social in versione mobile. Opta per una semplificazione dei processi di prenotazioni, ordini, spedizioni ecc.
  • Crea storie su Instagram e Facebook come se fossero vere e proprie vetrine. Rendile vivaci ed emozionanti e cerca di coinvolgere i followers con contenuti esclusivi.
  • Riserva un budget idoneo a supportare le attività di social media marketing prima e dopo Natale. Non smettere mai di investire in ads. Se sei dell’idea di promuovere esclusivamente un’offerta a ridosso delle festività e ottenere alte conversioni, puoi anche farne a meno. I risultati sugli investimenti in advertising si ottengono lavorando costantemente sul pubblico.
  • Segna tutte le date importanti del periodo natalizio. Potresti puntare su festività non nazionali o appartenenti ad altri paesi per offrire servizi e promozioni ai tuoi clienti, intercettando bisogni e desideri che altri competitor non conoscono.
  • Sfrutta il periodo dei saldi di gennaio per operazioni di re-targeting.
Contattaci per richiedere maggiori info, scrivici quali obiettivi vorresti raggiungere e ti offriremo le migliori soluzioni personalizzate.
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cataloghi su whatsapp business

Cataloghi su Whatsapp Business: tutto ciò da sapere

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La piattaforma di instant messaging più famosa al mondo scopre le carte. Arrivano i cataloghi su Whatsapp Business per promuovere, direttamente dall’app che unisce aziende e clienti, i prodotti presenti sugli e-commerce.

Si sospettava da tempo l’ultima mossa di Mark Zuckerberg, ovvero quella di far fruttare l’acquisto dell’app di instant messaging Whatsapp (ben 19 miliardi di dollari), grazie ad un sistema di comunicazione pensato per gli affari. Implementare i cataloghi su Whatsapp Business faciliterà la vendita dei prodotti presenti sugli e-commerce.

Le PMI e grandi aziende si preparano, dunque, ad innovare le proprie strategie di comunicazione. Grazie allacataloghi su whatsapp business versione business della nota app di messaggistica istantanea, scaricabile sul proprio smartphone ed utilizzabile con un numero esclusivamente dedicato ai clienti, sarà possibile far visionare i cataloghi dei prodotti venduti già on-line.

Si chiamerà Catalog e-commerce la funzione che dovrebbe dare uno slancio definito a Whatsapp Business, app non ancora pienamente sfruttata nel settore degli affari. Ma attenzione: al momento, per finalizzare l’acquisto dei prodotti occorrerà comunque uscire dall’app, seguendo il link di destinazione.

Come funzioneranno i cataloghi su Whatsapp Business?

L’app permetterà di condividere i cataloghi dei prodotti presenti sugli e-commerce direttamente ai potenziali clienti dell’azienda.

Saranno, ovviamente, necessarie delle accortezze:

  • Curare la qualità delle foto dei prodotti nel formato corretto per la chat
  • Descrivere il prodotto con tecniche di copywriting adatte a portare il cliente a cliccare sul link di destinazione
  • Ottimizzare la velocità di caricamento del catalogo

L’importanza del customer care

Una volta ottimizzato il sistema di visualizzazione dei cataloghi su Whatsapp Business, servirà prestare massima attenzione al customer care. I clienti, infatti, andranno “coccolati” rispondendo tempestivamente in chat. Soddisfare in modo rapido ed efficace le loro richieste, accrescerà la potenza in ottica business di questo innovativo strumento.

Contattaci per richiedere maggiori info, scrivici quali obiettivi vorresti raggiungere e ti offriremo le migliori soluzioni personalizzate.

Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com

 

 

 

 

 

realtà aumentata su facebook

Realtà aumentata su Facebook, un’opportunità per il tuo business

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Le stories diventano un mezzo per ottenere maggiori risultati nelle campagne pubblicitarie e non solo. Scopri come la realtà aumentata su Facebook, Instagram e Whatsapp sta cambiando il modo di interagire tra brand e persone.

Meno parole, più GIF, live, reaction, emojis, filtri e stickers. In una sola parola: realtà aumentata su Facebook. E’ questo l’ultimo trend lanciato dal social più famoso al mondo negli ultimi mesi.

I brand e le persone sono sempre più interconnessi e ciò sta vistosamente cambiando il modo di fare digital advertising. Il passaggio da una comunicazione a senso unico, dal brand alla persona senza possibilità di scambio alcuno, ad un vero e proprio dialogo costante supportato dalla creatività è ciò che sta alla base di questa “rivoluzione”.

Basti pensare che già il 60% dei business su Instagram usano elementi interattivi come le mention, gli hashtag o i post-sticker nelle stories, ogni mese.

Il fenomeno ha aperto la possibilità di far partecipare attivamente l’utente, facendolo immergere in una realtà  aumentata su Facebook e le piattaforme ad esso collegate.

realtà aumentata su facebook

Per aiutare i brand ad adattarsi a questo trend, Facebook ha annunciato nuove soluzioni di ADV che incoraggiano ad un’esperienza “ludica” tra business e persone, portando ad incredibili conversioni. Con gli adesivi nei sondaggi, ad esempio, Facebook ha aiutato le aziende ad accrescere la loro Brand Awareness. In aggiunta alle domande interattive, le persone usano spesso filtri per il viso e animazioni divertenti in almeno 2 milioni di stories ogni giorno.

In ottica business, la realtà aumentata su Facebook offre chiare opportunità di crescita. Grazie all’espansione dell’utilizzo di formati che permettono, ad esempio, di giocare ad un quiz o di creare sondaggi, si sono ottenuti incredibili risultati in termini di visualizzazioni dei video ( 3 o + secondi in 9\10 campagne beta con utilizzo di adesivi). L’interattività non si limita a far spiccare le inserzioni, ma genera anche un impatto maggiore per le campagne incoraggiando le persone a guardare le storie più a lungo.

Creare un’inserzione interattiva nelle stories ti sembra un’operazione difficile? Non sei in grado di gestire il tuo advertising sui social? Scrivi a info@samlegal-pr.com per ricevere maggiori informazioni.

 

promuovere un ristorante sui social

Come promuovere un ristorante sui social? 5 consigli per iniziare

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Possiedi un ristorante ma la tua clientela affezionata non basta a mandare avanti la tua attività? Aprire una finestra social sul tuo mondo culinario, fatto di piatti succulenti, qualità e tanta passione è uno step fondamentale. Ti sveliamo 5 consigli su come promuovere un ristorante sui social in modo efficace

Si dice che “si mangia prima con gli occhi” e, se sei un ristoratore o uno chef, sai bene quanto questa affermazione sia vera. Non è forse per tale motivo che curi in modo preciso la mise en place dei piatti che presenti ai tuoi clienti? Immagina di trasferire adesso questo principio sui alcuni canali che ti permettono di allargare il giro e fidelizzare quante più nuove persone.

5 consigli per promuovere un ristorante sui social:
  1. Cura in modo maniacale il materiale video e fotografico che dovrà essere pubblicato sui social, Fb e Instagram su tutti. Assicurati che ogni immagine abbia le dimensioni adatte a ciascun canale e che rispecchi l’anima del social scelto. Facebook è, infatti, la piattaforma ideale per offrire contenuti di valore ai tuoi clienti, mentre Instagram predilige il “visual” e le emozioni trasmesse dalle immagini.
  2. Sui social non limitarti a pubblicare offerte. Crea contenuti che esaltino i prodotti utilizzati, metti in evidenza la bravura del tuo staff, punta anche sulla qualità dei servizi offerti.
  3. Crea emozioni, con le immagini e con le parole. I tuoi contenuti testuali e visuali dovranno suscitare emozioni al cliente o potenziale avventore del tuo ristorante. Chiediti sempre se ciò che pubblichi possa far venir l’acquolina alla bocca.
  4. Pianifica, sii organizzato. Una strategia social non può prescindere da un piano editoriale che tenga conto degli obiettivi prefissati. I contenuti non possono in alcun modo essere pubblicati a caso.
  5. Investi in sponsorizzazioni per rendere maggiormente visibili i contenuti e allargare la clientela. Senza un budget pubblicitario a disposizione ogni mese, ci dispiace dirlo, non si va da nessuna parte. I social costringono, quando usati per fini commerciali, ad investire sull’advertising.

