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Facebook Shop: acquisti direttamente su Facebook e Instagram

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La tanto attesa novità, dopo varie indiscrezioni, è arrivata. Mark Zuckerberg ha annunciato il roll-out di Facebook Shop, la nuova funzionalità che permette di vendere e acquistare direttamente su Facebook e Instagram. Scopriamo come funziona

L’annuncio della nuova funzione è arrivato in una diretta, promettendo un’estensione a breve anche su WhatsApp e Messenger. Facebook Shop è la novità dell’anno e rivoluziona il modo di vendere e acquistare on-line.

Se prima i social – in ottica business – si limitavano ad essere una piattaforma attrattiva, quel mezzo per suscitare facebook shopl’interesse all’acquisto da far sfociare in una finalizzazione su e-commerce o negozi fisici, oggi diventano una piattaforma completa per fare shopping on-line.

Il social commerce apre le porte ad un nuovo modo di fare business on-line, soprattutto dopo aver testato con successo le vetrine su Facebook ed il check-out di Instagram. La recente corsa alla realizzazione di e-commerce – causa Covid 19 – deve aver accelerato le intenzioni del social “blu”, anche se già da tempo la notizia era nell’aria.

LEGGI ANCHE: Non solo E-commerce: le alternative per vendere i tuoi prodotti e servizi

Come funziona Facebook Shop?

Precisiamo subito che si tratta di una funzionalità diversa dalla “Vetrina“. Grazie a Facebook Shop è possibile aprire dei veri e propri negozi on-line, mentre la vetrina offre la possibilità di caricare pochi prodotti senza possibilità di personalizzazione.

A prescindere da quanto grande o piccola sia l’azienda che intende avvalersi del social commerce, gli acquisti potranno essere effettuati dai follower e utenti direttamente su Facebook o Instagram ( e a breve anche su WhatsApp e Messenger).

Come? Semplicemente navigando le pagine aziendali, oppure dalle Stories e tramite le sponsorizzate.

Quali sono i vantaggi di vendere direttamente su Facebook e Instagram?

  • L’esperienza di acquisto del cliente segue un  funnel decisamente più corto.

L’utente vede un prodotto che gli interessa, ne conosce immediatamente il prezzo, le caratteristiche e tutti i vari dettagli. Può finalizzare l’acquisto, senza uscire dalla piattaforma in cui si trova.

In tal modo si evita quella dispersione naturale (che purtroppo capita) delle intenzioni di acquisto intercettate sui social ma trasformate in acquisti reali su altre piattaforme, come landing page che a loro volta portano su e-commerce.

  • Si rafforza il Customer care.

Gli utenti possono messaggiare direttamente con il venditore, monitorare lo stato della loro spedizione e risolvere in modo più snello e veloce qualsiasi esigenza.

  • L’App è nativa, semplice e veloce.

L’utente può caricare i propri dati per gli acquisti e dialogare con qualsiasi piattaforma di casa Facebook.

Grazie alla realtà aumentata, sarà possibile indossare virtualmente un rossetto o vedere un oggetto calato in un contesto reale, ad esempio una lampada in un salotto, prima di procedere all’acquisto.

Inoltre, le piccole imprese potranno far dialogare Facebook Shop con altri partner e strumenti per migliorare ancor di più la loro offerta. La piattaforma, infatti, è un ecosistema aperto, che in futuro si arricchirà sempre più di funzionalità molto utili al business di piccole o grandi imprese.

Quanto costa aprire Facebook Shop?

L’apertura è gratuita e non prevede alcuna commissione, al momento, sulle vendite. Resta, però, cruciale il facebook shopfattore sponsorizzazioni, necessarie per far emergere i propri prodotti sul mercato del nuovo social commerce.

Come già accade per la visibilità delle pagine aziendali, anche i negozi virtuali su Facebook Shop dovranno prevedere un budget mensile di spesa di Ads.

Quando si potrà aprire il proprio negozio su Facebook?

Da Zuckerberg nessuna notizia sulle nazioni che possono già sfruttare questa piattaforma, ma probabilmente si dovrà attendere un paio di mesi.

Intanto, è bene avere un catalogo prodotti su Facebook ed una vetrina su Instagram. Questo darà la priorità di utilizzo di Facebook Shop non appena disponibile nel proprio Paese.

Cosa si potrà vendere su Facebook Shop?

Ci sono diverse limitazioni sui prodotti da mettere in vendita. Ad esempio, sono vietate le vendite di medicinali, animali, fluidi corporei e parti del corpo, alcolici, servizi, armi ed esplosivi, dispositivi medici e per smettere di fumare ecc.

Potrebbe essere, invece, un’ottima opportunità per aziende che vendono prodotti agro-alimentari, abbigliamento, estetica e make-up.

Se sei interessato a far diventare i social una tua risorsa di business, non esitare a contattarci per una consulenza gratuita. La nostra agenzia è specializzata anche in Social Media Marketing ed è pronta ad individuare per te le soluzioni migliori. Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com

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Internazionalizzazione: le imprese italiane puntano all’estero

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L’Internazionalizzazione delle imprese, chiave di volta per una maggiore competitività. Se fino a qualche anno fa rappresentava una scelta strategica, oggi è una condizione necessaria per poter crescere

L’internazionalizzazione è sicuramente una scelta da valutare per essere tra i primi sul mercato: l’86 per cento delle aziende italiane, infatti, ed il 78 per cento delle imprese a livello mondiale punta su questa scelta.

Nell’attuale scenario nazionale, l’unica alternativa per cambiare le sorti della propria azienda è il superamento degli ostacoli dovuti ai mercati locali, caratterizzati da una domanda sempre più scarsa a causa della crisi e dalla nascita di  nuovi mercati che mostrino interesse verso i prodotti a marchio made in Italy. 

Questi sono alcuni dei driver di crescita per le Pmi, che emergono dallo studio di Deloitte sulle Prospettive globali per le aziende del Mid Market.

collaborazione tra aziendeEd invero, più del 50 per cento delle aziende italiane generano all’estero la metà del fatturato.

Gli elementi di preoccupazione sull’andamento dei mercati e le barriere commerciali solo marginalmente condizionano la strategia di internazionalizzazione di aziende di successo

Sono, infatti,  altri i driver del processo.

Si fa riferimento agli accordi commerciali, agli investimenti diretti con acquisizioni e ad alleanze strategiche.

Questo processo implica una serie di comportamenti: 

  • conoscere il Paese di interesse, capirne la richiesta, aprirsi culturalmente a nuovi mondi ed esigenze;
  • adeguare la propria organizzazione per non perdere efficacia nel Paese di origine;
  • fare rete nel senso di massimizzare opportunità di networking e business matching con aziende ispirate dagli stessi principi e valori.

Chi può accedervi?

Aprire una filiale oltre confine non è affare solo delle grandi aziende.

Alessandro Decio, amministratore delegato e direttore generale di Sace, invita le Pmi a pensare allo sviluppo delle proprie attività non solo in Italia.

La “vecchia mentalità”, secondo la quale l’ampliamento delle aziende italiane su suolo straniero penalizzava il patrimonio del Paese, è stata ampiamente superata dalla consapevolezza che l’internazionalizzazione è importante tanto quanto l’export e serve all’export. E l’export è il vero driver di crescita italiano, pesando al 32% sul Pil. 

L’internazionalizzazione delle imprese è un processo tutt’altro che semplice, ma può consentire di aumentare il giro d’affari dell’azienda.

internazionalizzazioneInvero, grazie all’export è possibile accedere a mercati esteri molto interessanti dove c’è una domanda superiore a quella del nostro Paese.

Tramite l’internazionalizzazione  è possibile far crescere l’attrattività di un brand con conseguenze positive per tutto il mercato italiano, aumentare il ciclo di vita di un prodotto che ha esaurito l’interesse sul mercato locale.

Internazionalizzare significa anche rinnovare e spingersi verso mercati in evoluzione e più remunerativi accrescendo la Brand  Awareness,  ovvero la notorietà e la riconoscibilità del proprio marchio verso gli utenti, anche sul mercato nazionale.

Come procedere?

Qualsiasi azienda italiana che abbia una propria eccellenza, che sia di prodotto o di processo, può pensare di avere sviluppi internazionali. L’importante è muoversi entro determinati margini di sicurezza.

È fondamentale che le aziende italiane vadano a caccia delle opportunità di crescita sui mercati internazionali con un approccio che non le metta a rischio da un punto di vista finanziario.

La legge di Bilancio 2018,  (Legge n. 205-2017) prevede importanti disposizioni in materia di sviluppo e bilancio e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Se state pensando di intraprendere un percorso di internazionalizzazione della vostra azienda, potete contare sul supporto e sulla consulenza dei nostri professionisti.

Questo processo necessita di una pianificazione accurata e di nuove strategie aziendali che devono necessariamente avvalersi di un team di professionisti specializzati.

Hai in mente un’idea imprenditoriale? Vuoi rinnovare la tua azienda? Necessiti di un supporto strategico in un momento di crisi? Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency  siamo specializzati in consulenza per il business e la comunicazione, ideando soluzioni adatte ad ogni necessità.   Contattaci per una consulenza, saremo lieti di aiutarti.

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Compra a km 0 su Instagram: arriva il sostegno alle PMI

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Su Instagram arriva un nuovo sticker a sostegno delle piccole e medie imprese: ecco a cosa serve e come si usa “Compra a km 0”

Che gli acquisti di prossimità siano il presente e futuro prossimo lo sa bene anche Facebook. Da alcuni giorni, è apparso sulla piattaforma “sorella”, Instagram, uno sticker per stories dedicato a chi compra a km 0.

compra a km 0Si tratta di un sostegno che l’azienda di Menlo Park ha pensato di promuovere nei confronti di piccole e medie imprese maggiormente colpite dagli effetti economici del Coronavirus, in particolare per i comparti più esposti come quello della ristorazione e non solo.

Taggando nelle stories con l’apposito sticker l’attività commerciale locale che si ama, si permette di darle maggiore visibilità. Tutti gli account seguiti da una persona che utilizza lo sticker “Compra a Km 0” saranno aggiunti a una storia Instagram condivisa. Si permetterà, così, alle persone di vedere altre aziende che gli utenti Instagram sostengono in questo periodo.

Il nostro bar preferito o la pizzeria di quartiere che non ci delude mai e molte altre piccole aziende con le quali il rapporto umano non si è mai perso meritano un sostegno che a noi, del resto, non costa nulla.

Nelle settimane precedenti erano stati già lanciati altri sticker solidali, come “Io resto a casa” e “Grazie“, a riprova dell‘esigenza di dare valore alle piccole grandi cose che realmente contano nella vita: solidarietà e condivisione.

Come si attiva lo sticker “Compra a km 0” su Instagram?

Dopo aver fatto accesso all’app mobile di Instagram, basterà premere sull’icona delle storie e creare o aggiungerecompra a km 0 dalla galleria l’immagine desiderata. Successivamente, si dovrà personalizzare il contenuto cliccando sull’icona degli sticker in alto a destra e scegliere quella di Compra a km 0, taggando l’azienda prescelta.

E’ possibile sostenere l’iniziativa anche su Facebook?

Su Facebook non vi è la possibilità di utilizzare tale sticker, ma è possibile inserire nei post l’hashtag #CompraKm0 per dare maggiore visibilità all’attività prescelta.

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parchi agricoli

Parchi Agricoli: idee per promuovere il territorio in città

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Se state cercando un’idea per valorizzare e promuovere il territorio, tutelare la natura, la conservazione del paesaggio e l’utilizzo agricolo, oggi vi parliamo di Parchi Agricoli o Periurbani

Cosa sono i Parchi Agricoli? Si tratta di uno strumento di promozione territoriale e turistica con una gestione da parte delle amministrazioni locali interessate.

Il loro fine è la salvaguardia e la valorizzazione delle attività agricole sostenibili, dei valori antropologici e storici del territorio.

oliveNe deriva una riqualificazione delle produzioni agricole, la valorizzazione dei prodotti locali e lo sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica. Nonché la conservazione, ricostruzione e valorizzazione del paesaggio rurale tradizionale e del patrimonio naturale.

Nondimeno, altro obiettivo è il monitoraggio sullo stato di conservazione delle risorse paesaggistiche e ambientali, l’organizzazione e la promozione del turismo compatibile.

Origine

La definizione di Parchi Agricoli, o periurbani, deriva dall’inglese “periurban park”, per indicare l’approccio in ambito europeo del tema degli spazi non edificati che svolgono una funzione importantissima per contrastare i fenomeni di cd. metropolizzazione.

Il nuovo approccio tratta questi spazi come ambiti territoriali che hanno una propria identità.

E ciò, in quanto consentono di conservare i caratteri di ruralità e di biodiversità che sono ancora presenti, oltre a svolgere funzioni sociali e ambientali efficaci per gli abitanti dei territori in cui essi si trovano.

Funzioni dei Parchi Agricoli

L’attenzione degli specialisti si è concentrata sui parchi intesi come aree naturali, difficilmente reperibili in prossimità delle città.

parco Non va dimenticato, inoltre, che più della metà dell’intera popolazione mondiale vive nelle città, a discapito delle campagne che giorno dopo giorno si spopolano.

Diventa, quindi, sempre più urgente e importante garantire l’accesso al cibo a delle città che crescono sempre più.

Ecco allora che l’agricoltura viene vista sempre più come parte importante del contesto urbano da destinare a delle zone limitrofe alla città.

Luoghi dove è possibile la ripresa di attività agricole finalizzate alle produzioni tipiche per la filiera corta, la realizzazione di orti urbani.

Allo stesso modo sono realizzati percorsi e aree attrezzati per lo sport e il tempo libero, la valorizzazione della storia del territorio e dei beni culturali in esso presenti, la riscoperta di antichi itinerari e tradizioni.

Ciò avviene attraverso progetti di agricoltura urbana, da pianificare e programmare a scale diverse, considerando tutte le diverse forme conosciute e già sperimentate, ma anche da inventare.

orti Pertanto gli esempi da cui trarre stimolo sono numerosi e diversificati nel panorama internazionale:

  • parchi agricoli
  • fattorie urbane
  • orti per gli anziani
  • fattorie per bambini
  • orti terapeutici e orti didattici
  • parchi fluviali
  • mercati di prodotti tipici
  • aree di fitodepurazione e fattorie di energia alternative
  • tetti verdi

Si tratta di uno strumento semplice, rivolto a soggetti diversi, che permette un approccio immediato.