Un aspetto molto importante, che va di pari passo con l’investimento sui social, è quello delle Digital Pr, ovvero tutte quelle attività volte a mettere in comunicazione il tuo ristorante con blogger, giornalisti, influencer e aziende con le quali collaborare. Curare le pubbliche relazioni on-line è molto importante per dare credibilità alla tua attività e aumentarne il senso di affidabilità.

Sapevi che la nostra agenzia ha già esperienza nella cura della comunicazione on-line nel settore food? Contattaci per richiedere maggiori info, scrivici quali obiettivi vorresti raggiungere e ti offriremo le migliori soluzioni personalizzate.

Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com

 

 

 

brand identity

Da professionista a imprenditore di te stesso: crea la tua Brand Identity

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Lavorare sulla propria Brand Identity per accrescere il proprio business sul lungo termine. Ti spieghiamo a cosa rinunciare e su cosa investire per diventare imprenditore di te stesso e smetterla di essere un professionista qualunque.

Sei un professionista nel tuo settore, hai lavorato sodo per accrescere le tue conoscenze e competenze, eppure i clienti faticano ad arrivare? Probabilmente, non hai investito sulla tua Brand Identity, puntando sul passaggio (oggi più che mai necessario) dallo stato di professionista a quello di imprenditore di te stesso.

Chiariamo, innanzitutto, il significato di Brand Identity.

La Brand Identity è l’insieme degli elementi di riconoscimento del brand (nome, simboli, logo, slogan, jingle, ecc.) che agevolano il consumatore nell’identificazione distintiva di un’alternativa di offerta, sia come il complesso dei valori imprenditoriali che contraddistingue un brand fin dalla nascita e che ne determina l’evoluzione futura; la brand identity, infatti, riflette l’orientamento e gli obiettivi dell’azienda, oltre che la personalità e i valori della marca. ( da GLOSSARIO DEL MARKETING)

Da professionista a brand

Sia che tu rappresenti un’azienda strutturata, sia che tu svolga una professione da solo e senza il supporto di altri, la connotazione di semplice professionista – per le odierne logiche di mercato – non ti permettere di crescere come vorresti.

Il professionista, infatti, è una figura che rimane circoscritta alla prestazione lavorativa. Il cliente ti contatta e ti espone il suo problema, tu lo risolvi ed il vostro rapporto si esaurisce qua. A nessun cliente, neppure il più entusiasta, interessa comunicare agli altri quanto tu sia stato bravo e quindi farti pubblicità tra le sue conoscenze o in giro. Tranne rari casi, l’amara verità è questa. E non puoi rimanerci male.

La responsabilità di far conoscere la tua professionalità dipende da te, dal modo in cui operi per farti conoscere, dai canali che scegli e, necessariamente, dalla strategia che adotti. Già, strategia. Il successo della tua attività professionale va pianificato a lungo termine, magari rinunciando a cose che nell’immediato possono darti gratificazione.

Lo step necessario per coltivare una visione a lungo termine è quella di fare di te stesso un brand. A tal proposito ti consigliamo di seguire il guru del Personal Branding Riccardo Scandellari.

Cosa significa fare di te stesso un brand?

Significa vedere la tua professione da una prospettiva molto più larga. Emergere nella giungla dei tuoi concorrenti, lavorando sulla tua brand identity. Come? Dando un buon motivo ai tuoi potenziali clienti per scegliere te, proprio te.

In che modo si crea la propria Brand Identity?

Il primo passo è scegliere con precisione chirurgica il tuo target di clienti e definire tutte le caratteristiche della tua “buyer persona“. Penserai mica di vendere il tuo servizio o i tuoi prodotti a tutte le persone, indistintamente? Errore gravissimo.

  • Fai un’analisi di mercato, valuta i tuoi competitors, rileva i loro punti di forza e mettili a confronto con i tuoi. Fai la stessa operazione per le debolezze.

Una volta che sai a chi rivolgerti, coinvolgi i tuoi potenziali clienti mostrando loro i valori del tuo brand, i punti di forza ed emozionali. Spesso, tralasciamo l’elemento emozionale, come se non fosse importante. In realtà, è il più importante. Non dimenticare mai che nessuna strategia di marketing può bypassare l’attenzione per l’essere umano. Del resto, non siamo macchine senza emozioni.

  • Qual è il tuo scopo?

E’ da questo secondo punto che devi partire per pianificare una strategia a lungo termine. Al cliente non interessa che il tuo scopo in qualità di brand sia, esclusivamente, quello di monetizzare. Faresti la figura di quell’amico che si ricorda di te solo quando ha bisogno di chiederti un favore o un prestito di denaro. Pessimo, eh?

  • Chiediti in che modo il tuo servizio o prodotto possa migliorare la vita del cliente, risolvergli un problema o supportarlo.

Non puoi affermare di essere “il leader sul mercato” in qualcosa se non trasmetti il valore del tuo brand. E, soprattutto, non puoi affermare di essere il migliore senza che i tuoi clienti ti percepiscano realmente così.

Investire sulla propria Brand Identity è un percorso lungo ed impegnativo. Una volta maturata la scelta di passare dall’essere un semplice professionista a quella di diventare imprenditore di te stesso, dovrai investire tempo e risorse extra. Non puoi pensare di farlo a costo zero, ma nemmeno di dilapidare il tuo patrimonio in mirabolanti imprese pubblicitarie.

E’ un’attività che puoi fare da solo, a piccoli step, soprattutto quando non puoi permetterti di assumere un consulente. Chiaramente, questo comporterà studio intenso e complesso. Una volta compreso il meccanismo e l’importanza di curare la tua Brand Identity, riuscirai serenamente anche ad accettare il fatto che per crescere ancor di più dovrai investire nel tuo modo di comunicare e delegare tale competenza a veri professionisti di settore.

Adesso la scelta sta a te. Puoi continuare ad essere un semplice professionista e vivere di passaparola (finché va bene). Puoi scegliere di diventare imprenditore di te stesso ed investire il tuo (risicatissimo) tempo anche nell’attività di personal branding. Infine, puoi delegare il tutto a chi si occupa di brand identity e consulenza per professione come noi di Sam Digital Pr & Legal Agency.

Ti ricordiamo che puoi richiedere info e preventivi scrivendo un’email a info@samlegal-pr.com

Leggi anche: Brand Awareness: cos’è e come misurarla

 

 

 

 

messaggi vocali su instagram

Messaggi vocali su Instagram: come funzionano?

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Mark Zuckerberg continua ad alimentare con interessanti novità il suo ultimo social acquisito. Arrivano, infatti, i messaggi vocali su Instagram, proprio come quelli di Whatsapp.

Sarà, probabilmente, l’ultima novità del 2018 in casa Instagram, ma stupisce per la perfetta integrazione nel mondo social creato da mr. Zuckerberg. Dopo Whatsapp e Facebook, da oggi è possibile inviare messaggi vocali su Instagram.messaggi vocali su instagram

Nel social più “visual” del momento, la nuova feature prende spunto dalla “sorella” Whatsapp con l’introduzione della possibilità di inviare in direct messaggi vocali.

Sia nelle chat singole che in quelle di gruppo basterà toccare e tenere premuto il pulsante che si trova nella casella di testo, per cominciare a registrare.

Quali sono i vantaggi dei messaggi vocali su Instagram?

Sicuramente tenere le mani più libere durante l’utilizzo di Instagram, proprio come accade quando scegliamo di inviare messaggi vocali su Whatsapp o su Facebook. Un altro vantaggio è quello di velocizzare le conversazioni, quando magari si ha poco tempo per scrivere o non si è molto veloci. Non meno importante è la possibilità di avviare conversazioni vocali senza scambiare il proprio numero di telefono con l’altro utente.

A chi ne consigliamo l’utilizzo?

messaggi vocali su instagramLa novità dei messaggi vocali su Instagram rientra in un piano strategico ben studiato da Mark Zuckerberg, volto ad integrare nelle piattaforme di sua proprietà le funzionalità più utili e di successo. Il fine sotteso, a suo dire, è quello di valorizzare i rapporti umani, confinando in secondo piano quelli degli affari.

Come già è buona norma su Whatsapp, le brevi conversazioni private sono gli scenari ideali per l’utilizzo di questa funzione. In ottica business ne sconsigliamo l’uso, a meno che non abbiate la necessità di risolvere in modo celere un problema o spiegare qualcosa di molto importante, sfruttando la comodità di non uscire fuori dall’app.

Instagram comunque predilige contenuti visivi. L’idea di introdurre i messaggi vocali in direct potrebbe rimanere marginale, un po’ come le stories su Facebook. E’ divertente, ad ogni modo, poter utilizzare il proprio social preferito, avendo a disposizione le funzioni di successo delle altre piattaforme.

 

 

brand awareness

Brand Awareness: cos’è e come misurarla

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Hai aperto un’attività, lanciato un brand o promosso un servizio innovativo ma non conosci quanto è sviluppata la tua Brand Awareness? Scopri di cosa si tratta e come puoi misurarla per aumentare  il successo del tuo lavoro.

Ti sei mai chiesto quant’è conosciuto il tuo brand o la tua attività? A questa domanda risponde l’espressione Brand Awareness che, nel gergo del web marketing, significa “Notorietà del marchio”.

brand awareness

Un brand, un personaggio, un servizio per diventare famoso e di successo dev’essere, innanzitutto, riconoscibile nella mente dei consumatori o degli utenti. La riconoscibilità permette ai tuoi clienti di pensare immediatamente al tuo marchio, qualora necessitino di un determinato bene o servizio.

Come posso misurare la mia Brand Awareness?

brand awarenessNel web marketing, così come nel marketing classico, partire dai dati e analizzarli è il primo step fondamentale per individuare la misura della notorietà del proprio marchio. E’ necessario, infatti, capire quale sia il punto di partenza per elaborare la strategia di cresciuta più consona.

Per misurare la propria Brand Awareness è necessario ricorrere alla piramide di Aaker, uno schema elaborato dall’economista David Aaker che aiuta a definire un determinato ambito in base ad una scala di valori. Tale scala di valori è composta da:

  • Top of mind: il prodotto coincide al 100% con il marchio
  • Brand recall: ricordo spontaneo. La domanda identifica il brand senza stimolo (ricordo spontaneo)
  • Brand recognition: la domanda identifica il brand solo dopo lo stimolo ( ricordo aiutato)
  • Unaware of a brand: marca non conosciuta.

In che punto della piramide di Aaker si trova il mio marchio?

Per valutare l’esatta posizione del tuo marchio all’interno di tale schema è necessario ricorrere a Google Analytics.  Grazie a questo strumento riuscirai a reperire tutte le informazioni utili sul traffico al tuo sito web e quindi:

  • comprendere il comportamento degli utenti
  • scoprire quale percorso li ha portati al tuo sito
  • conoscere le loro abitudini
  • le pagine più visitate e quelle maggiormente abbandonate.

Un altro parametro molto importante da valutare è costituito dai Facebook Insights, ovvero l’insieme di informazioni utili a conoscere il comportamento, gli interessi e le caratteristiche degli utenti all’interno della tua pagina Fb. Se è possibile, cerca di intrecciare tali dati con quelli di Google Analytics.

Come aumentare la Brand Awareness?

Non esiste altro modo per aumentare la notorietà del proprio marchio online che investire in attività di web marketing. In particolare, ti consigliamo:

  • curare in modo ottimale la SEO, per posizionarti sempre in cima alle ricerche di Google per la tua keyword specifica d’appartenenza
  • stilare un calendario editoriale della sezione blog del tuo sito e dei tuoi canali social, differenziando ciascuno di essi con contenuti creati ad hoc per perseguire diversi obiettivi.

brand awarenessAumentare la Brand Awareness significa veder crescere i propri guadagni e poter investire, quindi, nello step successivo. Quale? Mantenere in positivo il livello di conoscenza del tuo marchio e di conseguenza essere sempre super competitivo sul mercato.

Se non puoi occuparti della Brand Awareness nel tuo marchio o non ti senti in grado di applicare le strategie più idonee, contatta la nostra agenzia a info@samlegal-pr.com

 

 

 

 

ICO: nuove frontiere e sicurezza negli investimenti

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Cosa sono le Ico e perchè costituiscono una nuova formula di finanziamento per le imprese? Il nostro avvocato Giulia Santoro ne delinea gli aspetti legali più rilevanti, per affrontare in sicurezza i propri investimenti

La Ico (Initial coin offering) è una nuova formula di finanziamento, non ancora specificamente regolamentata, adottata da società tecnologicamente innovative con lo scopo di ottenere fondi (generalmente) icoattraverso lo scambio di token, ossia monete digitali (cryptovalute), con valuta tradizionale. La transazione è processata da piattaforme funzionanti secondo la tecnologia blockchain.
Il ritorno finanziario dei soggetti che decidono di acquistare tali token è legato all’incremento nel tempo del valore della cryptovaluta, sia esso già esistente o di nuova creazione.
Pertanto, per gli investitori rappresenta un’operazione ad altissimo rischio di investimento e di gestione.

La prassi prevede alcuni step:
  1. Studio e predeterminazione dei termini e delle condizioni generali dell’operazione;
  2. Annuncio del progetto usando piattaforme quali bitcointalk announcement;
  3. Determinazione dei termini e le condizioni generali dell’operazione sono poi affinati sulla scorta dei feedback ricevuti
  4. Definizione della data di partenza dell’Ico e relativa pubblicizzazione.
Dal punto di vista legale le Ico rappresentano un fenomeno sostanzialmente indefinito.

icoGiacché nel settore non ci sono regole, anche per lanciare un’offerta iniziale di moneta non serve affrontare il processo di controllo che precede una quotazione in Borsa.

Inoltre, oggi le tecnologie per creare una nuova criptovaluta hanno costi irrisori, perciò in poco tempo e senza grandi investimenti qualsiasi società può presentarsi al mercato con la sua raccolta fondi e il gettone correlato. Con queste premesse, le Ico sono state salutate come la più innovativa soluzione per finanziarsi al di fuori dei canali tradizionali, specie per le startup.

In linea di massima i token sono commerciati come Digital Goods (beni digitali), piuttosto che come financial assets (assets finanziari).

Di conseguenza, le Ico sono generalmente considerate crowd sales (vendita alla folla). Analizzando il fenomeno sulla scorta delle normative attualmente esistenti, questo, in realtà, va ad inquadrarsi soprattutto nell’Equity Crowdfunding.

In molti i casi, infatti, la struttura data alla Ico rende i token pienamente assimilabili a corporate bond/shares ed in tal caso le normative correnti sull’equity crowdfunding sono già potenzialmente applicabili al fenomeno.
Il problema maggiore si ha quando l’operazione è strutturata in modo che i token siano solo dei mezzi per monitorare il successo della società.

Il meccanismo in questo secondo caso sarebbe molto simile a quello di una Ipo (Initial public offering) tradizionale, trattandosi sostanzialmente di un’offerta al pubblico degli investitori di “titoli” di una società, che si prestano al futuro utilizzo come mezzo di pagamento o di scambio.

La differenza maggiore riguarda la diversa fase del ciclo di vita della società.
L’Ipo, infatti, avviene in riferimento ad una impresa in fase di consolidamento (il che significa fattori di rischio e ritorni sull’investimento minori), mentre la Ico finanzia una realtà imprenditoriale in fase di avvio (il che significa fattori di rischio e ritorni sull’investimento molto più alti).

Le Ico, di fatto, aprono la società al pubblico degli investitori, tra i quali investitori non qualificati e non in grado di fare attività di Due Diligence sull’operazione. Tutto ciò è potenzialmente in grado di creare una forte asimmetria informativa in un mercato secondario, veloce e liquido, quale è quello delle cryptovalute, potenzialmente sfruttabile da chi fa trading in modo speculativo a danno di tali investitori non qualificati (privi degli strumenti idonei a percepire gli alti rischio dell’investimento).