Un organico progetto di salvaguardia e valorizzazione degli spazi e delle attività agricole periurbane, elaborato con la diretta partecipazione degli abitanti, potrebbe essere alla base di una nuova idea di città.

Ciò potrebbe favorire la formazione di nuovi paesaggi, più vivibili, ecologicamente più sostenibili e di maggior pregio sotto l’aspetto estetico, con effetti positivi anche dal punto di vista economico ed occupazionale.

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e-commerce

Non solo E-commerce: le alternative per vendere i tuoi prodotti e servizi

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Impennano le richieste di e-commerce, per far fronte alle esigenze di aziende e professionisti ai tempi del Covid-19. Esistono, tuttavia, altre alternative più economiche da prendere in considerazione per portare il proprio business on-line. Scopriamo quali.

E’ giunto quasi per tutti il momento di ripartire e per farlo molte aziende hanno dovuto spostare il business on-line. Ristoranti, produttori di alimenti e bevande, supermercati sono state le prime categorie ad “annusare” il cambiamento e, quindi, la necessità di dotarsi di e-commerce per vendere immediatamente i propri prodotti.

Ma quali alternative valide restano alle piccole, piccolissime attività, che non possono permettersi  un’e-commerce?

e-commerce

Aprire un’e-commerce basic costa dai 900€ a salire. Si può arrivare tranquillamente anche a cifre a 4 zeri. Poi, ovviamente, vanno calcolati i costi del visual, come il fotografo per le foto dei prodotti, l’investimento in advertising, magari anche l’app di delivery. E presumiamo, ovviamente, che esistano già un sito web e dei canali social aziendali.

L’investimento, insomma, è di non poco conto, considerando la forte crisi economica che ha colpito trasversalmente ogni settore. Quali alternative può avere chi non può permettersi in questo momento tale spesa?

  • Inserire i propri prodotti di punta in apposite piattaforme che inglobano altri produttori e professionisti.

    Esistono, infatti, delle piattaforme operanti su scala regionale, nazionale e internazionale specializzate nei settori più disparati. Dalla vendita di prodotti agro-alimentari locali alle fornitura di servizi di e-learning.

  • Promuovere i propri prodotti e servizi all’interno di GRUPPI DI FACEBOOK.

    Su Facebook è possibile iscriversi in gruppi dedicati all’acquisto di prodotti locali o di servizi specifici. Non possiamo definirlo un canale di vendita diretta, nel senso che il cliente per finalizzare un acquisto deve rivolgersi al venditore per conoscerne le modalità, mentre sugli e-commerce il pagamento è finalizzato on-line in pochi istanti.

  • Sfruttare il MARKETPLACE di Facebook

    Quando si vende qualcosa su Marketplace, si crea un annuncio pubblico che può essere visto da chiunque su Marketplace e nella sezione Notizie, nelle ricerche e altrove su Facebook o fuori dalla piattaforma. Per conoscere la normativa di vendita, clicca qui.

VETRINA SU FACEBOOK: lo shop a portata di click

A questa opzione dedichiamo un capitolo a parte. La funzione vetrina su Facebook permette di vendere i propri prodotti e servizi, dando la possibilità di finalizzare l’acquisto direttamente on-line. Il concept è simile a quello dell’e-commerce, anche se più semplificato e con delle limitazioni.

Tuttavia, proprio questa soluzione è ottimale per le piccole aziende che non possono affrontare la spesa e la gestione di un negozio on-line.

Le soluzioni alternative o meno all’e-commerce, per spostare immediatamente il proprio business on-line, sono diverse. Il successo, però, può essere decretato solo se a monte vi sia un progetto strategico.

Sappiamo bene quanto possa essere difficile in questo momento curare a 360° i propri affari e quali paure attanaglino ogni imprenditore. Siamo imprenditori anche noi, del resto. E’ per tale motivo che consigliamo di delegare a dei professionisti i compiti che non siamo in grado di svolgere al meglio.

Cosa possiamo fare per te?

  • Studiare un piano strategico per aiutarti ad affrontare la crisi economica epocale che stiamo vivendo.
  • Sostenerti con le best pratice per gestire i casi di crisi.
  • Gestire la tua presenza on-line in modo professionale e profittevole, mentre tu continuerai ad occuparti del tuo lavoro.
  • Supportare il tuo business anche dal punto di vista legale-amministrativo per proteggerlo da malfattori e approfittatori.

Offriamo consulenze e servizi on-line. Contattaci per qualsiasi informazione a info@samlegal-pr.com

 


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Prodotti locali: ecco come investire nel modo giusto

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prodotti locali

Prodotti locali: ecco come investire nel modo giusto

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A seguito del blocco nazionale e del divieto di spostamenti sia in Italia che da/per l’estero, le regioni stanno investendo sui prodotti locali. Vediamo come farlo nella maniera giusta

Spesso sentiamo parlare di punti vendita specializzati nella distribuzione di prodotti locali o tipici, ma non tutti conosciamo alla perfezione di cosa realmente si tratti.

Per prodotti locali o tipici  si intende quella tipologia di prodotti caratteristica di una regione o di una zona italiana, identificabili proprio per la provenienza territoriale e le caratteristiche.

In questo caso è possibile scegliere di trattare prodotti tipici di natura agroalimentare oppure artigianale, o decidere di trattare entrambi i settori.

artigianato Quello della vendita prodotti locali è un mercato ampio e con un giro d’affari in espansione che può contare su una clientela fidelizzata nel tempo.

Dalla scelta dei prodotti da commercializzare sul mercato dipende parte della vostra fortuna imprenditoriale. 

Relativamente al settore alimentare il numero di persone attente alla genuinità dei cibi è in crescente aumento, un fattore da tenere ben presente prima di avviare la propria attività.

Proprio la qualità e la genuinità dei prodotti, portano a instaurare un rapporto di fiducia tra il titolare dell’attività  e la clientela.

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Come investire

L’investimento per avviare un’attività di commercio di prodotti locali è relativamente contenuto e la redditività potenziale è elevata.

Per vendere prodotti tipici non sono richieste competenze particolari, ma è bene non farsi trovare impreparati e dimostrare competenza e passione per il proprio lavoro.

Una formula che può rivelarsi interessante è quella dell’ingrosso prodotti locali.

I passaggi per avviare un’attività sono quasi sempre i seguenti:

  • individuare i finanziamenti, i contributi a fondo perduto e le agevolazioni pubbliche che puoi richiedere

  • conoscere le leggi e le norme che regolano il commercio di prodotti tipici

  • conoscere le licenze, le autorizzazioni e i requisiti necessari per aprire un negozio tipicità

  • prevedere i guadagni derivanti dalla vendita di prodotti locali

  • prevedere l’investimento d’apertura e i costi per gestire l’attività

  • progettare al meglio la gestione

Start-up che hanno cambiato il business

prodotti tipici - arance Dalla ricerca di ristoranti, alla vendita di prodotti locali, passando per le etichette intelligenti: il mercato del food-tech sembra aprire scenari che vanno ben oltre.

In Italia, le startup più finanziate nel settore Smart Agrifood sono diverse. Alcune sottoforma di piattaforme e-Commerce, altre che monitorano la qualità dei prodotti tramite la tecnologia a raggi X.

In costante crescita anche le startup di delivery, che nel 2019 hanno registrato un tasso di crescita del 56%, portando il fatturato a 566 milioni di euro.

Da non sottovalutare, poi, il comparto dedicato al cibo healthy che offre alternative biologiche, vegane e vegetariane, anche a domicilio.

“Se fosse facile lo farebbero tutti”

Avviare un’attività di commercio di prodotti locali oggigiorno è un’opportunità potenzialmente remunerativa, un progetto commerciale ambizioso e da portare avanti con molta cura.

Accelerare i tempi e non dedicare le giuste attenzioni a tutti gli aspetti della questione potrebbe significare esporsi a pericolosi rischi.

Quando si tratta di aprire un’attività commerciale è preferibile verificare prima le condizioni per poterlo fare e analizzare anche i minimi dettagli, la raccomandazione è dunque quella di non lasciare assolutamente nulla al caso.

L’investimento di denaro e i sacrifici non devono lasciare spazio alle improvvisazioni, ma meritano tanta attenzione.

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Messenger rooms: arriva la nuova video-chat su Facebook

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In casa Facebook arriva l’alternativa a Zoom. È da alcuni giorni possibile effettuare video chiamate di gruppo, fino a 50 persone, con Messenger Rooms. Scopriamo di cosa si tratta e come si usa

Le chiamate di gruppo ai tempi del Covid-19 sono un utilissimo strumento, non solo per i rapporti personali ma anche per quelli professionali. Ed è così che Facebook dichiara guerra a Zoom, Google Meet e Skype Business con Messenger Rooms.

messenger rooms

La novità lanciata da Zuckerberg vuole sfruttare il trend e la necessità, soprattutto in campo business, di far uso dell’ampia diffusione di Facebook anche con le video-chiamate. Non occorre, infatti, installare alcuna app aggiuntiva.

Con Messenger Rooms gli utenti possono creare delle chat room pubbliche o private, fino a 50 partecipanti, coinvolgendo anche chi non ha un account su Facebook. Dopo aver cliccato su “Crea Room“, è possibile invitare i propri contatti su Facebook stesso, su Messenger o tramite un link via email.

Anche gli utenti meno esperti troveranno semplice la fruizione di tale servizio, che tra l’altro è gratuito.

Quali sono i vantaggi di Messenger Rooms?

Sebbene piattaforme come Zoom diano la possibilità di aggiungere fino a 100 persone, il limite dei 40 minuti (versione gratuita) a sessione è un punto debole che Facebook ha saputo cogliere e sfruttare. Infatti, non ci sono limiti di tempo per l’utilizzazione delle Rooms.

Grazie a questa funzione, è possibile anche decongestionare i server di Whatsapp. Un vantaggio di non poco conto, se si pensa alle difficoltà incontrate durante il lockdown ad usufruire in modo ottimale del servizio di messaggistica.

Questione privacy: è una funzione sicura?

messenger roomsLa persona che crea la chat room ha il pieno controllo della situazione. Decide chi può unirsi e chi dei nuovi può collegarsi. Sembrerebbe, almeno sulla carta, che sia difficile il verificarsi di accessi da parte di chi non è stato invitato, com’è già accaduto spiacevolmente su Zoom.

In una nota rilasciata da Facebook si legge che chiunque può segnalare una stanza o la violazione degli standard del noto social. Clicca qui, per leggere le direttive di Facebook

In che modo Messenger Rooms può tornare utile alla tua attività?

Sfrutta questa nuova funzionalità per fare rete con colleghi e competitor, magari organizzando una call per discutere dei comuni problemi da affrontare in questo momento di forte difficoltà. Ci piace ribadire spesso quanto sia importante la collaborazione tra aziende, soprattutto ai tempi del Coronavirus. Oppure, presenta in anteprima ai tuoi clienti più fedeli le novità che hai pianificato per la tua attività. Coinvolgili, rendili partecipi e ascolta anche i loro punti di vista.

E’ ora di riflettere sul Marketing post Covid 19.  Occorre prendere coscienza del fatto che la vicinanza ai propri clienti è fondamentale, oggi più di ieri.

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Economia circolare: cos’è e perché è un’opportunità

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L’economia circolare sposta l’attenzione sul riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti. Quel che normalmente si considerava come “rifiuto” può essere trasformato in una risorsa. Scopriamo come

La definizione di economia circolare ha fatto la sua comparsa sulla scena internazionale al World Economic Forum di Davos nel 2014.

Nel 2015 è diventata la chiave scelta dalla Commissione Europea guidata da Junker per pensare e attuare il rilancio dell’economia del vecchio continente.

circular economy Con il termine economia circolare si intende, pertanto, un sistema in cui il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile.

Il concetto di economia circolare risponde al desiderio di crescita sostenibile, nel quadro della pressione crescente a cui produzione e consumi sottopongono le risorse mondiali e l’ambiente.

Un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo e quindi di garantire anche la sua eco-sostenibilità.

La transizione

Adesso la transizione verso l’economia circolare è sostenuto da un numero sempre maggiore di politiche e iniziative.

Tuttavia, esistono ancora barriere politiche, sociali, economiche e tecnologiche a una realizzazione pratica e a un’accettazione più ampie, tra queste:

  1. Alle imprese mancano spesso la consapevolezza o la capacità di mettere in pratica le soluzioni dell’economia circolare.
  2. I sistemi, le infrastrutture, i modelli economici e la tecnologia di oggi possono bloccare l’economia in un modello lineare.
  3. Gli investimenti nei modelli imprenditoriali innovativi sono ancora insufficienti, in quanto percepiti come rischiosi e complessi.
  4. Spesso i prezzi non rispecchiano il vero costo dell’uso di risorse ed energia per la società.
  5. I segnali politici per la transizione verso un’economia circolare non sono abbastanza forti e coerenti.

I vantaggi dell’economia circolare

economia circolare L’approccio circolare ha il vantaggio di consentire alla aziende di affrancarsi dai vincoli delle risorse e di aumentare la competitività.

Altro aspetto importante è quello di costituire un motore di innovazione a tutti i livelli: aziende, start-up, fondazioni, consorzi e associazioni.

Una scelta in tal senso come strategia produttiva può generare risparmi netti per le imprese fino a 604 miliardi di euro, ovvero l’8% del fatturato annuo.

Perché investire nella circular economy

Secondo uno studio di settore investire nell’economia circolare è conveniente per diversi motivi:

  • Migliorare il posizionamento competitivo di piccole e grandi imprese;
  • Anticipare le scelte dei consumatori e le decisioni normative;
  • Rendere più sicuro l’approvvigionamento delle risorse e i prezzi più stabili in ogni filiera;
  • Ottenere le migliori condizioni bancarie e finanziarie grazie al Plafond dedicato.

Come può salvare il Made in Italy

In questa riconversione verde si nasconde un enorme potenziale d’innovazione per le aziende italiane.

circular economy I sistemi rigenerativi sono fondati su un processo di attenta selezione delle materie prime, non basato sulla corsa al ribasso ma sulla ricerca della qualità, che potrebbe suonare familiare a molta parte del Made in Italy.

Si tratta di una rivoluzione di non poco conto, che volta le spalle a un modello industriale stantio in cui la competitività fa rima con prezzi sempre più bassi e l’attrattività si basa più sulla facilità di consumo che sulla ricerca della sostenibilità ambientale.

Il punto è che si stanno trasformando anche gli stili di vita e i modelli di comportamento dei consumatori.

Il tema della sostenibilità appassiona il 59% degli italiani, 29,7 milioni di persone, in base all’ultimo rapporto di Lifegate.

Non a caso il fatturato complessivo dell’alimentazione biologica cresce a doppia cifra, sfiorando ormai i 5 miliardi, e il consumo consapevole è in pieno boom. La rivoluzione verde non è più un trend di nicchia.

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marketing post covid 19

Marketing post Covid 19: cosa cambierà per la tua azienda?

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Strade deserte e piazze virtuali sovraffollate segnano grandi cambiamenti anche nelle strategie di marketing post Covid 19. Ti spieghiamo come adeguare la tua azienda ai nuovi scenari in arrivo

Le strade sono sempre più deserte, i social sempre più affollati. E’ questo il dato inequivocabile, fotografia della situazione che, nostro malgrado, stiamo vivendo. Ti sei chiesto che influenze avrà tutto ciò sulla tua azienda? Il marketing post Covid 19 dovrà adeguarsi a scenari imprevisti.

L’attesa per la fatidica FASE 2, momento in cui la nostra vita potrebbe ottenere qualche margine di normalità, rende marketing post covid 19più che mai necessaria l’azione. Il tempo per riflessione e pianificazione è, ormai, esaurito. Il qui ed ora è già iniziato.

Il lockdown ha già fatto emergere dati sui quali possiamo basarci per rivedere le strategie di marketing aziendale.  Da un lato, abbiamo assistito al sovraffollamento di internet; dall’altro all’utilizzo dei social come rifugio. Basti pensare al ruolo che le nuove “piazze” virtuali hanno assunto negli ultimi 44 giorni di quarantena. Un crescente senso di community, la condivisione di pensieri, parole, foto e video di una vita momentaneamente stravolta.

Come può tale situazione influenzare le scelte di marketing post Covid 19 della tua azienda?

  1. Non ha più senso investire in pubblicità outdoor

    La forma di advertising più colpita risulta essere quella outdoor. L’assenza pressoché totale di persone per strada annienta ogni possibilità di successo di forme pubblicitarie tradizionali, come la cartellonistica o il volantinaggio.

  2.  É aumentata la spesa in digital advertising. Sii pronto ad investire anche tu

    Si stima un aumento di almeno il 20% in investimenti pubblicitari sui social media da parte di ciascuna azienda. Questo vuol dire che, chi non investe subito in una strategia di digital e social media marketing, potrebbe vedersi soffiare via molti clienti o potenziali tali.

  3. É necessario adeguare contenuti, parole e immagini sui social ai tempi che stiamo vivendo

    Molti imprenditori e professionisti hanno già compreso l’importanza di essere presenti sui social network. É emersa, tuttavia, un’incapacità a comunicare nel modo corretto i propri servizi, le proprie offerte; spesso, sconfinando anche nel cattivo gusto.  Oggi, più che mai, è fondamentale la scelta dei contenuti, delle parole e delle immagini da condividere sulle pagine aziendali, onde evitare di incorrere in errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus. Per tale motivo ti consigliamo di non fare a meno del social media manager.

  4. Dovrai tener conto dell’impennata dell’Influencer Marketing e delle collaborazioni tra aziendemarketing post covid 19 e professionisti

    Le tue strategie di marketing post Codiv-19 dovranno tenere in considerazione l’Influencer Marketing, ovvero un tipo di marketing in cui la concentrazione è posta sulle persone influenti (influencer), più che sul mercato di riferimento nel suo complesso. I contenuti degli influencer possono essere ricompresi nella pubblicità con testimonial dove gli influenzatori giocano il ruolo di potenziali consumatori, oppure agiscono come fossero soggetti terzi rispetto agli altri soggetti in campo, ossia consumatori e produttori. Sarà, inoltre, fondamentale dedicare la tua attenzione a fare rete con altre aziende e professionisti. Ti abbiamo già spiegato come può essere regolamentata la collaborazione tra aziende in un nostro precedente articolo.

Adesso che abbiamo (speriamo) reso più chiaro come il Covid 19 influenzerà le tue prossime scelte di marketing, ti invitiamo ad adattarti velocemente alle strategie necessarie, dotandoti di strumenti e competenze adeguate per evitare qualsiasi crisi.


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Telefono: 0918777522

 

collaborazione tra aziende

Collaborazione tra aziende: partnership e joint venture

Posted on Leave a commentPosted in Legale, Marketing

La collaborazione tra aziende è l’asso nella manica di imprese e professionisti per motivi economici, sociali o per favorire lo sviluppo del territorio. Scopriamo insieme i diversi modelli e come sfruttarli al meglio

La collaborazione tra aziende, o collaborazioni interorganizzative, sono la nuova frontiera del marketing d’impresa.

Da tempo, molte aziende hanno abbandonato l’idea di rimanere indipendenti per sviluppare delle relazioni di mutua dipendenza e raggiungere degli obiettivi che da sole non potrebbero raggiungere.

Per esempio, nell’ultimo trentennio vi è stato un sensibile aumento nella formazione di alleanze strategiche, da parte di piccole e grandi imprese, approfittando dei benefici della collaborazione. (v. caso “Reggio al Centro“)

Alcune delle ragioni principali della collaborazione tra aziende sono rappresentate dalla condivisione dei rischi, quando si entra in nuovi mercati, intraprendendo nuovi e onerosi programmi e riducendo i costi.

Consorzi tra imprese

consorzio Il consorzio è un contratto con il quale due o più imprenditori creano un’organizzazione comune per disciplinare o svolgere determinate fasi della loro attività.

L’unico requisito richiesto dal punto di vista soggettivo a tutti i consorzi è che il contratto sia stipulato da imprenditori.

La struttura organizzativa del consorzio è generalmente composta da un’assemblea con funzioni deliberative e un organo direttivo con funzioni di gestione e controllo.

Collaborazione tra aziende: il contratto di Partnership

Le aziende possono stipulare tra di loro un contratto di partnership, che in Italia viene anche chiamato partenariato.

È dunque un rapporto di collaborazione tra aziende – indipendentemente dalla loro grandezza o da quanto tempo sono sul mercato – che vogliono realizzare dei progetti comuni o che siano complementari tra di loro.

Si tratta di una forma di associazionismo tra imprese che prevede un’attività commerciale sotto una medesima insegna e con un’esclusiva territoriale senza dar luogo a sistemi strutturati operativi e/o gestionali.

Tra i due partner c’è totale indipendenza, il che esclude ogni idea di controllo reciproco.

La collaborazione tra aziende è ovviamente regolata da un contratto, che ne stabilisce gli aspetti e la durata e che crea un sistema flessibile e orizzontale.

Tra le modalità di partnership o partenariato più comuni c’è in particolare quello di servizi.

Questo perché la vendita di prodotti implica un’organizzazione più complessa che riguarda la logistica nonché la distribuzione dei beni.

partnership

 

Nell’accordo devono essere presenti elementi essenziali previsti dal Codice Civile, tra questi:

  • obiettivi del progetto di collaborazione;
  • durata e risoluzione dell’accordo;
  • ruoli e responsabilità delle parti in causa.

La durata di solito non è particolarmente lunga, ma si aggira intorno all’anno. Inoltre, l’accordo non prevede praticamente mai l’apporto di know-how né formazione specifico. Questo perché di solito viene stipulato da aziende che sono già attive nel loro mercato di riferimento.

Le joint venture

collaborazione tra aziende La joint venture (o associazione temporanea di imprese) è un’altra forma di collaborazione tra aziende.

Le joint venture hanno ad oggetto lo svolgimento in comune di uno specifico affare, allo scopo di contenere i costi, aumentare la competitività, sviluppare nuove tecnologie e favorire la ricerca.

Esistono diverse tipologie di joint venture, a seconda dell’oggetto dell’accordo o del profilo del controllo.

Le joint venture con organizzazioni di altri paesi, per esempio, rappresentano una quota consistente degli investimenti esteri e delle strategie di accesso ad altri mercati.

LEGGI ANCHE: Gruppi di Acquisto: la nuova frontiera nel commercio

In questo momento storico, il pensiero di indipendenza nuoce gravemente l’azienda. 

Infatti, questo modo di fare imprese appartiene ad un vecchio retaggio al fine di ridurre i rischi di dipendenza.

Oggi invece le aziende di successo considerano la collaborazione un approccio migliore per mantenere un equilibrio tra potere e capacità di portare a termine i compiti.

La collaborazione tra aziende fornisce, dunque, una sorta di rete di sicurezza che incoraggia l’investimento di lungo periodo, la condivisione di informazioni e l’assunzione del rischio.

Quando imparano a passare da una mentalità competitiva a una collaborativa, le aziende possono raggiungere livelli di innovazione e di performance più elevati.

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blog marketing

Blog marketing: sapevi che il tuo blog è il tuo “negozio”?

Posted on Leave a commentPosted in Copywriting, Social Media, Web Marketing

I contenuti sono diventati la merce di scambio della tua credibilità. Ecco perché oggi, grazie al blog marketing, è possibile vendere la tua professionalità grazie ad un blog. Vuoi scoprire come?

Secondo Riccardo Scandellari, uno dei massimi esperti in Personal Branding e Blog Marketing in Italia, il blog non è altro che un “negozio” virtuale. Per un professionista o un’azienda che non desidera o non ha l’esposizione mediatica e la popolarità di un influencer, il blog, infatti, rappresenta uno strumento di vendita.

Cosa s’intende per Blog Marketing?

blog marketing
Foto Pixabay

Facciamo chiarezza. Utilizzare il proprio blog come strumento di vendita non significa adoperarlo come un e-commerce. Per tale funzione, esistono piattaforme idonee.

Ma perché si associa, allora, il blog all’idea di un negozio virtuale? Immagina il tuo blog come un catalogo di informazioni che riguardano la tua professione, i tuoi servizi, la tua credibilità. Potremmo definirlo, insomma, un catalogo della tua offerta.

Per Blog Marketing s’intendono tutte quelle attività effettuate all’interno del proprio blog che generano:

  • relazioni
  • opportunità
  • vendite

Cosa devo fare per guadagnare attraverso il mio blog?

Dimentica di vivere grazie alla vendita di spazi pubblicitari, affiliazioni e link sponsorizzati, se non hai un seguito importante. Piuttosto, trasforma l’attenzione e la fiducia ottenuti grazie ai tuoi contenuti in pubblico pronto a rispondere alla vendita e lead (contatti) ottenuti tramite il tuo sito web.

Quali caratteristiche deve avere il mio blog per fare correttamente Blog Marketing?

Al di là delle specifiche tecniche di costruzione del blog che affiderai ad un webmaster, ti parleremo in questa sede di contenuti.

Il tuo blog dovrà:

  • avere un tone of voice ben preciso ( tono amichevole, ironico, pratico, professionale ecc.)
  • ricco di contenuti che creino valore per gli utenti
  • possedere una nicchia di seguaci ben definita (devi sapere esattamente a chi rivolgerti)
  • avere uno stile attrattivo

Sii onesto, sincero. Coltiva la tua nicchia tenendo unito il tuo gruppo di seguaci, ascoltandolo, servendolo. Una volta che i tuoi lettori si sentiranno parte del tuo “mondo”, non si scandalizzeranno se mostrerai loro un’offerta sui tuoi servizi. Ricorda sempre che le persone si avvicinano a te per i tuoi contenuti, non per le tue promozioni.

Come posso attrarre nuovi clienti grazie al Blog Marketing?

blog marketing
Foto Pixabay

Il Blog Marketing da solo non basta. Per attrarre nuovi clienti devi, innanzitutto, attirare nuovi visitatori sul tuo sito web. Visitatori che siano in target e quindi predisposti ad “ascoltare” ciò che hai da dire e da offrire.

E’ essenziale servirti anche di altri canali per ottenere tutto ciò. Pianifica una strategia di Social Media Marketing collaterale, che ti aiuti ad attirare l’attenzione sui social e a trasferirla sul blog. I social network sono, infatti, il luogo ideale per attirare gli interessi delle persone.

 Fare Blog Marketing è costoso?

Sì, lo è, ma non ci riferiamo all’investimento economico per crearlo strutturalmente. Avere un blog che frutti significa dedicare almeno un’ora della propria giornata alla produzione dei contenuti, oltre al tempo necessario per curare i social. Significa apprendere il modo di scrittura più efficace al tuo contesto, le tecniche Seo, le competenze per formattare correttamente le immagini ecc. Il web, fortunatamente, offre tantissimi corsi, piattaforme, siti che ti aiutano a districarti nel mondo del blog marketing.

Non è assolutamente impossibile fare da sé. L’importante è avere piena consapevolezza del dispendio di tempo ed energia necessari. Qualora ritenessi di non poterti occupare personalmente del blog, puoi sempre rivolgerti a chi come noi lo fa professionalmente per i propri clienti.

Un ultimo consiglio. Ricorda sempre che il servizio che presti nei confronti di chi ti segue con fiducia è il vero collante per fare affari.

Potresti trovare molto utile sapere come Creare un Business Plan efficace anti crisi Covid-19, facendo rientrare nella strategia di rientro l’apertura di un blog.


Chiedici subito come possiamo esserti d’aiuto per la gestione del tuo blog e dei tuoi social.
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gruppi di acquisto

Gruppi di Acquisto: la nuova frontiera nel commercio

Posted on Leave a commentPosted in Marketing, Web Marketing

I Gruppi di acquisto (G.A.S.) si stanno diffondendo rapidamente in tutta Italia come scelta di risparmio sia per le aziende che per i consumatori. Vediamo cosa sono e come funzionano

I Gruppi di acquisto sono gruppi di individui che decidono di acquistare prodotti, soprattutto alimentari ma non solo, direttamente dai produttori.

Questo permette un risparmio sia per le aziende, che normalmente hanno un margine di guadagno maggiore, sia per i consumatori.

Il risparmio si ha in quanto la merce viene acquistata all’ingrosso da aziende locali con minori costi di trasporto e senza intermediazioni. Nella maggior parte dei casi questi gruppi si formano per acquistare prodotti biologici, a KM 0 e per valorizzare le produzioni del territorio.