Alcune giurisdizioni, pertanto, proprio in considerazione di ciò, sembrano tendenzialmente orientate a regolare le Ico come un qualcosa di molto vicino alla vendita di azioni e titoli.

Da un punto di vista legale, pertanto, lo scenario peggiore ed i rischi maggiori sono rappresentati dal potenziale mancato rispetto di normative esistenti considerate applicabili anche alle Ico, quali quelle che disciplinano le Ipo, con conseguente irrogazione di sanzioni.
Nel frattempo, allo scopo di limitare al massimo eventuali conseguenze di natura legale, la Ico:

a) dovrebbe essere fatta solo da società dotate di buone caratteristiche di auditing legale;
b) dovrebbe essere basata su documenti informativi, molto simili ai prospetti informativi;
c) dovrebbe essere strutturata rendendo concettualmente i token assimilabili a shares e dovrebbero essere previsti profit sharing, diritti di voto e di covendita, il tutto nel pieno rispetto delle attuali normative sull’equity crowdfunding;
d) dovrebbe essere basata su smart contracts non modificabili, a garanzia della serietà dell’operazione e che diano evidenza automatica del non rispetto delle regole sulla base delle quali l’operazione è stata strutturata;
e) dovrebbero sfruttare piattaforme blockchain che diano garanzie in termini di esistenza futura, di non manipolabilità, di determinismo negli smart contract (garanzie che allo stato sembrano essere riscontrabili, pur con tutti i limiti del caso, in riferimento ai soli bitcoin).

Se vuoi avere maggiori informazioni o richiedere un parere legale sulle ICO, scrivi un’email a info@samlegal-pr.com
Fitness Marketing

Fitness Marketing nell’era digitale: 6 tips per palestre

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Promuovere la propria palestra significa distinguersi da decine di attività concorrenti con strategie di Fitness Marketing create ad hoc sulle vostre esigenze. Ecco qualche dritta.

Ci sono centinaia di modi in cui puoi rendere visibile tua la palestra, specialmente nel mondo digitalmente connesso in cui viviamo ora. Quando si tratta di Fitness Marketing, ci sono un sacco di campagne divertenti e coinvolgenti che potresti eseguire.

Usando il Digital Marketing, ad esempio, puoi indirizzare e promuovere la tua palestra ad un bacino d’utenza ideale che lì trascorrerà la maggior parte del proprio tempo.

Puoi promuovere i servizi offerti dalla palestra direttamente tramite i social Facebook, Twitter, Instagram, e-mail, ecc.

Raggiungere il tuo pubblico ideale non è mai stato così facile, ma devi sapere cosa commercializzare.

Proprio come quando si lavora off-line, occorre anche sul web individuare un obiettivo.

Stai cercando di aumentare i membri, aumentare la consapevolezza del marchio, accogliere nuovi clienti?

Avere un obiettivo ben preciso aiuta anche ad ottimizzare il tuo lavoro e ad ottenere il massimo profitto dalla tua attività.

La difficoltà primaria che incontrerai nell’utilizzo del Fitness Marketing sarà quella di individuare il modo ed i tempi migliori per attirare l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Devi assicurarti che la tua “offerta” sia qualcosa che il tuo target trova interessante.

 Parliamoci chiaro. Offriresti mai ad un individuo che cerca di aumentare la forza un programma di perdita di peso?

 Ti rivolgiamo adesso la stessa domanda in ottica di Fitness Marketing. Come hai intenzione di attirare l’attenzione dei tuoi clienti? Hai mai fatto caso a cosa ti viene chiesto online? Quali domande ti vengono rivolte con maggiore frequenza?

 Ecco, da semplici interazioni, commenti ai post, ricezione di email puoi già “ascoltare” i bisogni dei tuoi clienti o potenziali tali e capire come focalizzare il tuo obiettivo.

In gergo tecnico i Digital Pr lo chiamano “Web Listening”.

Esistono strumenti molto efficaci, utilizzati dai Fitness Marketingprofessionisti del digital marketing, che potranno aiutarti ad individuare in modo preciso cosa chiede il tuo pubblico, ma è una pratica che a somme linee puoi e devi iniziare a praticare tu e con i mezzi che ti abbiamo descritto pocanzi.

Per esempio: “Attualmente faccio parte di una CrossFit gym. Sono un ‘CrossFitter’ e non ho intenzione di andare in nessun’altra palestra. Sono un membro relativamente nuovo e ho lavorato molto duramente per correggere i movimenti.”

Un modo efficace per attirare l’attenzione di questo potenziale cliente sarebbe quella di offrire il miglioramento e perfezionamento della forma e/o della forza.

Scommettiamo che ci sono molti membri di CrossFit che si iscriverebbero volentieri ad una classe di allenamento che mira a perfezionare le doti già sviluppate in un precedente corso. Sai perchè lo farebbero? Perchè l’indole di un crossfitter è quella di superare i propri limiti, uno sportivo che non si arrende mai dinnanzi alle difficoltà e che cerca di migliorare costantemente la propria forma.

Fitness Marketing

Conoscere il profilo del tuo potenziale cliente, la sua storia agonistica, ti permetterà di proporgli ciò di cui ha esattamente bisogno. Intercetterai le sue intenzioni e aspirazioni, ottenendo certamente una risposta positiva.

Ricorda che puoi ricorrere all’aiuto dei membri attuali della tua palestra per renderli felici, far loro acquisire maggior consapevolezza e, pertanto, farli diventare dei veri e propri “ambassador” della tua attività.

Sapere cosa funziona o meno per la tua attività ha molto a che fare con il tipo di palestra che possiedi.

Conoscere il target della palestra e ciò che rende la tua palestra speciale rispetto alla concorrenza, ti aiuterà ad usare la verbosità corretta quando fai fitness marketing, sia on-line che off-line.

Una volta definito il pubblico di destinazione ed il canale di web marketing (social media, annunci di ricerca, app mobili o blog) la prossima cosa di cui hai bisogno è un’idea.

Come hai intenzione di commercializzare la tua palestra? Che cosa hai intenzione di fare per convincerli a fare clic sul tuo annuncio, promozione, offerta o post sul blog?

Per darti una mano e farti fluire le tue idee, ecco alcune idee per il fitness marketing (sia online che offline) che puoi utilizzare per commercializzare la tua palestra.
1. FORNIRE INFORMAZIONI CHIARE E PRECISE

Il primo step in ogni attività imprenditoriale consiste nel fornire al pubblico di riferimento informazioni chiare e dettagliate sul background della vostra attività e dei vostri professionisti, al fine di rassicurare il potenziale cliente sull’affidabilità degli stessi.

È, inoltre, buona norma fornire recapiti attivi tramite l’utilizzo di “vetrine” quali un sito internet, Facebook, Instagram, Twitter, ecc.

NB: i recapiti che fornite devono essere funzionanti ed attivi in quanto un potenziale cliente che è interessato alle attività da voi svolte dev’essere messo nella condizione di ottenere quante più informazioni possibili, non restando nella vana attesa di una vostra risposta.

A tal fine, predisponete palinsesti ed orari, informazioni circa le attività da voi svolte, informazioni sull’accessibilità e disponibilità di parcheggio.

2. RIORGANIZZARE GLI SPAZI

Poniamo il caso tu possieda una palestra specializzata in allenamento funzionale. È eccellente entrare in una palestra completa delle migliori attrezzature. Dai kettlebell ai GRIPR, le attrezzature funzionali offrono un “pacchetto completo”.

La maggior parte di questa attrezzatura, puoi usarla per programmare allenamenti che si concentrano su forza, condizionamento metabolico, mobilità, potenziamento del core, sessioni ad alta intensità, circuiti e bootcamp e potenza, quindi non c’è da meravigliarsi se i club riconoscono quanto siano importanti le attrezzature funzionali.