Gruppi di AcquistoTuttavia, esistono anche altre forme di gruppi d’acquisto che hanno come unico scopo quello di ottenere prezzi più vantaggiosi per singole categorie merceologiche. In questo caso si parla di GAC – Gruppi Acquisto Collettivo.

I G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) non sono una novità, esistono da tanti anni. Hanno un approccio critico al consumo e spesso desiderano applicare i principi di equità, solidarietà e sostenibilità ai propri acquisti.

Cosa rende solidale un gruppo d’acquisto? 

Ciò che rende solidale un gruppo d’acquisto è la finalità di solidarietà sociale che sta alla base dell’accordo di chi vi aderisce, la volontarietà e gratuità del proprio lavoro all’interno del gruppo.

I criteri che stanno alla base degli statuti associativi possono variare dal rispetto dell’ambiente ed al consumo consapevole, all’attenzione verso territori depressi e in difficoltà ed a qualsiasi altra finalità meritoria dal punto di vista sociale. Molti G.A.S. si formano per acquistare prodotti di agricoltura biologica e a KM 0. 

Perché posso risparmiare con i gruppi di acquisto?

filiera corta I G.A.S., oltre a promuovere un modello più equo di consumo, permettono anche di risparmiare grazie alla filiera corta. Se aderisci a un G.A.S puoi acquistare, infatti, direttamente dal produttore eliminando così il ricarico che caratterizza i prodotti di scaffalatura.
Ma quanto puoi risparmiare esattamente? A parità di una qualità di fascia molto alta, permette risparmi che vanno dal 20 al 50%.

LEGGI ANCHE: Italexit 2020: Si torna al Made in Italy?

Perché i G.A.S. si mettono in rete?

I Gruppi di Acquisto  si mettono insieme «facendo rete» per far acquistare grossi quantitativi di merce. Il coordinamento nazionale avviene grazie al sito della rete nazionale dei gas.

Questo strumento consente una collaborazione reciproca tra i vari gruppi e costituisce anche un mezzo per una maggiore e più rapida diffusione di questa esperienza attraverso lo scambio di informazioni. In Italia sono attualmente censiti 518 Gruppi d’Acquisto Solidale.

Come posso aderire ad un G.A.S.?

Le possibilità sono due: o si aderisce ad uno già esistente oppure se ne crea uno nuovo. On line sono censiti tutti i gruppi, suddivisi per zona, con indirizzi email e altri contatti.

È possibile altrimenti costituire un gruppo d’acquisto collettivo autonomo avendo come base una piccola schiera di amici che condividono il progetto e i criteri guida.

Economia solidale e la crisi Covid-19

filiera corta Un elemento positivo che emerge in queste difficili settimane è l’attenzione rivolta al cibo, alla sua qualità e alle modalità della sua produzione da parte delle famiglie italiane.

Ciò è confermato dalla crescita delle vendite di prodotti biologici non industriali anche da parte degli operatori storici di questo settore.

Sfruttiamo il momento per rispettare e sostenere le filiere agro-alimentari alternative e le numerose forme di economia solidale presenti nei territori che rappresentano le scelte di un segmento di società sempre più numeroso.

In sostanza, se i gruppi di acquisto crescono ci guadagnano tutti, non solo le famiglie ma anche la comunità nel suo insieme e, in particolare, il settore produttivo. 

La crescita di questo fenomeno è rispecchiata dai numeri che abbiamo visto, ma anche dall’impatto che questa nuova tendenza ha avuto sulla filiera tradizionale, che ha così risposto in misura sempre maggiore alle richieste di trasparenza dei consumatori.

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facebook small business program

Facebook Small Business Program: 100 milioni di dollari alle PMI

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Il social più famoso al mondo lancia un programma di sostegno per le piccole imprese, messe in difficoltà dal Covid-19. Con Facebook Small Business Program stanziati 100 milioni di dollari in tutto il mondo

Si chiama Facebook Small Business Program è ed la risposta di Mark Zuckerberg all’emergenza da Coronavirus.

facebook small business program

La consapevolezza che migliaia di aziende si trovino in difficoltà in questo momento è alla base del programma di sostegno per le piccole aziende, lanciato da Facebook.

100 milioni di dollari verranno, infatti, distribuiti sotto forma di finanziamenti in denaro e crediti pubblicitari a sostegno delle imprese di tutto il mondo.

 

In che modo può essere d’aiuto il Facebook Small Business Program alle aziende?

  • Mantenere solidità della forza lavoro
  • Far fronte ai costi di affitto
  • Connettersi con più clienti
  • Coprire i costi operativi

Quali sono i requisiti per richiedere il supporto di questo programma?

L’idoneità a ricevere il finanziamento riguarda fino a 30.000 PMI in oltre 30 Paesi del mondo. In particolare, l’azienda deve avere:

  • tra 2 a 5o dipendenti
  • essere in attività da più di un anno
  • aver subito gli effetti del Covid-19 sul proprio business
  • trovarsi o essere vicina ad un luogo in cui opera Facebook (consulta qui la lista)
Oltre al Facebook Small Business Program, il social di Zuckerberg offre consigli sulle best practice per affrontare l’emergenza in azienda. Tra i consigli, viene caldamente raccomandato di:
  1. informarsi sempre su fonti attendibili e rimanere al sicuro
  2. facebook small business programmantenere il contatto con i proprio clienti
  3. provare ad organizzare eventi on-line
  4. prevedere un piano per l’assistenza clienti
  5. fornire una lista di domande frequenti

Se desideri approfondire il tema delle best practice per difendere la tua azienda, leggi il nostro articolo di approfondimento QUI

 


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Best Practice

Best Practice nel business: perché sono importanti

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Se vuoi investire nelle Best Practice per generare più domanda e trovare nuovi contatti, allora non perderti questo approfondimento. Il futuro potrebbe essere incerto per molti,  tranne per te.

La Best Practice è l’insieme delle attività e procedure che, organizzate in modo sistematico, rappresentano le migliori caratteristiche operative e i migliori indicatori di qualità. Per questi motivi vengono prese come riferimento e riprodotte.

Uno dei principali vantaggi di un mercato aperto è la possibilità di migliorarsi tramite un continuo confronto con le “eccellenze” presenti.

Best Practice2Il mix vincente per migliorare l’azienda è offline e online. Ancora oggi, molte aziende sottovalutano l’importanza di Internet. Si tratta di un atteggiamento sicuramente negativo che potrebbe causare, non solo dei mancati potenziali guadagni, ma addirittura dei veri e propri danni di immagine.

Errori comuni:

a) Credere che tutte le best practice vadano bene a prescindere per tutte le aziende e attività imprenditoriali.

b) Pensare che solo i contenuti online siano forti, incisivi e remunerativi.

Allora come devo bilanciare i due aspetti?

business strategy2Se vuoi attirare subito nuovi clienti, anche se hai già provveduto ad una campagna pubblicitaria nella tua zona, devi imparare a generare più domanda e non accontentarti delle occasioni di vendita che si presentano.

In pratica, devi intercettare le esigenze e farti trovare pronto quando un cliente chiama o bussa alla porta. Ecco perché i contenuti sono molti importanti sia offline che online.

In questo modo attirerai nuovi clienti che ancora non sapevano di aver bisogno del tuo prodotto o servizio.

Generare più domanda significa creare visibilità, essere presente in modo costante e incisivo, nei contesti in cui le persone ignoravano esistessi.

Quali sono le Best Practice?

1. Elabora un’offerta chiara

La maggior parte delle aziende sponsorizzano i loro prodotti tramite i classici annunci, volantini, cartelloni pubblicitari, Facebook Ads oppure buoni-sconto.

adwordTuttavia spesso questi messaggi non funzionano e non ricevono neppure un contatto, perché alla fine risultano essere incomprensibili.

Non è una questione di sintassi o di ortografia ma di impatto: non colpiscono l’attenzione delle persone. 

2. Sii incidente

Chiaro sì, fesso no. Il cliente fiuta l’insicurezza. Non essere troppo pressante al limite dello stalking, ma non lasciare nemmeno che scorra troppo tempo. Non lasciare che le persone rimandino all’infinito il momento di contattarti.

Scrivi Sales Letters. Per ogni target di cliente prevedi dalle 10 alle 12 lettere da inviare nel corso dell’anno.

La ripetizione aiuta la memorizzazione e oggi che il processo di vendita ha moltiplicato gli step da superare, questa rappresenta senza dubbio una Best Practice.

3. Assumiti il rischio

Esponiti in prima linea e assumi il rischio su te stesso della garanzia del prodotto o del servizio che offri: “Mettici la faccia”, si direbbe.

Che lo si voglia o no, le persone preferiscono la genuinità e la trasparenza.  Anche in un’azienda a grandi livelli produttivi spesso si cerca di mostrare l’aspetto più intimo, familiare e rassicurante dell’attività. (vedi par. 5)

VEDI COME: Giovanni Rana e la sua ricetta di “marketing relazionale”

4. Migliora la “customer experience”

business strategyLa “customer experience” si sviluppa in tutte le occasioni di contatto fra cliente e azienda. Questo viene realizzato moltiplicando i momenti di ascolto del cliente rispetto ad attese e soddisfazione per fattori anche molto “soft” della sua relazione con l’azienda.

Adotta un comportamento corretto anche on line, ascolta ciò che dice la Rete per monitorare la tua reputazione online (brand reputation).

LEGGI ANCHE: Ti (pre)occupi della tua reputazione digitale?

5. Racconta la tua azienda

Raccontare la storia dell’azienda significa comunicarla in ogni messaggio proposto al pubblico, significa creare un ricordo nella mente, umanizzarla dandole un volto, che le persone possono visualizzare quando parlano dei tuoi prodotti.

È importante saper creare un buon Storytelling per crescere.

6. Fai rete

best practice netUno dei principali errori che molti imprenditori commettono è quello di “coltivare il proprio orticello“.

Niente di più sbagliato. Una delle migliori Best Practice è sicuramente quella di creare una rete di contatti tra imprese, tra produttori e consumatori tramite gruppi di acquisto o iniziative di cooperazione.

Prima di applicare la best practice diventa opportuno transitare da una buona prassi, più facilmente accettabile ed attraverso la sua attuazione sperimentale, da parte del gruppo di persone che sia propenso al cambiamento e sia ricettivo.

Oggi il concetto di best practice e la sua applicazione sta investendo anche il settore della Pubblica Amministrazione, chiamato ad operare secondo una logica manageriale, adottando al proprio interno modelli di gestione non autoreferenziali e che possano confrontarsi con altre realtà per raggiungere l’eccellenza.

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fare a meno del social media manager

Perchè non fare a meno del social media manager ai tempi del Coronavirus

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Sono tanti i tagli necessari alle spese aziendali in piena emergenza Coronavirus. Sembra possibile anche fare meno del social media manager. Ti spieghiamo perché non dovresti farlo

In queste ultime settimane di confusione, incertezze e difficoltà, ogni azienda ha dovuto valutare decisioni importanti per il proprio futuro. La maggior parte delle attività si è dovuta imporre misure di forte restrizione delle spese. Tra queste, quella di fare a meno del social media manager e di altri consulenti.

Facciamo una premessa. Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency forniamo anche  servizi di social media marketing. Potresti trovare di “parte” quanto stiamo per dirti. Eppure, non lo è, perché basta fare una banale ricerca su Google per conoscere i numeri incredibili che riguardano le connessioni sui social in questo momento.

Del resto, ciascuno di noi, costretto a stare a casa, ha percepito l’esigenza di utilizzare i social per rimanere in contatto con i propri affetti. Improvvisamente, piattaforme come Facebook, Instagram, Youtube ecc. sono diventate un abbraccio al mondo. Pensiamo agli aperitivi social, alle lauree in streaming, alle dirette dei politici, ai corsi on-line. Tutti abbiamo trovato il nostro modo di trasportare la nostra quotidianità sui social.

Questa circostanza, per quanto singolare, deve far riflettere le aziende che hanno deciso immediatamente e senza ponderazione di abbandonare i propri canali.

E’ davvero il momento giusto per fare a meno del social media manager?

La risposta è NO, soprattutto se avete già aperto, prima del Coronavirus, e sfruttato almeno una pagina social della fare a meno del social media managervostra azienda.

Come dei buoni amici che si vedono al momento del bisogno, avete il dovere di stare accanto alle persone che vi hanno sostenuto. I clienti necessitano di non sentirsi abbandonati né aggrediti dal vostro bisogno di “sopravvivere”.

Per farlo al meglio, è necessario non fare a meno del social media manager. Si tratta di una figura che è preparata ad affrontare nel migliore dei modi la gestione della crisi sui social, o almeno dovrebbe.

In che modo si trae beneficio dalla consulenza di un social media manager in questo momento?

Una gestione professionale dei propri profili aziendali sui social è sinonimo di grande professionalità da sempre. Beneficiare di una consulenza, proprio quando l’azienda è costretta a fronteggiare la crisi, è di grande aiuto perché:

  • il SMM è in grado di mantenere le relazioni on-line con i clienti già acquisiti. Un aspetto importantissimo per quando ripartirete con la vostra attività a pieno regime
  • può occuparsi del Customer Care, tranquillizzando i clienti, fornendo loro tutte le informazioni delle quali necessitano, rispondendo alle loro richieste
  • se il vostro settore è completamente fermo, ciò non significa che non possiate lavorare per ottenere nuovi contatti da trasformare in futuro in clienti. Un SMM sa quali sono i migliori metodi per fare Lead Generation
  • è in grado di adattare il piano editoriale alla particolare situazione che stiamo vivendo, rivedendo anche i toni e lo spirito con i quali avete postato fino ad ora. Fare i simpatici a tutti i costi, ad esempio, non è il miglior modo di comunicare in questo momento, a meno che non vi chiamate Cerès, Taffo ecc.
  • sa come adattare il vostro budget ristrettissimo alle sponsorizzate, che vanno comunque fatte.

Molti proprietari di aziende, che si affidavano ai propri dipendenti anche per la gestione dei social, oggi si fare a meno del social media managerritrovano a non poterne beneficiare, magari perché questi sono in regime di cassa integrazione.

Se permettersi un social media manager può sembrare una spesa superflua, evidentemente non si ha contezza dei benefici che è possibile trarne con un minimo di progettazione a medio-lungo termine.

E’ vero, i social hanno bisogno di essere coltivati con pazienza per raggiungere risultati concreti. L’importante è non fermarsi mai e affidarsi a chi è realmente competente.

Ok, ma se volessi fare da me?