Tuttavia, quando parliamo con molti proprietari di palestre, non considerano una delle cose più importanti sull’integrazione di attrezzature funzionali nelle loro palestre: dove tenerle al sicuro e in ordine quando non sono in uso.

Fitness Marketing

Un ottimo design e l’uso ottimale dello spazio disponibile sono un solido punto di partenza per ottenere il massimo dalla tua palestra e renderla un’esperienza di fitness efficace per i membri.

L’utilizzo dell’architettura e del design dell’edificio può aiutare a massimizzare lo spazio lavorabile.

Aggiungi rampicanti ai muri o appendi corde da traverse per offrire soluzioni dinamiche di allenamento. Tappeti sintetici erbosi per i percorsi di forza.

Tuttavia, per creare una zona di allenamento completa, è meglio supportare queste idee salva-spazio con eccellenti pesi liberi e attrezzature funzionali.

Dove posizionare questa attrezzatura? La prima risposta non è sul pavimento nel mezzo della palestra. E quando si tratta di piastre per sollevamento pesi, la risposta non è nemmeno alla fine di un bilanciere.

Ma hai abbastanza spazio di archiviazione dedicato per la quantità di attrezzature funzionali che hai, o stai considerando, nella tua palestra?

Se la risposta è “no”, ti aiuteremo nella ricerca di soluzioni ottimali per creare aree di stoccaggio sicure, robuste e dedicate sul pavimento della palestra senza sacrificare un’enorme quantità di spazio sul pavimento (che è ciò che fanno alcune opzioni di stoccaggio).

3. SFRUTTARE LA SFIDA ‘PERDITA DI PESO’ DEL CLIENTE

È possibile testare un sacco di diverse campagne di fitness marketing, ma dovresti considerare che la maggior parte delle persone si iscrive in palestra per perdere peso. Tale obiettivo, spesso, induce il cliente a sentirsi solo contro la propria sfida.

Perdere peso, più di qualsiasi altra performance sportiva, è un obiettivo che, invece, può “unire” i membri della palestra e far aumentare le iscrizioni, se saprai sfruttare appieno le potenzialità di una mirata strategia di fitness marketing.

Sia sul web che in palestra dovrai far sentire al tuo cliente (o potenziale tale) che la sua sfida è anche la tua e, se sarai bravo a creare un’atmosfera positiva, anche quella degli altri “compagni di viaggio”.

Che si tratti di un gruppo o di uno sforzo individuale, una campagna di perdita di peso con una data di inizio, uno stato finale, obiettivi di peso e allenatori in grado di spronare il cliente dinnanzi alle difficoltà, sarà un efficace punto di partenza per fare del fitness marketing sfruttando una problematica assai diffusa.

Fare gruppo, rendere la sfida della perdita di peso un obiettivo da condividere piuttosto che da “subire” con le indicazioni dell’allenatore, renderanno pro attivo l’atteggiamento del cliente e molto più facile che egli abbia voglia di condividere la sua esperienza con amici e conoscenti.

Per la tua attività tutto ciò si tradurrà in aumento delle iscrizioni e “brand awareness”.

4. OFFRIRE LA COLLABORAZIONE CON ESPERTI: IL NUTRIZIONISTA

Fornisci ai tuoi membri un riferimento professionale e garantito al fine di raggiungere e perfezionare gli obiettivi perseguiti nella tua palestra.

La figura imprescindibile è quella del nutrizionista, che si prenderà cura dei tuoi clienti in quei processi sui quali un semplice allenatore non può pronunciarsi. Dalla perdita di peso all’aumento di massa, l’alimentazione è un fattore che va curato da uno specialista.

Come pianificare un piano dieta con una campagna di fitness marketing?

Sicuramente, tanti clienti ti avranno chiesto cosa mangiare per spuntino prima di allenarsi o come fare una dieta sana ed equilibrata.

Pubblicare post semplici ed accattivanti, intervistare il nutrizionista di fiducia della palestra, creare eventi in cui è possibile chiedere dei consigli al professionista dell’alimentazione, sarà un’efficacissima pratica di Fitness Marketing, che rafforzerà la tua azienda.

La nutrizione è una delle cose più difficili da padroneggiare per i non esperti, quindi fornire un direct link alle soluzioni nutrizionali fornite dal nutrizionista sul tuo sito web manterrà i tuoi membri felici.

5. RISPONDI ALLE DOMANDE DEI MEMBRI TRAMITE FAQ SUL BLOG

Conosci quelle domande che i membri ti chiedono continuamente durante le lezioni? Rispondi a queste domande sul tuo sito web, creando una sezione FAQ sul tuo blog.

I membri possono avere una risorsa alla quale possono attingere ogni volta che vorranno e quando ne avranno necessità.

La creazione di questo contenuto unico non è solo un ottimo risparmio di tempo, ma aiuta anche il tuo sito web a classificare più parole chiave. Fornendo contenuti coerenti e di valore ottimizzati per il SEO, avrai più persone online sul tuo sito web.

Potrai sedimentare in tal modo la fiducia dei tuoi clienti ed attirarne di nuovi.

6. CORPORATE CHALLENGE

Gestisci un programma di corporate fitness? Hai più aziende che collaborano o rappresentano la tua palestra? Pianifica una corporate challenge.

Fai competere le imprese locali l’una contro l’altra. Dai al vincitore una promo, prodotti (come vitamine, proteine in polvere, ecc.) o un trofeo (perché tutti amano vantarsi di un trofeo).

I proprietari di imprese sono intrinsecamente competitivi e convincerli ad avere una competizione amichevole con altri proprietari di imprese farà sì che tutti lavorino verso un obiettivo e portino più vendite nella tua palestra.

La competizione potrebbe essere ciò che si adatta alla tua palestra. Potrebbe essere la perdita di peso, il tempo totale dedicato all’allenamento, l’aumento di forza o l’allenamento per un triathlon o qualcosa come Tough Mudder.

Quando si fa una competizione come questa, ci devono essere linee guida, regole, impostare una sequenza temporale ed una visualizzazione visiva di chi sta vincendo. Come in tutte le competizioni, i diritti di contrattazione sono importanti quanto i progressi.

Hai trovato interessante questo articolo? Vorresti saperne di più? Sei il proprietario di una palestra e desideri una consulenza personalizzata? Contattaci, scrivendo un’email a info@samlegal-pr.com

Leggi anche: Video content marketing: 5 step per una strategia efficace

Influencer Marketing per aziende. Come trovare l’influencer giusto

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Gli influencer sono i nuovi testimonial da accaparrarsi per promuovere il proprio business. Ma nell’ottica di una campagna di Influencer Marketing per aziende, com’è possibile individuare il personaggio giusto tra i tanti?

influencer marketing per aziendePossono essere blogger, youtuber, personaggi televisivi, esperti di settore, giornalisti o social addicted. Stiamo parlando degli Influencer, un’armata (quasi) sempre vincente, in grado di “influenzare” le scelte d’acquisto dei loro seguaci. Ed è proprio nel mondo dell’Influencer Marketing per aziende che molti di loro hanno trovato un vero e proprio lavoro, un’identità professionale che ogni giorno accresce sempre più la propria importanza.

Basti pensare a personaggi come la fashion blogger Chiara Ferragni, la food blogger Chiara Maci o la make-up artist e youtuber Clio Zammatteo (Clio Make-Up). La loro credibilità, acquisita negli anni coltivando il rapporto con i propri seguaci e scommettendo sulle potenzialità del web, è cresciuta in modo esponenziale, fino a rappresentare una vera e propria moneta di scambio.

L’influencer indossa o prova un prodotto, soggiorna in una location, testa la qualità di un bene o di un servizio ed il suo pubblico recepisce la di lei/di lui esperienza come se fosse la propria.

E’ per questo motivo che l’Influencer Marketing per aziende è divenuto il baluardo di ogni strategia di successo influencer marketing per aziendeper tutte quelle realtà imprenditoriali che necessitano di farsi conoscere, aumentare o tenere alto il proprio livello di credibilità e notorietà.

Ma, esattamente, di cosa devono tenere conto le aziende per individuare l’influencer adatto al proprio segmento?

Posto che l’Influencer Marketing è materia di competenza di una nuova figura professionale, che prende il nome di Digital Pr, sarebbe opportuno tenere in considerazione alcuni requisiti affinché un’azienda possa individuare l’influencer più adatto alle proprie esigenze.

Esistono, innanzitutto, 3 tipi di influencer:

  1. Celebrity
  2. Esperti di settore
  3. Everyday people ( persone comuni)

influencer marketing per aziendeLe celebrity sono volti noti della tv, dello sport, della musica o social addicted che contano almeno 1 milione di followers.

Gli esperti di settore sono, invece, giornalisti, blogger, guru di qualche specifica materia o nicchia che contano almeno 10.000 followers.

Gli everyday people sono “player” che possiedono un numero di seguaci inferiore ai 10.000 e che, molto spesso, vengono rappresentati dagli stessi consumatori o clienti.

 

In che modo è possibile misurare “l’influenza” di questi soggetti?
Il pubblico / Reach

Vasto o di nicchia, il pubblico è il primo banco di prova per testare l’idoneità di un influencer alle proprie esigenze. Sfatiamo il mito che sia da preferire chi possiede più follower. La qualità dei seguaci è molto più importante rispetto alla quantità. Un pubblico molto vasto mostra generalmente un interesse piuttosto distratto verso ciò che comunica l’influencer. Una nicchia più ristretta, ma attenta ai temi affrontati dal personaggio influente in un campo ben preciso, è portato a recepire in modo più recettivo il messaggio. influencer marketing per aziende

Diffidate sempre dai profili social “gonfiati” da acquisti di follower. Oltre ad essere una pratica scorretta, è anche una pratica inutile perchè, fondamentalmente, i seguaci fake non potranno mai recepire il messaggio pubblicitario veicolato per mezzo dell’influencer.

Esistono modalità che prevedono l’acquisto di follower “attivi” sui profili di chi li acquista. Molti di essi saranno in grado di commentare e mettere like. Un modo preciso per capire la reale identità dei follower, se siano veri o falsi, potrebbe essere quello di analizzare il profilo dell’influencer con Socialblade, oppure controllare la provenienza tramite sistemi di analisi facilmente individuabili sul web.

L’Engagement

influencer marketing per aziendeE’ il tasso d’interazione con il pubblico. Rappresenta un criterio tra i più validi per operare una scelta oculata dell’influencer che possa rappresentare il proprio business.

La capacità di suscitare reazioni, come indurre a  mettere “mi piace” ad un post, così come intavolare una conversazione con i propri follower su un contenuto non può essere ottenuta in modo falso come avviene con l’acquisto di seguaci falsi.

E se un influencer è capace di generare interazioni su un argomento che riguarda i vostri interessi, allora potrebbe fare al caso vostro.

La riconoscibilità

In base al contesto, la riconoscibilità di un influencer può dipendere da diversi fattori. E’ molto facile che un vip o un influencer marketing per aziendevolto noto dello spettacolo o della tv sia più facilmente riconoscibile. Pensate, però, al vostro business e chiedetevi se non sia il caso di investire in un personaggio che non sarà magari “pubblico” come una star, ma che nella nicchia o settore specifico di vostro interesse sia reputato un soggetto noto e autorevole.

Occorrerà sempre valutare se possa essere più efficace prediligere la portata di un influencer oppure il suo engagement.

Se ritieni di non essere in grado di trovare un influencer che faccia al caso tuo, affidati ai professionisti delle relazioni digitali.

La nostra agenzia offre piani strategici di Digital Pr cuciti su misura. Chiedi maggiori informazioni a : info@samlegal-pr.com

 

perchè conviene esportare all'estero

Perché conviene esportare all’estero?

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Esportare i propri prodotti o il proprio marchio all’estero è uno step fondamentale per lo sviluppo e la crescita di qualsiasi impresa. Ma perché conviene esportare all’estero? Lo spiega il nostro legale, Avv. Giulia Santoro.

A causa della crisi, che è stata protagonista negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una chiusura di massa delle attività commerciali dovuta alla difficoltà di far fronte al deficit di profitto.
La domanda che si pone, dunque, ciascun imprenditore è : perché esportare all’estero? E’ la giusta via per risollevarsi ed essere nuovamente competitivi sul mercato?

perchè conviene esportare all'estero
Export dall’Italia passa, soprattutto, dal web

L’export e l’internazionalizzazione rappresentano, ormai, un passaggio obbligato per lo sviluppo e la crescita sostenibile di qualsiasi impresa indipendentemente dalla dimensione e dalla struttura.

Esportare, infatti, significa crescere, accrescere le proprie competenze aziendali imparando a confrontarsi con concorrenti da ogni parte del mondo, far crescere il volume della propria produzione e del proprio fatturato, aumentare le vendite attraverso un numero maggiore di mercati, migliorare il proprio cash-flow e, soprattutto, prepararsi a sopravvivere alla concorrenza globale.

Proprio questo ultimo dato ci porta a comprendere come la grande disponibilità di informazioni e il facile accesso ad internet portano le aziende ad avvicinarsi ai mercati mondiali con una crescita sempre più repentina.

Oggi la globalizzazione è alla portata di tutti e di tutte le aziende sia che esse risiedano nei paesi industrializzati sia che esse abbiano attività nei paesi in via di sviluppo, e pertanto, per rimanere al passo sul mercato, esse necessitano di un approccio strutturato su strategie internazionali.

Credere che il semplice “Made in Italy” basti quale biglietto da visita affinché i nostri prodotti siano appetibili sul mercato aspettando che qualcuno li noti non basta.

Oggi le aziende devono affacciarsi alla globalità, anche solo per capire chi possono essere i loro competitors stranieri, che potrebbero avere un buon gioco nel mercato nazionale.

perchè conviene esportare all'estero
Flussi commerciali con i paesi extra Ue

È un dato di fatto, dunque, che aprirsi ai mercati internazionali consista oggi in una scelta determinante, per crescere e conquistare posizioni sempre più competitive.
Il numero medio di mercati esteri per esportatore è cresciuto ulteriormente negli anni, raggiungendo picchi di crescita notevoli.

Sono questi elementi di positività che ci portano a ritenere che le nostre aziende, ambasciatrici nel mondo del nostro know how e del Made in Italy, debbano essere riconosciute e supportate nella propria attività e nella crescita dimensionale.

Ma come realizzare questo progetto?

Sono lontani i tempi in cui si iniziava l’attività di export o di import, trovando qualche nominativo tramite i motori di ricerca di internet, oppure si partecipava a qualche fiera ritenendo sufficiente solo esporre i prodotti ed aspettare i migliori clienti del mondo.

perchè conviene esportare all'estero
I numeri del vino italiano all’estero

Oggi, le aziende che si apprestano ad esportare per la prima volta, oppure quelle che hanno necessità di rafforzare la loro presenza sui mercati internazionali, devono fondare la loro politica aziendale di internazionalizzazione su basi conoscitive di mercato e di procedure tecniche operative dell’import – export.

Questi elementi necessitano del sostegno e dell’integrazione dei processi organizzativi da parte di professionisti nel settore che a loro volta, hanno il compito di focalizzarsi su una logica comune che e quella per l’appunto dell’internazionalizzazione.

Tale percorso va affrontato guardando alla complessità e all’imprevedibilità degli scenari geopolitici ed economici attuali, ma anche avendo ben presenti le opportunità che i mercati internazionali offrono.

SAM Digital PR e Legal Agency, con la sua esperienza nel settore e un team di esperti, può assistervi nel muovere i primi passi, fornendovi una consulenza adeguata per le vostre esigenze affinché i vostri progetti di crescita possano realizzarsi.
Per informazioni, scrivere un’email a info@samlegal-pr.com

 

video content marketing

Video content marketing: 5 step per una strategia efficace

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Cos’è il video content marketing e perchè è così efficace per promuovere un brand, un servizio o un prodotto? Ecco tutto ciò che devi sapere

Far immergere lo spettatore in una storia non fa altro che renderlo protagonista. E’ per questo motivo che coinvolgere un cliente o potenziale tale nella storia del proprio brand può fare la differenza. Il video content marketing svolge proprio questa funzione e si conferma anche per il 2018 uno step fondamentale verso il successo.

video content marketing

Uno dei modi migliori per fare Content Marketing è, sicuramente, quello della produzione video volta a suscitare emozioni. Non tutto, del resto, può trovare risposta in un testo scritto. Le emozioni, spesso e volentieri, vanno trasmesse attraverso le immagini, soprattutto quelle animate.