Sapevi che è possibile richiedere anche una consulenza on-line? Diversi social media manager sono in grado di preparare per te un piano operativo, guidandoti nella gestione “fai da te” dei tuoi canali. Ovviamente, non potranno operare materialmente sui tuoi canali. Dovrai far tutto da te, ma con la consapevolezza di avere delle linee guida super professionali e di non brancolare nel buio.


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Italexit 2020: sui social impazza l’hashtag. Si torna al Made in Italy?

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Italexit non è un’ipotesi così lontana, dopo l’ennesimo rifiuto da parte dell’UE di finanziare gli aiuti. Sui social impazza l’hashtag #italexit ed il ritorno all’eccellenza Made in Italy

L’idea di un’uscita dell’Italia dall’Europa (Italexit) non è una novità. Tuttavia si sta assistendo nelle ultime ore ad un cambio di tendenza più incisivo.

italexitE ciò soprattutto da quando il Consiglio Europeo ha risposto negativamente alla proposta sugli Eurobond, un’emissione straordinaria di titoli di Stato garantiti da tutti i membri dell’Unione.

Sui social si ritrova ovunque l’hashtag #italexit esprimendo il malcontento di molti italiani di fronte alle decisioni delle istituzioni europee.

Secondo il CNEL, la mancanza di coordinamento dell’UE rischia di compromettere l’intero progetto europeo. Detto in altri termini, l’Unione Europea si spezzerà se non sarà capace di affrontare queste sfide e di reagire in modo efficace.

Cosa succederebbe se l’Italia uscisse dall’UE?

Difficile dirlo. Il presupposto di partenza è di valutare gli scenari di medio-lungo termine per l’economia italiana.

Sicuramente un aspetto da non sottovalutare, in caso di Italexit, è quello di tornare ad investire sul Made in Italy. Un ritorno, insomma, alle origini. Dove il prodotto italiano costituisce l’eccellenza.

Non già in un’ottica di esclusione quanto, piuttosto, di ricostruzione in una fase economica di particolare crisi.

Perché investire sul Made in Italy?

made in italyPer sostenere crescita e nuove opportunità di lavoro occorre investire sulla competitività del Made in Italy a partire dal settore agroalimentare che è un elemento di traino per l’intera economia in Italia e all’estero.

Il settore eno-gastronomico è il primo comparto di ricchezza per l’Italia: il 2019 è stato l’anno nel quale si è consumato cibo e vino italiano sulle tavole mondiali.

 

La dieta Mediterranea ha fatto la fortuna del settore agroalimentare. Mangiare italiano vuol dire stare in salute.

L’agricoltura italiana è la più green: 297 specialità Dop/Igp,  415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali, per finire con oltre 60mila aziende agricole bio.

LEGGI ANCHE: Come promuovere un ristorante sui social? 5 consigli per iniziare

made in italyArtigianato italiano, l’eccellenza nel mondo

L’artigianato Italiano, da sempre, è il fiore all’occhiello del nostro paese. Da nord a sud, infatti, non mancano le eccellenze nei prodotti artigianali.

L’artigianato è tradizione e realizzazione di prodotti di alta qualità, come nessun altro al mondo. Tantissimi prodotti di nicchia belli e con caratteristiche di altissimo livello.

Che significa investire sul Made in Italy?

Investire nel Made in Italy significa garantire al cliente alcuni particolari vantaggi:

  • una garanzia di qualità legata alla materia prima lavorata
  • possibilità di personalizzazione ed anche maggiore durata nel tempo soprattutto grazie ai servizi di riparazione offerti dagli artigiani
  • possibilità di acquistare un prodotto il cui prezzo corrisponde a quello che è il suo valore
  • rispetto dell’ambiente.

Fortunatamente, il Made in Italy  è regolato dalle norme italiane per cui un’azienda che investe in questo marchio, seppur inizialmente affronterà delle spese, in seguito verrà ripagata con gli interessi in caso di prodotti originali che, tuttavia, rispettano la tradizione, la creatività e la qualità del nostro Paese.

Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency abbiamo già supportato i nostri clienti con una gestione integrata di Crisis Management.  Se vuoi ricevere un consiglio personalizzato, raccontaci il tuo problema o le tue esigenze, inviandoci un’email all’indirizzo info@samlegal-pr.com. Saremo lieti di poterti offrire una nostra consulenza.

LEGGI ANCHE:

Giovanni Rana e la sua ricetta di “marketing relazionale” ai tempi del Covid

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Giovanni Rana, patron dell’omonimo pastificio di Verona, investe in un piano marketing da 2 milioni di euro e aumenta lo stipendio del 25%  ai dipendenti. Gli “ingredienti” segreti della sua scelta? Scopriamoli insieme

Giovanni Rana, il Presidente dell’omonimo pastificio veronese, ha varato un piano straordinario per i propri dipendenti consentendo continuità degli approvvigionamenti alimentari durante l’emergenza Coronavirus.

Il piano ha efficacia retroattiva, a partire dal 5 Marzo, e prevede l’aumento salariale del 25% per almeno 700 dipendenti, oltre un ticket mensile straordinario di 4oo euro per le spese di babysitting.

Giovanni Rana ha altresì deciso di sottoscrivere una polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti, compresi quelli in smart working, in caso di contagio da Covid-19, ad ulteriore completamento delle procedure di sicurezza e prevenzione dell’azienda.

Un investimento pari a 2 milioni di euro come speciale riconoscimento dell’impegno dei suoi dipendenti in un momento di particolare difficoltà.

“Il Pastificio Rana vuole essere al fianco dei dipendenti e di sostegno alle loro famiglie in un momento di forte disorientamento, non solo lavorativo.”

Perché la scelta di Giovanni Rana è un buon piano marketing?

Il marketing fa riferimento a tutte le decisioni relative al prodotto, le caratteristiche, il prezzo di vendita, i canali di distribuzione ovvero le azioni promozionali e pubblicitarie.

L’amministratore delegato del pastificio in questione ha optato per una scelta promozionale sociale. Ha cioè investito il suo patrimonio per la sua stessa azienda, tramutandolo in valori etici e morali, in linea con il proprio brand. 

La scelta, infatti, si pone in perfetta linea con il trend commerciale di questi ultimi anni, che ha visto il passaggio da un marketing transazionale (make and sell) ad un marketing  relazionale (sense and respond) assistendo, quindi, ad un sempre maggiore orientamento al cliente che ha generato un radicale cambio di prospettiva.

In quest’ottica, il marketing riguarda tutte le decisioni mediante le quali l’azienda sviluppa, comunica e rende disponibile ai clienti la propria offerta di valore.

Nel caso di specie, l’azienda veronese ha optato per un investimento etico e sociale, riscuotendo sul mercato di riferimento una valutazione più che positiva in termini di pubblicità e valore aggiunto, rappresentando la stessa un’ottima attuazione di un buon piano strategico  in un momento di crisi.

Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency abbiamo già supportato i nostri clienti con una gestione integrata di Crisis Management.  Se vuoi ricevere un consiglio personalizzato, raccontaci il tuo problema o le tue esigenze, inviandoci un’email all’indirizzo info@samlegal-pr.com. Saremo lieti di poterti offrire una nostra consulenza.

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gestire l'azienda da casa

Gestire l’azienda da casa ai tempi del Coronavirus: 5 app essenziali

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Come gestire l’azienda da casa ai tempi del Coronavirus? In qualsiasi settore, per adesso, l’esigenza dello smart working è essenziale. 5 app ci vengono in aiuto per non perdere il controllo del nostro lavoro

Dopo il senso di smarrimento iniziale, l’esigenza di adottare lo smart working ai tempi del Coronavirus è stata avvertita come una necessità un po’ in tutti i settori. Gestire l’azienda da casa, infatti, non significa semplicemente accendere il pc e mettersi a lavoro. Occorre dotarsi di applicazioni che ne supportino l’organizzazione.

Per non perdere il controllo della situazione e riuscire a mantenere attiva l’azienda è necessario adottare alcune applicazioni di supporto.

Le PMI hanno la necessità, ad esempio, di coordinare il lavoro con i propri dipendenti o collaboratori. E ancora, coltivare relazioni a distanza con i propri clienti, mantenere viva l’attenzione sui propri prodotti e servizi. gestire l'azienda da casa

Alcune APP, in versione freemium, si prestano alle esigenze più disparate di chi deve gestire l’azienda da casa. Ecco le nostre 5 preferite.
  1. SKYPE

    La versione gratuita di Skype è l’ideale per piccole aziende e uffici fino a 20 dipendenti. Permette di partecipare a chat di gruppo, allegare e inviare file, fare video-conferenze. La versione Business è potenziata per raggiungere fino a 250 persone in conference-call. Ha un costo di 2€ al mese per utente e permette, rispetto alla versione free, di poter gestire gli account dei dipendenti integrandoli con Office365.

  2. ZOOM

    Valida alternativa a Skype, è un’app utilizzata da molte multinazionali. Permette di organizzare video-conferenze fino a 1000 partecipanti nella versione free. Il servizio può essere installato gratuitamente previa la registrazione di un account. Tra le sue particolarità, quella del sistema di rilevamento dell’alzata di mano e  della condivisione dello schermo dell’host. Presenti una chat, la possibilità di registrare lo schermo, di lanciare reaction come quelle di Facebook, di programmare i meeting aziendali e molto altro ancora.

  3. MICROSOFT TEAMS

    gestire l'azienda da casaSi tratta di piattaforma di chat e videochat progettata per semplificare il lavoro di gruppo, per mettere in contatto chi lavora in diversi uffici in grandi e piccole aziende, che permette di creare un’organizzazione del lavoro a distanza con strumenti come la chat e la condivisione di documenti. Per accedere gratuitamente basta autenticarsi con il proprio account Microsoft. E’ possibile inserire fino a 300 contatti in chat e avere una spazio di archiviazione condiviso. Ovviamente, si integra perfettamente con le app di Microsoft come Office online e One note. Chi possiede un abbonamento a Office 365 commerciale potrà accedere a TEAMS dall’account Office.

  4. SLACK

    Offre la possibilità di gestire un team di vendita o un team di sviluppo. Creando vari canali è possibile  assegnare categorie e mansioni ai propri dipendenti o collaboratori, in modo da dividere e indirizzare al meglio le comunicazioni professionali ai vari team. Ciascun canale è fornito di chat, sistema cloud e direct message. Slack è disponibile in versione gratuita per piccoli team o a pagamento per gruppi di lavoro più grandi.

  5. TEAMVIEWER

    E’ l’app ideale per collegarsi al pc dell’ufficio da casa. Teamviewer è perfetta per la connessione in desktop remoto da un computer ad un altro, tramite connessione internet. Non necessita di  VPN o particolari configurazioni di rete.

Gestire l’azienda da casa nell’era di internet è piuttosto agevole. Tuttavia, sappiamo quanto siano importanti i rapporti umani per qualsiasi business. Tieni sempre a mente di rispettare orari di lavoro, appuntamenti, scadenze. Ricordati, inoltre, di rivedere il tuo BUSINESS PLAN e di mettere al riparo la tua azienda dalle conseguenze del Covid-19.


Noi di Sam Digital Pr & Legal Agency abbiamo già supportato i nostri clienti con una gestione integrata di Crisis Management.  Se vuoi ricevere un consiglio personalizzato, raccontaci il tuo problema o le tue esigenze, inviandoci un’email all’indirizzo info@samlegal-pr.com. Saremo lieti di poterti offrire un nostro consiglio.

 

creare un business plan

Creare un Business Plan efficace anti crisi Covid-19

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Se sei titolare di un’azienda o un’attività colpita economicamente dalla situazione pandemica – Covid-19, avrai bisogno di rinnovare la tua idea di impresa per far fronte alla crisi. Ecco come creare un Business Plan vincente.

Non farti cogliere impreparato e non sottovalutare l’importanza di creare un business plan, in quanto sarà lo strumento che ti permetterà di indirizzare velocemente e senza costi eccessivi il tuo piano di impresa.

Le quattro funzioni fondamentali per creare un business plan sono:creare un business plan

  • descrivere l’idea imprenditoriale e la sua realizzabilità
  • impostare la strategia da seguire per il successo dell’impresa
  • valutare le performance e l’andamento del progetto in corso
  • rendere credibile l’idea imprenditoriale a potenziali investitori.

Creare un business plan è utile non solo nel caso del lancio di una start up, ma serve anche alle imprese già avviate per affrontare progetti di sviluppo (individuando gli obiettivi realizzabili in un determinato progetto) oppure in caso di operazioni straordinarie o situazioni di crisi.

Come creare un Business Plan: step essenziali

Anche se si tratta del tuo piano d’impresa, esso deve essere comunque scritto in modo chiaro, lineare, leggibile e completo.

Il tuo Business Plan, pertanto, si articolerà in più sezioni:

1. Indice

Ogni business plan si apre con un indice che elenca le varie sezioni presenti nel documento e le relative pagine a cui trovarle, al fine di rendere più facile la consultazione.

2. “Executive summary”

L’executive summary è una sorta di sintesi, che spiega brevemente qual è l’idea d’impresa e quali sono i punti chiave del documento. Dev’essere scritto in modo accattivante e chiaro.

3. Descrizione dell’impresa o attività

In questa sezione dovrai descrivere l’impresa dando informazioni sulla sua tipologia, la sua storia, la sua struttura, in che settore opera, cosa offre e quali sono i suoi punti di forza rispetto alla concorrenza. Descrivi anche quali sono i tuoi nuovi obiettivi, da raggiungere per fronteggiare la crisi.

4. Esposizione del prodotto o servizio

In questo momento devi descrivere nel dettaglio i servizi o i prodotti offerti e a quale bisogno e domanda del mercato intendono rispondere. Fai una valutazione complessiva, cerca di prevedere di cosa avrà bisogno il mercato dopo questa situazione di stagno (vedi punto 5).

5. Analisi di mercato

Effettua un’approfondita analisi di mercato e descrivi com’è suddiviso il mercato, il trend del settore, le normative che regolano il mercato, i competitor e le caratteristiche dei clienti target. Devi realizzare una fotografia della situazione nel sua complesso.

6. La strategia di marketing e piano operativo

Qui devi illustrare qual è la tua strategia per attirare e fidelizzare i clienti e per posizionarti ed importi nel mercato.

Tra queste ti consigliamo di valutare l’approccio al social media marketing e alle Digital PR, che costituiscono un mezzo veloce e pratico per raggiungere capillarmente potenziali clienti e investitori.