Condividere i valori, la storia, la mission di un’azienda o di un brand più è emozionante, più crea engagement. 

Quali sono gli step fondamentali per fare un efficace video content marketing? Ecco i 5 principali:

 

  • Avere un budget adeguato

Investire è la parola d’ordine. Le pratiche di video content marketing sono efficaci se affidate ad un professionista che curi la creazione del video (videomaker) e di altre figure specializzate, come un esperto social media manager ed un digital pr che curi tutta l’organizzazione della distribuzione dei video. Pubblicare prodotti di scarsa qualità, soprattutto se amatoriali, danneggerà irreparabilmente il brand.

  • Pianificazione editoriale

Il video che promuove un’azienda o un brand deve, necessariamente, inserirsi all’interno di una strategia editoriale ben programmata. La pubblicazione disordinata e casuale dei contenuti video non porterà mai gli stessi risultati di una pianificata e finalizzata a ricoprire segmenti temporali e contenutistici ben definiti.

  • Ad ogni piattaforma il suo video

I social network più utilizzati per fare video content marketing sono Facebook, Instagram e Youtube. Ciascuna piattaforma, com’è ben noto, necessita di tone of voice e parametri ben diversi l’uno dall’altro.

Su Facebook saranno privilegiati video che raccontano la mission e le qualità di un’azienda, l’involucro esteriore, l’aspetto formale e più istituzionale.

Instagram preferisce contenuti video che prestino attenzione alla parte più informale di un’azienda o di un marchio, ai backstage, ai momenti di lavoro più divertenti ecc.

Su Youtube potremmo pensare di pubblicare tutorial sui funzionamenti dei prodotti, sulle loro qualità materiali, sul loro utilizzo nelle più disparate occasioni, sulla loro fruizione.

Tale suddivisione è, comunque, molto elementare, ma serve a far capire che ogni social ha un suo concept, una sua anima e occorre adeguarsi.

  • L’advertising

Il video content marketing, sebbene rappresenti una fonte di engagement ben 3 volte più efficace rispetto ai semplici post, pone l’esigenza di investire in sponsorizzazioni. Come vi abbiamo anticipato già QUI, quando vi abbiamo parlato del nuovo algoritmo di Facebook, i social non offrono più la possibilità di farsi pubblicità gratuitamente.I contenuti vanno sponsorizzati a pagamento per raggiungere la visibilità desiderata. Non occorrono investimenti stratosferici, anche con poco si riesce a spingere le campagne.

  • Video storytelling

video content marketing120 secondi è la misura ideale della lunghezza di un video finalizzato al content marketing. Un altro step fondamentale è mettere l’utente al centro dei propri contenuti. Come? Lavorando su un’accurata ricerca delle keyword, ovvero cosa cerca l’utente quando utilizza i motori di ricerca.

Il goal è rispondere con accuratezza al bisogno del cliente, senza tralasciare quindi uno studio analitico del proprio target e dei trend di Google in tema di keyword. A tal proposito, sarà possibile utilizzare svariati strumenti, come il gratuito Google TrendsAnswer the public  per prendere ispirazione.

 

 

Se possiedi un’azienda o un brand e non sai come promuoverlo con il video content marketing, contatta Sam Digital Pr & Legal Agency per una consulenza gratuita. Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com 

 

 

 

 

 

algoritmo di facebook 2018

Algoritmo di Facebook 2018. Guai in vista per le aziende

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Mark Zuckerberg fa tremare brand e media. Le aziende penalizzate dal nuovo algoritmo di Facebook 2018. Vi spieghiamo perché e come sopravvivere all’ennesima stangata ai contenuti organici finalizzati al business.

algoritmo di facebook 2018Incentivare la connessione tra persone, penalizzando i contenuti organici di brand e media. L’11 gennaio scorso Mark Zuckerberg ha annunciato di aver apportato una sostanziale modifica all’algoritmo di Facebook 2018. Tale novità ha gettato nello sconforto tutti coloro che utilizzano il noto social a scopo pubblicitario/business e provocato un immediato calo in borsa del 4,5%.

L’interesse primario di Facebook, almeno quello di facciata, è stato sempre quello di preservare e favorire i rapporti umani, le interazioni tra persone, la fruizione di contenuti appositamente selezionati per calzare a pennello agli interessi di ciascun utente.

La modifica apportata da Zuckerberg riguarda, in particolare, l’ EdgeRank, l’algoritmo di Facebook 2018 che regolaalgoritmo di facebook 2018 la visibilità dei contenuti. Gli utenti saranno più soddisfatti della loro esperienza con il noto social, ma trascorreranno meno tempo nella fruizione.

In nuovo algoritmo di Facebook 2018 si propone di combattere la fruizione passiva della piattaforma. La News Feed privilegerà i post di amici e parenti, mentre toglierà ancor più visibilità ai post di brand e aziende.

Cosa comporta l’aggiornamento dell’algoritmo di Facebook 2018?

Cattive notizie per le aziende e i brand che fino ad ora hanno puntato tutto o quasi sui contenuti organici. Tali contenuti saranno visibili ancor più di rado nelle News Feed e ciò comporterà una drastica riduzione della possibilità di fare business senza investire in Facebook Ads.

Facebook, d’altronde, non è un ente benefico ed il suo utilizzo a scopo commerciale comporta già da tempo l’esigenza di investire in sponsorizzazioni per arrivare a quanti più clienti o potenziali tali.

Come deve reagire un brand o un’azienda dinnanzi a tale novità?

algoritmo di facebook 2018Sembra essere definitivamente finita l’era della pubblicità ottenuta con contenuti organici. Questo comporta un’unica scelta, una sola direzione da prendere per le aziende o i brand che sfruttano i social per farsi conoscere e promuovere i propri prodotti: investimenti in Facebook Ads.

 

 

 

 

Quali contenuti sponsorizzare a pagamento su Facebook?

Un’azienda o un brand che vuol farsi conoscere, oppure espandere ancor di più il proprio business dovrà puntare su:

  • contenuti video realizzati da un professionista
  • materiale fotografico di buona qualità
  • creazione di eventi
  • contenuti grafici
  • interviste e articoli su blog, riviste di settore
  • progetti con influencer
  • post che trattano avvenimenti importanti

Nessun dettaglio dovrà essere lasciato al caso. Per tale motivo, è fondamentale pianificare una strategia di Facebook Marketing efficace, che consideri gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook 2018.

La segmentazione del pubblico, i posizionamenti delle inserzioni e il basso costo delle campagne rendono Facebook un gioiello cui è impossibile rinunciare per chi vuole fare business nel 2018. (Cit. Federico Sbandi – Il Fatto Quotidiano)

La aziende dovranno interagire con i propri clienti, creare contenuti che inducano alla conversazione, algoritmo di facebook 2018anziché promuovere esclusivamente i propri servizi o prodotti. Solamente in questo modo sarà possibile trarre vantaggio per il proprio business da Facebook che, ricordiamo, è la più grande macchina pubblicitaria al mondo.

Per individuare la strategia più adatta al vostro brand o azienda, è possibile contattare la nostra agenzia all’indirizzo email: info@samlegal-pr.com

 

made in italy

Made in Italy: PMI in crescita grazie ad investimenti stranieri.

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Vanto e orgoglio del Bel Paese, il Made in Italy si conferma la carta vincente anche per le PMI. Scopriamo i motivi di tale fama, in modo da promuovere con successo la propria azienda all’estero.