Leggi anche: Realtà aumentata su Facebook, un’opportunità per il tuo business

7. Il piano finanziario

Questa è la sezione più importante e dolente del business plan, in cui bisogna realizzare una proiezione realistica e dettagliata delle performance economiche e finanziarie dell’impresa. Cerca di non strafare e mantieniti nel “possibile”, anche con poco si può ottenere tanto.

Bene, impegna al meglio il tuo tempo e non farti trovare impreparato. Ad ogni crisi segue sempre una rinascita. Basta solo sapere come realizzarla con gli strumenti giusti.

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errori di comunicazione

5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus

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Il momento è complicato, ma occorre tenere i nervi ben salvi e non lasciarsi prendere dallo sconforto. Se in questo momento hai dovuto sospendere i servizi della tua azienda, non commettere passi falsi. Ecco 5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus e qualche prezioso consiglio.

L’emergenza Covid-19 colpisce inesorabilmente l’intero tessuto economico del nostro Paese. Siamo i primi, comeerrori di comunicazione azienda giovane in fase di start-up, a sperimentarne già le conseguenze. E’ per questo motivo che possiamo capire benissimo le tue paure, se sei come noi un’azienda o un professionista a partita iva. In questo articolo vogliamo focalizzare la tua attenzione su i più comuni 5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus.

 

 

  1. Interrompere i rapporti on-line con i tuoi clienti e dipendenti

    Cerca di mantenere attiva la comunicazione tramite le pagine Facebook e Instagram della tua azienda. Tieni attivo il profilo su Whatsapp Business ed il canale Telegram. Continua ad aggiornare LinkedIn.

  2. Evitare di farti vedere e non coltivare i rapporti umani.

    Mettici sempre la faccia. Continua ad essere presente con i tuoi clienti. Non potrai farlo fisicamente al bar davanti ad un caffè, come amavi far prima. Ma non dimenticare che puoi fare dei LIVE sui tuoi social per interagire con essi e mantenere vivo il vostro rapporto.

  3. Non spostare la vendita dei tuoi prodotti o servizi on-line

    Evitare di prendere in considerazione ordini on-line, di fornire servizi virtuali, di organizzare video-chiamate sono  errori di comunicazione e di gestione del tuo lavoro molto gravi, soprattutto se la tua attività si presta ad essere spostata sul web. Non ti stiamo dicendo di aprire un e-commerce dall’oggi al domani. Per quello ci vuole studio, progettazione e tempi molto lunghi. Puoi, ad ogni modo, aprire un catalogo prodotti su FB e IG, promuovere consulenze via Skype ecc.

  4. Interrompere la gestione dei tuoi canali di comunicazione sul web (social, blog, sito ecc).

    errori di comunicazioneSia che gestisca tu stesso i canali di comunicazione sul web, sia che ti avvalga di un professionista, non interrompere le pubblicazioni. Sicuramente, dovrai rivedere il piano editoriale. Adattare in qualche modo il tuo modo di comunicare alle necessità del momento, ma senza perdere mai la tua vera “anima”. Bastano poche settimane di interruzione delle pubblicazioni per mandare in fumo mesi / anni di lavoro. I social, in particolare, vanno costantemente alimentati per tenere viva la tua presenza nella mente dei clienti.

  5. Trascurare il tuo brand.

    Te lo diciamo chiaramente per riassumere in poche parole questi 5 errori di comunicazione da non fare ai tempi del Corona virus: non trascurare il tuo brand. Se sei costretto a stare a casa, cerca di stimolare la tua creatività e di lavorare sulla progettazione delle tue prossime mosse. Sii stratega e cerca di anticipare le conseguenze di questo periodo. Fatti trovare pronto per quando tutto questo sarà solo un brutto ricordo.

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expocook 2020

Expocook 2020, al via la manifestazione dedicata al FOOD

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Il food dà spettacolo a Palermo con Expocook 2020. Le migliori aziende del settore food riunite alla Fiera del Mediterraneo, dal 25 al 28 febbraio.

Apre i battenti quest’oggi, 25 febbraio 2020, Expocook 2020 a Palermo. E’ la Fiera del Mediterraneo ad ospitare la più grande manifestazione dedicata al settore della ristorazione con masterclass, cooking show, seminari e convegni internazionali, dimostrazioni dal vivo, grandi personaggi.

L’occasione è ghiotta per i 230 espositori che hanno scelto di essere presenti ad Expocook 2020 dal 25 al 28 febbraio. Tra Di loro anche il nostro cliente BIRRA KIMIYA, brand di birra artigianale siciliana. I 25mila metri quadrati di area coperta sono divisi in 11 settori tematici e 8 padiglioni. La fiera è dedicata al “gusto” in tutte le sue diverse declinazioni.

Molti i momenti da non perdere ad Expocook 2020

Si comincia martedì 25 febbraio con lo show del “Latte Art”, la tecnica di decorazione dei cappuccini, sulla superficie dei quali vengono realizzati disegni e forme. Tra gli ospiti d’onore, la food blogger e presentatrice tv Chiara Maci, lo chef Alessandro Circiello ed il maestro di “monocromia” Giuseppe Giuliano.

Mercoledì 26 febbraio si entra nel vivo di Expocook 2020  con due “artisti” del food & beverage: Mauro Uliassi, chef 3 stelle Michelin, 5 cappelli Espresso e 3 forchette del Gambero Rosso porterà in Sicilia la sua maestria nella cucina, mostrandoci attraverso un cooking show cosa c’è dietro a uno chef pluripremiato.  A seguire, ciliegina sulla torta, ci sarà Renato Ardovino, il maggior esponente del “cake design” italiano, autore delle famosissime “Torte di Renato” per cui impazzisce tutto lo star system italiano.

Spazio anche alla solidarietà con l’iniziativa “Expocook for Children“- per aiutare il Pronto Soccorso Pediatrico degli Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo.


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COME PROMUOVERE UN RISTORANTE SUI SOCIAL?

DA PROFESSIONISTA A IMPRENDITORE DI TE STESSO:CREA LA TUA BRAND IDENTITY

reputazione digitale

Ti (pre)occupi della tua reputazione digitale?

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Tanti professionisti e aziende focalizzano la loro attenzione sul proprio lavoro, tralasciando l’importanza di come lo comunicano sul web. Di questo si occupa la reputazione digitale. Scopriamo di cosa si tratta e come migliorarla.

Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu!” – diceva il compianto e stimato attore Massimo Troisi. Ed è proprio da questo pensiero che vogliamo partire per addentrarci nel tema della reputazione digitale.

Esprimere in modo semplice, diretto ed efficace chi siamo, cosa facciamo e quale valore diamo può sembrare un gioco. Eppure, il lato oscuro di qualsiasi business è proprio il modo in cui si comunicano questi aspetti.

Spesso, nella convinzione che sul web passi solo ciò che noi vogliamo far passare, si cade in errore. Il web è una dimensione complessa, che merita di essere alimentata ogni giorno in modo strategico. Essere responsabili solo di ciò che si dice e non di ciò che viene capito è un atteggiamento corretto solo se si è sicuri al 100% di comunicare nel miglior modo possibile. Ma chi lo è?

Abbiamo toccato con mano casi di clienti molto capaci nel proprio lavoro, convinti di comunicare sul web il loro valore con la stessa bravura utilizzata dello svolgimento della professione. Era davvero così? Decisamente, no.

3 ERRORI COMUNI DI REPUTAZIONE DIGITALE

  • Non pianificare la propria presenza on-line

Su quali canali vuoi essere presente? Quanti ne puoi gestire? Quanto tempo e budget hai a disposizione? Queste sono alcune delle tante domande che spesso non trovano risposta. Il motivo è semplice: la presenza on-line va curata con competenza, senza improvvisazioni.

  • Non ascoltare le esigenze di chi comunica abitualmente sul web

Qualsiasi strategia di comunicazione non può prescindere dalla fase di “listening” della propria audience, cioè del  pubblico di riferimento. Per offrire soluzioni mirate ai problemi dei potenziali clienti occorre sin da subito intercettarne i bisogni.

Come si fa? Leggendo commenti, recensioni, articoli, post sui prodotti e servizi. Occorre prestare attenzione a quali criticità incontrano le persone nel reperire ciò che viene offerto dai competitor, ma anche “ascoltare” ciò che apprezzano.

  • Non voler essere sul web, per escludere che si parli di te

Non essere volontariamente presenti sul web o sui social non esclude la possibilità che si parli di te. Una critica di un cliente insoddisfatto, una mossa scorretta della concorrenza o qualsiasi altra citazione sul web non positiva può pregiudicare la tua credibilità, senza che te ne possa accorgere.

Aprire una finestra on-line del tuo lavoro, gestita in modo professionale, riduce ai minimi termini ogni rischio di cattiva reputazione digitale.

PRENDI SPUNTO DA TRIP ADVISOR PER COMPRENDERE L’IMPORTANZA DELLA REPUTAZIONE DIGITALE

reputazione digitaleHai presente quando il sabato sera hai voglia di goderti la migliore pizza della città e consulti Trip Advisor in cerca della pizzeria più quotata? E’ una prassi che facciamo tutti.

Una lista infinita di locali si staglia dinnanzi ai tuoi occhi “affamati”. Cosa consulti per prima? La pizzeria con le migliori recensioni o quella con il menù più completo? Scommettiamo che inizierai a fare una cernita scorrendo per prime le recensioni degli altri utenti.

Affidarci al parere di chi sperimenta prima di noi un servizio è un fattore determinante nella scelta di un professionista o attività.  Può accadere nella ristorazione con Trip Advisor, ma anche nel settore sanitario con ad esempio MioDottore.it. 

La quotazione delle recensioni è trasversale e colpisce nel bene e nel male qualsiasi attività. A prescindere dal settore in cui operi, tieni in considerazione che il tuo lavoro potrà essere recensito su Google My Business e Facebook (giusto per nominare i due principali).

LE RECENSIONI SONO I PRIMI STRUMENTI CHE INFLUENZANO LA REPUTAZIONE DIGITALE

Avere una gestione professionale dei propri canali sul web significa poter ottimizzare due cose importantissime:

  1. Le recensioni positive: usate in modo da fidelizzare il cliente e per conquistare la fiducia di quelli nuovi o titubanti.
  2. Le recensioni negative: per porre rimedio ad un errore che hai commesso ed uscirne a testa alta o difenderti – sempre con ponderata professionalità – da accuse ingiuste.

SAPPIAMO BENE CHE A VOLTE MANCA IL TEMPO PER CURARE LA PROPRIA REPUTAZIONE DIGITALE

Non sentirti in colpa se i ritmi frenetici imposti dal tuo lavoro non ti permettono di curare la tua immagine sul web come vorresti. Chiediti solo se hai voglia di affidarti a chi può farlo al posto tuo, garantendo i risultati che meriti.

SE NON TI SENTI ANCORA PRONTO AD AFFIDARTI A DEGLI SPECIALISTI, PUOI SEMPRE CHIEDERE UNA NOSTRA CONSULENZA GRATUITA PER CONOSCERCI MEGLIO E VALUTARE SE POSSIAMO FARE AL CASO TUO.

Richiedi la tua consulenza gratuita compilando il form in basso. Parlaci della tua attività e degli obiettivi che vorresti raggiungere. Nel più breve tempo possibile riceverai un prezioso aiuto, senza alcun vincolo con la nostra agenzia.  

Utilizzando il form, dichiari di aver letto e accettato l’informativa sulla privacy
I dati verranno trattati nel rispetto delle normative vigenti ai sensi dell’art.14 del Regolamento UE 2016/679

 

 

 

 

social media marketing sanitario

Social media marketing sanitario: perché è importante?

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Il successo di una struttura sanitaria è racchiuso anche nel modo in cui gestisce la sua presenza sui social. Ecco qualche buon motivo per  fare social media marketing sanitario in modo professionale.

Sono migliaia le patologie o i sintomi ricercati ogni giorno sui motori di ricerca, così come i recapiti di medici e professionisti della salute. Eppure, le ultime statistiche confermano che la tendenza è quella di affidare tale ricerca anche ai social. Da qui, la necessità per ogni struttura sanitaria di curare in modo professionale anche il social media marketing sanitario.

Perché gli utenti cercano un medico o una clinica su Facebook?

Facebook è la piattaforma preferita per scegliere una struttura sanitaria. Il motivo? E’ il social sul quale la social media marketing sanitariogenerazione dai 25 anni in su passa la maggior parte del suo tempo, un target perfetto per chi offre prestazioni sanitarie a pagamento o in convenzione.

Grazie alle valutazioni offerte dalle recensioni è possibile conoscere il parere da paziente di chi ha già usufruito delle cure.

Spesso la scelta di un professionista è mossa dal senso di affidabilità che traspare dalla sua identità sui social. Una pagina ben ordinata con servizi ben in vista, consigli preziosi per i pazienti e trasparenza delle valutazioni contribuiscono al successo nell’ambito del social media marketing sanitario. Ma non è tutto.

La gestione professionale dei social network in ambito sanitario.

Che piaccia o meno, bisogna comprendere che qualsiasi struttura sanitaria o qualsiasi medico sono esposti sui social. Spesso basta il consiglio di un utente in risposta al post di un altro in cerca di una consulenza medica per catapultare sui social anche il meno social addicted dei professionisti.

Gli utenti che hanno visitato o usufruito dei servizi della vostra struttura possono raccontare e commentare la loro esperienza sui diversi social, sia che sia stata positiva sia che sia stata negativa.

E se al posto del consiglio spuntasse una critica? Il vostro staff è preparato ad affrontare il problema e l’eventuale danno all’immagine che ne potrebbe derivare?

Una gestione professionale del social media marketing sanitario ha diversi punti di forza:

  • Permette di convertire recensioni positive in un modo per coinvolgere gli utenti dubbiosi o in cerca di informazioni a fidarsi.
  • Permette di limitare i danni di una recensione negativa, giustificando o correggendo la percezione del paziente insoddisfatto.
  • Aiuta ad individuare nuovi potenziali pazienti, grazie a strategie di advertising, e a convertirli in pazienti fidelizzati.
  • Aumenta la credibilità del professionista.

Eh, ma non c’è budget per fare social media marketing sanitario…

social media marketing sanitarioQuesta è un’obiezione che ci viene spesso sollevata, quando proponiamo un servizio di gestione professionale dei social a chi non ne ha scoperto ancora le potenzialità.

Se manca il budget, è perché in fase progettuale non si è data la giusta rilevanza a tale aspetto gestionale. Se si legge una recensione negativa di un hotel o di un semplice ristorante, si è invogliati ad entrarci? Nel settore sanitario una cattiva critica pesa ancora di più, poiché riguarda la salute delle persone.

Non riservare un budget al social media marketing sanitario significa esporsi al rischio di perdere anni di lavoro sulla propria credibilità.

La verità vince sempre.

Una strategia perfetta sui social non supportata, però, dalla qualità dei servizi promossi è altresì un pericolo. E’ inutile generare contenuti perfetti se la struttura o lo studio non offrono ciò che viene promesso sui social. Siate sinceri, pertanto, senza esagerare sulla presentazione della vostra offerta. Trasparenza e verità pagano sempre.

Prima di chiedervi quanto costa gestire i social network in modo corretto, chiedetevi quanto costa una brutta critica di un paziente?

Giacché chiedere non costa nulla, la nostra agenzia è a disposizione per valutare senza vostro impegno una gestione professionale del social media marketing sanitario della vostra struttura.

Basta semplicemente inviarci un’email all’indirizzo info@samlegal-pr.com per contattarci.

 

social media marketing a Natale

Social media marketing a Natale: come sfruttarlo?

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Le festività natalizie sono un’occasione ghiotta per la aziende per aumentare notorietà e vendite. Scopriamo come sfruttare al meglio il social media marketing a Natale

Natale è alle porte e gli acquirenti sono maggiormente propensi a cedere alle “tentazioni”. Le aziende si ritrovano, dunque, dinnanzi all’esigenza di impiegare gli strumenti di marketing più idonei a rendere proficuo il periodo dell’anno maggiormente dedicato allo shopping. Scopriamo quali tendenze e quali strategie di social media marketing a Natale possono dare maggiori risultati.

Punto di partenza: trasmettere la magia del Natale sui social

Che magia trovare il regalo giusto per le persone che amiamo! Ma siamo davvero convinti che sia semplicemente social media marketing a Natalel’atmosfera natalizia ad ispirare le scelte d’acquisto dei clienti? Non del tutto. Spesso, un regalo azzeccato è stato individuato grazie ad un’immagine vista su Instagram o ad un’offerta apparsa tramite una sponsorizzata su Facebook.

Tutte le aziende devono necessariamente percepire il valore del social media marketing a Natale, per non rimanere escluse da un’importantissima fetta di mercato che popola le piattaforme “sociali” più famose al mondo. Chi non si adegua, perde l’opportunità di attirare nuovi clienti e nuovi affari.

E’ per tale motivo che occorre pensare a strategie mirate che consentano ai clienti di vivere l’atmosfera magica del Natale anche sui social.

 

Quali sono le tendenze di social media marketing a Natale?
  1. Gli acquirenti pensano sempre più in largo anticipo ai regali di Natale. I ritardatari sono sempre meno.
  2. Le esperienze d’acquisto negative sono mal tollerate. I clienti fanno particolare affidamento alla reputazione digitale di brand e aziende.
  3. Le storie su Instagram e Facebook sono le nuove vetrine.
  4. Gli appuntamenti con lo shopping sono sempre più dettati da eventi globali ( vedi black friday, cyber monday ecc).
  5. La comunicazione azienda / cliente passa principalmente dallo storytelling.
  6. I potenziali clienti cercano comunque un approccio “umano” all’esperienza di shopping on-line e non disdegnano affatto l’acquisto in negozi fisici.
Su quali strategie è necessario puntare nel periodo natalizio?

Non esistono strategie universalmente valide. Siamo convinti che ciascun brand, azienda o professionista debba prima fare un’analisi del proprio target e di tutti i dati in suo possesso e, successivamente, pianificare il proprio piano di social media marketing a Natale.

Tuttavia, ci sono dei principi generali che è bene applicare, soprattutto in questo periodo dell’anno.

  • L’attività promozionale dev’essere programmata in largo anticipo ed essere operativa già a fine social media marketing a Nataleottobre – inizio novembre. Se non l’hai già fatto, non credere a chi ti promette “miracoli” in poco tempo, soprattutto a ridosso delle festività.
  • Cerca di rendere il più comodo possibile lo shopping o la fruizione dei tuoi servizi. Cura in modo attento l’ottimizzazione dei contenuti dei tuoi social in versione mobile. Opta per una semplificazione dei processi di prenotazioni, ordini, spedizioni ecc.
  • Crea storie su Instagram e Facebook come se fossero vere e proprie vetrine. Rendile vivaci ed emozionanti e cerca di coinvolgere i followers con contenuti esclusivi.
  • Riserva un budget idoneo a supportare le attività di social media marketing prima e dopo Natale. Non smettere mai di investire in ads. Se sei dell’idea di promuovere esclusivamente un’offerta a ridosso delle festività e ottenere alte conversioni, puoi anche farne a meno. I risultati sugli investimenti in advertising si ottengono lavorando costantemente sul pubblico.
  • Segna tutte le date importanti del periodo natalizio. Potresti puntare su festività non nazionali o appartenenti ad altri paesi per offrire servizi e promozioni ai tuoi clienti, intercettando bisogni e desideri che altri competitor non conoscono.
  • Sfrutta il periodo dei saldi di gennaio per operazioni di re-targeting.
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cataloghi su whatsapp business

Cataloghi su Whatsapp Business: tutto ciò da sapere

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La piattaforma di instant messaging più famosa al mondo scopre le carte. Arrivano i cataloghi su Whatsapp Business per promuovere, direttamente dall’app che unisce aziende e clienti, i prodotti presenti sugli e-commerce.

Si sospettava da tempo l’ultima mossa di Mark Zuckerberg, ovvero quella di far fruttare l’acquisto dell’app di instant messaging Whatsapp (ben 19 miliardi di dollari), grazie ad un sistema di comunicazione pensato per gli affari. Implementare i cataloghi su Whatsapp Business faciliterà la vendita dei prodotti presenti sugli e-commerce.

Le PMI e grandi aziende si preparano, dunque, ad innovare le proprie strategie di comunicazione. Grazie allacataloghi su whatsapp business versione business della nota app di messaggistica istantanea, scaricabile sul proprio smartphone ed utilizzabile con un numero esclusivamente dedicato ai clienti, sarà possibile far visionare i cataloghi dei prodotti venduti già on-line.

Si chiamerà Catalog e-commerce la funzione che dovrebbe dare uno slancio definito a Whatsapp Business, app non ancora pienamente sfruttata nel settore degli affari. Ma attenzione: al momento, per finalizzare l’acquisto dei prodotti occorrerà comunque uscire dall’app, seguendo il link di destinazione.

Come funzioneranno i cataloghi su Whatsapp Business?

L’app permetterà di condividere i cataloghi dei prodotti presenti sugli e-commerce direttamente ai potenziali clienti dell’azienda.

Saranno, ovviamente, necessarie delle accortezze:

  • Curare la qualità delle foto dei prodotti nel formato corretto per la chat
  • Descrivere il prodotto con tecniche di copywriting adatte a portare il cliente a cliccare sul link di destinazione
  • Ottimizzare la velocità di caricamento del catalogo

L’importanza del customer care

Una volta ottimizzato il sistema di visualizzazione dei cataloghi su Whatsapp Business, servirà prestare massima attenzione al customer care. I clienti, infatti, andranno “coccolati” rispondendo tempestivamente in chat. Soddisfare in modo rapido ed efficace le loro richieste, accrescerà la potenza in ottica business di questo innovativo strumento.

Contattaci per richiedere maggiori info, scrivici quali obiettivi vorresti raggiungere e ti offriremo le migliori soluzioni personalizzate.

Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com

 

 

 

 

 

realtà aumentata su facebook

Realtà aumentata su Facebook, un’opportunità per il tuo business

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Le stories diventano un mezzo per ottenere maggiori risultati nelle campagne pubblicitarie e non solo. Scopri come la realtà aumentata su Facebook, Instagram e Whatsapp sta cambiando il modo di interagire tra brand e persone.

Meno parole, più GIF, live, reaction, emojis, filtri e stickers. In una sola parola: realtà aumentata su Facebook. E’ questo l’ultimo trend lanciato dal social più famoso al mondo negli ultimi mesi.

I brand e le persone sono sempre più interconnessi e ciò sta vistosamente cambiando il modo di fare digital advertising. Il passaggio da una comunicazione a senso unico, dal brand alla persona senza possibilità di scambio alcuno, ad un vero e proprio dialogo costante supportato dalla creatività è ciò che sta alla base di questa “rivoluzione”.

Basti pensare che già il 60% dei business su Instagram usano elementi interattivi come le mention, gli hashtag o i post-sticker nelle stories, ogni mese.

Il fenomeno ha aperto la possibilità di far partecipare attivamente l’utente, facendolo immergere in una realtà  aumentata su Facebook e le piattaforme ad esso collegate.

realtà aumentata su facebook

Per aiutare i brand ad adattarsi a questo trend, Facebook ha annunciato nuove soluzioni di ADV che incoraggiano ad un’esperienza “ludica” tra business e persone, portando ad incredibili conversioni. Con gli adesivi nei sondaggi, ad esempio, Facebook ha aiutato le aziende ad accrescere la loro Brand Awareness. In aggiunta alle domande interattive, le persone usano spesso filtri per il viso e animazioni divertenti in almeno 2 milioni di stories ogni giorno.

In ottica business, la realtà aumentata su Facebook offre chiare opportunità di crescita. Grazie all’espansione dell’utilizzo di formati che permettono, ad esempio, di giocare ad un quiz o di creare sondaggi, si sono ottenuti incredibili risultati in termini di visualizzazioni dei video ( 3 o + secondi in 9\10 campagne beta con utilizzo di adesivi). L’interattività non si limita a far spiccare le inserzioni, ma genera anche un impatto maggiore per le campagne incoraggiando le persone a guardare le storie più a lungo.

Creare un’inserzione interattiva nelle stories ti sembra un’operazione difficile? Non sei in grado di gestire il tuo advertising sui social? Scrivi a info@samlegal-pr.com per ricevere maggiori informazioni.

 

promuovere un ristorante sui social

Come promuovere un ristorante sui social? 5 consigli per iniziare

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Possiedi un ristorante ma la tua clientela affezionata non basta a mandare avanti la tua attività? Aprire una finestra social sul tuo mondo culinario, fatto di piatti succulenti, qualità e tanta passione è uno step fondamentale. Ti sveliamo 5 consigli su come promuovere un ristorante sui social in modo efficace

Si dice che “si mangia prima con gli occhi” e, se sei un ristoratore o uno chef, sai bene quanto questa affermazione sia vera. Non è forse per tale motivo che curi in modo preciso la mise en place dei piatti che presenti ai tuoi clienti? Immagina di trasferire adesso questo principio sui alcuni canali che ti permettono di allargare il giro e fidelizzare quante più nuove persone.

5 consigli per promuovere un ristorante sui social:
  1. Cura in modo maniacale il materiale video e fotografico che dovrà essere pubblicato sui social, Fb e Instagram su tutti. Assicurati che ogni immagine abbia le dimensioni adatte a ciascun canale e che rispecchi l’anima del social scelto. Facebook è, infatti, la piattaforma ideale per offrire contenuti di valore ai tuoi clienti, mentre Instagram predilige il “visual” e le emozioni trasmesse dalle immagini.
  2. Sui social non limitarti a pubblicare offerte. Crea contenuti che esaltino i prodotti utilizzati, metti in evidenza la bravura del tuo staff, punta anche sulla qualità dei servizi offerti.
  3. Crea emozioni, con le immagini e con le parole. I tuoi contenuti testuali e visuali dovranno suscitare emozioni al cliente o potenziale avventore del tuo ristorante. Chiediti sempre se ciò che pubblichi possa far venir l’acquolina alla bocca.
  4. Pianifica, sii organizzato. Una strategia social non può prescindere da un piano editoriale che tenga conto degli obiettivi prefissati. I contenuti non possono in alcun modo essere pubblicati a caso.
  5. Investi in sponsorizzazioni per rendere maggiormente visibili i contenuti e allargare la clientela. Senza un budget pubblicitario a disposizione ogni mese, ci dispiace dirlo, non si va da nessuna parte. I social costringono, quando usati per fini commerciali, ad investire sull’advertising.

Un aspetto molto importante, che va di pari passo con l’investimento sui social, è quello delle Digital Pr, ovvero tutte quelle attività volte a mettere in comunicazione il tuo ristorante con blogger, giornalisti, influencer e aziende con le quali collaborare. Curare le pubbliche relazioni on-line è molto importante per dare credibilità alla tua attività e aumentarne il senso di affidabilità.

Sapevi che la nostra agenzia ha già esperienza nella cura della comunicazione on-line nel settore food? Contattaci per richiedere maggiori info, scrivici quali obiettivi vorresti raggiungere e ti offriremo le migliori soluzioni personalizzate.

Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com

 

 

 

brand identity

Da professionista a imprenditore di te stesso: crea la tua Brand Identity

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Lavorare sulla propria Brand Identity per accrescere il proprio business sul lungo termine. Ti spieghiamo a cosa rinunciare e su cosa investire per diventare imprenditore di te stesso e smetterla di essere un professionista qualunque.

Sei un professionista nel tuo settore, hai lavorato sodo per accrescere le tue conoscenze e competenze, eppure i clienti faticano ad arrivare? Probabilmente, non hai investito sulla tua Brand Identity, puntando sul passaggio (oggi più che mai necessario) dallo stato di professionista a quello di imprenditore di te stesso.

Chiariamo, innanzitutto, il significato di Brand Identity.

La Brand Identity è l’insieme degli elementi di riconoscimento del brand (nome, simboli, logo, slogan, jingle, ecc.) che agevolano il consumatore nell’identificazione distintiva di un’alternativa di offerta, sia come il complesso dei valori imprenditoriali che contraddistingue un brand fin dalla nascita e che ne determina l’evoluzione futura; la brand identity, infatti, riflette l’orientamento e gli obiettivi dell’azienda, oltre che la personalità e i valori della marca. ( da GLOSSARIO DEL MARKETING)

Da professionista a brand

Sia che tu rappresenti un’azienda strutturata, sia che tu svolga una professione da solo e senza il supporto di altri, la connotazione di semplice professionista – per le odierne logiche di mercato – non ti permettere di crescere come vorresti.