Il Made in Italy rappresenta tutto ciò che di positivo e vincente caratterizza il nostro paese nel resto del mondo.
Sosteniamo da sempre che le Piccole Medie Imprese (PMI) italiane abbiano le risorse naturali, di ingegno e produttive, per poter ritornare in campo da protagonista nel campo da gioco internazionale.

Ed infatti, a seguito di uno studio effettuato da Hogan Lovells in collaborazione con il Politecnico di Milano è emerso che Usa, Regno Unito e Francia sono i Paesi che investono di più nelle imprese italiane.

A ben guardare, infatti, le imprese italiane risultano essere molto appetibili per gli investitori stranieri, beneficiando di capitali esteri al fine di diversificare l’offerta e mirare ad una crescita all’estero.

Dall’analisi sugli investimenti esteri nel nostro Paese nel periodo 2013-2016 su un campione di imprese medie e medio-grandi residenti in Italia, con un fatturato tra i 50 e i 500 milioni di euro, è emerso che sono 225 le società che hanno visto cambiare il proprio assetto societario con l’ingresso di almeno un investitore estero.

Il trend è risultato in crescita (passando da 42 operazioni nel 2013 a ben 70 nel 2016).
Lo studio ha evidenziato 39 Paesi di origine degli investitori internazionali.

Tuttavia, possono essere considerati i top acquirer, in termini di numero di investimenti e di valore, tra questi: Stati Uniti, Regno Unito e Francia, rispettivamente con 54, 29 e 26 operazioni nei quattro anni. La Cina è stata protagonista di 12 operazioni di investimento.

Dal punto di vista della tipologia degli investitori, il 57% dei casi è rappresentato da investitori strategici, mentre il 43% è rappresentato da investitori finanziari quali fondi di private equity e investitori istituzionali.

“Le imprese italiane attraggono gli investimenti esteri per le loro eccellenze e, proprio attraverso i capitali esteri, il made in Italy si afferma ulteriormente grazie alla strategia di ampliamento dell’offerta ed esportazione del prodotto.
Dall’analisi si evince come gli investimenti stranieri portino un triplice beneficio: il primo per i venditori, che di prassi vendono a valori importanti; il secondo per chi acquista, che può far leva sull’eccellenza italiana per diversificare e internazionalizzare; il terzo beneficio è per la stessa società target (e quindi i suoi stakeholder, quali dipendenti, fornitori, ecc.), che, grazie ai nuovi capitali, agli investimenti, all’apertura a nuovi mercati e a volte anche grazie all’ingresso di un nuovo management, vede incrementare le opportunità di crescita e, quindi, il proprio valore”. Questo è quanto ha dichiarato Luca Picone, Country Managing Partner di Hogan Lovells Italia.

made in italyTra i settori di maggiore rilevanza che restano costanti negli anni si ritrovano: food & beverage (12%), il machinery (8%) e il metal/steel e il consumer products, entrambi con la stessa incidenza (7%).

Nel corso degli anni, ma in modo meno ricorrente, spiccano altri settori quali l’healthcare nel 2014 e nel 2016 con il 7% dei rispettivi anni, l’automotive nel 2015 con il 9%, il transportation nel 2013 con il 7%.

Nel lavoro abbiamo voluto affiancare a un’analisi statistica anche una lettura più qualitativa ad alto valore, intervistando i top manager delle società target, rilevando che la motivazione principale per il cambio è dettata da interessi strategici per il 38% dei casi, mentre per il 25% da ragioni legate alla governance e, più in generale, che l’entrata di soci esteri, peraltro a prezzi tutt’altro che scontati, contribuisce all’apertura di nuovi mercati, alla diversificazione di prodotto e alla realizzazione  di nuove partnership commerciali, così favorendo la diffusione del Made in Italy’’, ha poi concluso Marco Giorgino, docente al Politecnico di Milano e direttore della ricerca.

Il Made in Italy ha percorso una lunga strada per arrivare a ricoprire l’importanza di oggi.
Riteniamo che la sua forza risieda nell’originalità, qualità e pregio delle creazioni italiane, in moltissimi settori. Caratteristiche, queste, che nell’era della globalizzazione corrono, però, il grave rischio di essere travolte dal forte richiamo del basso costo del lavoro o della delocalizzazione, con la conseguenza, quindi, di perdere la loro unicità, l’immediatezza di riconoscimento e di conseguenza la forza nel mercato.
La stessa dicitura Made in Italy rischia di non rappresentare più valori unici, di non apportare più il valore aggiunto di un tempo.

Lo scopo del nostro lavoro quindi, è di trasmettere l’attenzione che le PMI italiane mettono nelle creazione dei loro prodotti curandone ogni minimo dettaglio anche all’estero, rendendoli più appetibili sul mercato internazionale sia per gli acquirenti che, soprattutto, per gli investitori stranieri.

due diligence

Due Diligence: cos’è e perché è importante?

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Un prezioso alleato per il business. La Due Diligence è un’attività fondamentale per tutelare l’utente poco esperto dalle insidie celate nel mondo degli affari. L’Avv. Giulia Santoro ne spiega la natura e le funzionalità.

due diligenceDue Diligence significa letteralmente “dovuta diligenza” ed indica l’attività di indagine finalizzata alla raccolta e alla verifica di tutte le informazioni necessarie a valutare le attività di un’azienda.

La finalità della Due Diligence, quindi, è quella di accertare, attraverso un’approfondita raccolta di informazioni, se sussistano o meno le condizioni di fattibilità di una determinata operazione. Al contempo, si costruisce una solida base per la negoziazione delle condizioni contrattuali dell’operazione medesima.

In genere, la Due Diligence si svolge dopo la sottoscrizione di una lettera di intenti e prima della stipulazione del contratto preliminare, oppure successivamente al contratto preliminare. In quest’ultimo caso essa è finalizzata a determinare un’eventuale rettifica in diminuzione o in aumento del prezzo pattuito (il cosiddetto “price adjustment“).

La Due Diligence viene principalmente svolta nei progetti di acquisizione di partecipazioni sociali, fusioni o scissioni, cessioni e affitti d’azienda.
Ma è, altresì, utilizzata anche in molte altre operazioni, per esempio una quotazione in borsa, un aumento di capitale, la stipulazione di un contratto di joint venture.
Essa può avere ad oggetto l’intero business o anche soltanto una parte di esso, ad esempio un ramo d’azienda, un settore (come quello ambientale).

due diligence

In merito alla Due Diligence c.d. Legale, occorre rilevare come, nel quadro delle considerazioni relative anche all’efficienza finanziaria e fiscale dell’operazione, essa sia essenziale ed imprescindibile per fornire indicazioni utili in merito agli strumenti più idonei al perfezionamento dell’operazione per la quale la stessa viene svolta.

Il “closing”, ossia il perfezionamento dell’operazione per la quale la Due Diligence viene effettuata, è subordinato al corretto adempimento di tutta una serie di attività. In tal modo è possibile garantire l’acquirente circa il trasferimento di un’entità priva di pendenze e rischi che non siano evidenti.

Una prima esigenza di analisi, pertanto, è relativa al reperimento di informazioni sulla compagine sociale, sulle principali attività svolte e la composizione degli organi sociali e societaria ricostruendo, altresì, i rapporti tra i soci e l’eventuale esistenza di patti para-sociali.
Un ulteriore elemento che non deve essere trascurato è quello che concerne gli obblighi di pubblicità presso il registro delle imprese, quali ad esempio il deposito dei bilanci, il deposito delle nomine, l’iscrizione dei poteri, l’esistenza di un unico socio, ecc..

due diligenceL’attività di Due Diligence può essere effettuata direttamente dal committente. Tuttavia, spesso il committente non possiede sufficienti risorse o esperienza per condurre in autonomia il complesso delle operazioni di ricerca, verifica e riscontro delle informazioni.
Il ricorso a professionisti esterni garantisce l’indipendenza della valutazione.

A tal fine, la nostra Agenzia è al servizio delle PMI e dei liberi professionisti per assisterli al meglio nella valutazione dei loro affari.

Per informazioni, scrivere un’email a  info@samlegal-pr.com

Visita il sito del nostro partner internazionale DICE INTERNATIONAL SECURITY