Il professionista, infatti, è una figura che rimane circoscritta alla prestazione lavorativa. Il cliente ti contatta e ti espone il suo problema, tu lo risolvi ed il vostro rapporto si esaurisce qua. A nessun cliente, neppure il più entusiasta, interessa comunicare agli altri quanto tu sia stato bravo e quindi farti pubblicità tra le sue conoscenze o in giro. Tranne rari casi, l’amara verità è questa. E non puoi rimanerci male.

La responsabilità di far conoscere la tua professionalità dipende da te, dal modo in cui operi per farti conoscere, dai canali che scegli e, necessariamente, dalla strategia che adotti. Già, strategia. Il successo della tua attività professionale va pianificato a lungo termine, magari rinunciando a cose che nell’immediato possono darti gratificazione.

Lo step necessario per coltivare una visione a lungo termine è quella di fare di te stesso un brand. A tal proposito ti consigliamo di seguire il guru del Personal Branding Riccardo Scandellari.

Cosa significa fare di te stesso un brand?

Significa vedere la tua professione da una prospettiva molto più larga. Emergere nella giungla dei tuoi concorrenti, lavorando sulla tua brand identity. Come? Dando un buon motivo ai tuoi potenziali clienti per scegliere te, proprio te.

In che modo si crea la propria Brand Identity?

Il primo passo è scegliere con precisione chirurgica il tuo target di clienti e definire tutte le caratteristiche della tua “buyer persona“. Penserai mica di vendere il tuo servizio o i tuoi prodotti a tutte le persone, indistintamente? Errore gravissimo.

  • Fai un’analisi di mercato, valuta i tuoi competitors, rileva i loro punti di forza e mettili a confronto con i tuoi. Fai la stessa operazione per le debolezze.

Una volta che sai a chi rivolgerti, coinvolgi i tuoi potenziali clienti mostrando loro i valori del tuo brand, i punti di forza ed emozionali. Spesso, tralasciamo l’elemento emozionale, come se non fosse importante. In realtà, è il più importante. Non dimenticare mai che nessuna strategia di marketing può bypassare l’attenzione per l’essere umano. Del resto, non siamo macchine senza emozioni.

  • Qual è il tuo scopo?

E’ da questo secondo punto che devi partire per pianificare una strategia a lungo termine. Al cliente non interessa che il tuo scopo in qualità di brand sia, esclusivamente, quello di monetizzare. Faresti la figura di quell’amico che si ricorda di te solo quando ha bisogno di chiederti un favore o un prestito di denaro. Pessimo, eh?

  • Chiediti in che modo il tuo servizio o prodotto possa migliorare la vita del cliente, risolvergli un problema o supportarlo.

Non puoi affermare di essere “il leader sul mercato” in qualcosa se non trasmetti il valore del tuo brand. E, soprattutto, non puoi affermare di essere il migliore senza che i tuoi clienti ti percepiscano realmente così.

Investire sulla propria Brand Identity è un percorso lungo ed impegnativo. Una volta maturata la scelta di passare dall’essere un semplice professionista a quella di diventare imprenditore di te stesso, dovrai investire tempo e risorse extra. Non puoi pensare di farlo a costo zero, ma nemmeno di dilapidare il tuo patrimonio in mirabolanti imprese pubblicitarie.

E’ un’attività che puoi fare da solo, a piccoli step, soprattutto quando non puoi permetterti di assumere un consulente. Chiaramente, questo comporterà studio intenso e complesso. Una volta compreso il meccanismo e l’importanza di curare la tua Brand Identity, riuscirai serenamente anche ad accettare il fatto che per crescere ancor di più dovrai investire nel tuo modo di comunicare e delegare tale competenza a veri professionisti di settore.

Adesso la scelta sta a te. Puoi continuare ad essere un semplice professionista e vivere di passaparola (finché va bene). Puoi scegliere di diventare imprenditore di te stesso ed investire il tuo (risicatissimo) tempo anche nell’attività di personal branding. Infine, puoi delegare il tutto a chi si occupa di brand identity e consulenza per professione come noi di Sam Digital Pr & Legal Agency.

Ti ricordiamo che puoi richiedere info e preventivi scrivendo un’email a info@samlegal-pr.com

Leggi anche: Brand Awareness: cos’è e come misurarla

 

 

 

 

messaggi vocali su instagram

Messaggi vocali su Instagram: come funzionano?

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Mark Zuckerberg continua ad alimentare con interessanti novità il suo ultimo social acquisito. Arrivano, infatti, i messaggi vocali su Instagram, proprio come quelli di Whatsapp.

Sarà, probabilmente, l’ultima novità del 2018 in casa Instagram, ma stupisce per la perfetta integrazione nel mondo social creato da mr. Zuckerberg. Dopo Whatsapp e Facebook, da oggi è possibile inviare messaggi vocali su Instagram.messaggi vocali su instagram

Nel social più “visual” del momento, la nuova feature prende spunto dalla “sorella” Whatsapp con l’introduzione della possibilità di inviare in direct messaggi vocali.

Sia nelle chat singole che in quelle di gruppo basterà toccare e tenere premuto il pulsante che si trova nella casella di testo, per cominciare a registrare.

Quali sono i vantaggi dei messaggi vocali su Instagram?

Sicuramente tenere le mani più libere durante l’utilizzo di Instagram, proprio come accade quando scegliamo di inviare messaggi vocali su Whatsapp o su Facebook. Un altro vantaggio è quello di velocizzare le conversazioni, quando magari si ha poco tempo per scrivere o non si è molto veloci. Non meno importante è la possibilità di avviare conversazioni vocali senza scambiare il proprio numero di telefono con l’altro utente.

A chi ne consigliamo l’utilizzo?

messaggi vocali su instagramLa novità dei messaggi vocali su Instagram rientra in un piano strategico ben studiato da Mark Zuckerberg, volto ad integrare nelle piattaforme di sua proprietà le funzionalità più utili e di successo. Il fine sotteso, a suo dire, è quello di valorizzare i rapporti umani, confinando in secondo piano quelli degli affari.

Come già è buona norma su Whatsapp, le brevi conversazioni private sono gli scenari ideali per l’utilizzo di questa funzione. In ottica business ne sconsigliamo l’uso, a meno che non abbiate la necessità di risolvere in modo celere un problema o spiegare qualcosa di molto importante, sfruttando la comodità di non uscire fuori dall’app.

Instagram comunque predilige contenuti visivi. L’idea di introdurre i messaggi vocali in direct potrebbe rimanere marginale, un po’ come le stories su Facebook. E’ divertente, ad ogni modo, poter utilizzare il proprio social preferito, avendo a disposizione le funzioni di successo delle altre piattaforme.

 

 

brand awareness

Brand Awareness: cos’è e come misurarla

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Hai aperto un’attività, lanciato un brand o promosso un servizio innovativo ma non conosci quanto è sviluppata la tua Brand Awareness? Scopri di cosa si tratta e come puoi misurarla per aumentare  il successo del tuo lavoro.

Ti sei mai chiesto quant’è conosciuto il tuo brand o la tua attività? A questa domanda risponde l’espressione Brand Awareness che, nel gergo del web marketing, significa “Notorietà del marchio”.

brand awareness

Un brand, un personaggio, un servizio per diventare famoso e di successo dev’essere, innanzitutto, riconoscibile nella mente dei consumatori o degli utenti. La riconoscibilità permette ai tuoi clienti di pensare immediatamente al tuo marchio, qualora necessitino di un determinato bene o servizio.

Come posso misurare la mia Brand Awareness?

brand awarenessNel web marketing, così come nel marketing classico, partire dai dati e analizzarli è il primo step fondamentale per individuare la misura della notorietà del proprio marchio. E’ necessario, infatti, capire quale sia il punto di partenza per elaborare la strategia di cresciuta più consona.

Per misurare la propria Brand Awareness è necessario ricorrere alla piramide di Aaker, uno schema elaborato dall’economista David Aaker che aiuta a definire un determinato ambito in base ad una scala di valori. Tale scala di valori è composta da:

  • Top of mind: il prodotto coincide al 100% con il marchio
  • Brand recall: ricordo spontaneo. La domanda identifica il brand senza stimolo (ricordo spontaneo)
  • Brand recognition: la domanda identifica il brand solo dopo lo stimolo ( ricordo aiutato)
  • Unaware of a brand: marca non conosciuta.

In che punto della piramide di Aaker si trova il mio marchio?

Per valutare l’esatta posizione del tuo marchio all’interno di tale schema è necessario ricorrere a Google Analytics.  Grazie a questo strumento riuscirai a reperire tutte le informazioni utili sul traffico al tuo sito web e quindi:

  • comprendere il comportamento degli utenti
  • scoprire quale percorso li ha portati al tuo sito
  • conoscere le loro abitudini
  • le pagine più visitate e quelle maggiormente abbandonate.

Un altro parametro molto importante da valutare è costituito dai Facebook Insights, ovvero l’insieme di informazioni utili a conoscere il comportamento, gli interessi e le caratteristiche degli utenti all’interno della tua pagina Fb. Se è possibile, cerca di intrecciare tali dati con quelli di Google Analytics.

Come aumentare la Brand Awareness?

Non esiste altro modo per aumentare la notorietà del proprio marchio online che investire in attività di web marketing. In particolare, ti consigliamo:

  • curare in modo ottimale la SEO, per posizionarti sempre in cima alle ricerche di Google per la tua keyword specifica d’appartenenza
  • stilare un calendario editoriale della sezione blog del tuo sito e dei tuoi canali social, differenziando ciascuno di essi con contenuti creati ad hoc per perseguire diversi obiettivi.

brand awarenessAumentare la Brand Awareness significa veder crescere i propri guadagni e poter investire, quindi, nello step successivo. Quale? Mantenere in positivo il livello di conoscenza del tuo marchio e di conseguenza essere sempre super competitivo sul mercato.

Se non puoi occuparti della Brand Awareness nel tuo marchio o non ti senti in grado di applicare le strategie più idonee, contatta la nostra agenzia a info@samlegal-pr.com

 

 

 

 

ICO: nuove frontiere e sicurezza negli investimenti

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Cosa sono le Ico e perchè costituiscono una nuova formula di finanziamento per le imprese? Il nostro avvocato Giulia Santoro ne delinea gli aspetti legali più rilevanti, per affrontare in sicurezza i propri investimenti

La Ico (Initial coin offering) è una nuova formula di finanziamento, non ancora specificamente regolamentata, adottata da società tecnologicamente innovative con lo scopo di ottenere fondi (generalmente) icoattraverso lo scambio di token, ossia monete digitali (cryptovalute), con valuta tradizionale. La transazione è processata da piattaforme funzionanti secondo la tecnologia blockchain.
Il ritorno finanziario dei soggetti che decidono di acquistare tali token è legato all’incremento nel tempo del valore della cryptovaluta, sia esso già esistente o di nuova creazione.
Pertanto, per gli investitori rappresenta un’operazione ad altissimo rischio di investimento e di gestione.

La prassi prevede alcuni step:
  1. Studio e predeterminazione dei termini e delle condizioni generali dell’operazione;
  2. Annuncio del progetto usando piattaforme quali bitcointalk announcement;
  3. Determinazione dei termini e le condizioni generali dell’operazione sono poi affinati sulla scorta dei feedback ricevuti
  4. Definizione della data di partenza dell’Ico e relativa pubblicizzazione.
Dal punto di vista legale le Ico rappresentano un fenomeno sostanzialmente indefinito.

icoGiacché nel settore non ci sono regole, anche per lanciare un’offerta iniziale di moneta non serve affrontare il processo di controllo che precede una quotazione in Borsa.

Inoltre, oggi le tecnologie per creare una nuova criptovaluta hanno costi irrisori, perciò in poco tempo e senza grandi investimenti qualsiasi società può presentarsi al mercato con la sua raccolta fondi e il gettone correlato. Con queste premesse, le Ico sono state salutate come la più innovativa soluzione per finanziarsi al di fuori dei canali tradizionali, specie per le startup.

In linea di massima i token sono commerciati come Digital Goods (beni digitali), piuttosto che come financial assets (assets finanziari).

Di conseguenza, le Ico sono generalmente considerate crowd sales (vendita alla folla). Analizzando il fenomeno sulla scorta delle normative attualmente esistenti, questo, in realtà, va ad inquadrarsi soprattutto nell’Equity Crowdfunding.

In molti i casi, infatti, la struttura data alla Ico rende i token pienamente assimilabili a corporate bond/shares ed in tal caso le normative correnti sull’equity crowdfunding sono già potenzialmente applicabili al fenomeno.
Il problema maggiore si ha quando l’operazione è strutturata in modo che i token siano solo dei mezzi per monitorare il successo della società.

Il meccanismo in questo secondo caso sarebbe molto simile a quello di una Ipo (Initial public offering) tradizionale, trattandosi sostanzialmente di un’offerta al pubblico degli investitori di “titoli” di una società, che si prestano al futuro utilizzo come mezzo di pagamento o di scambio.

La differenza maggiore riguarda la diversa fase del ciclo di vita della società.
L’Ipo, infatti, avviene in riferimento ad una impresa in fase di consolidamento (il che significa fattori di rischio e ritorni sull’investimento minori), mentre la Ico finanzia una realtà imprenditoriale in fase di avvio (il che significa fattori di rischio e ritorni sull’investimento molto più alti).

Le Ico, di fatto, aprono la società al pubblico degli investitori, tra i quali investitori non qualificati e non in grado di fare attività di Due Diligence sull’operazione. Tutto ciò è potenzialmente in grado di creare una forte asimmetria informativa in un mercato secondario, veloce e liquido, quale è quello delle cryptovalute, potenzialmente sfruttabile da chi fa trading in modo speculativo a danno di tali investitori non qualificati (privi degli strumenti idonei a percepire gli alti rischio dell’investimento).

Alcune giurisdizioni, pertanto, proprio in considerazione di ciò, sembrano tendenzialmente orientate a regolare le Ico come un qualcosa di molto vicino alla vendita di azioni e titoli.

Da un punto di vista legale, pertanto, lo scenario peggiore ed i rischi maggiori sono rappresentati dal potenziale mancato rispetto di normative esistenti considerate applicabili anche alle Ico, quali quelle che disciplinano le Ipo, con conseguente irrogazione di sanzioni.
Nel frattempo, allo scopo di limitare al massimo eventuali conseguenze di natura legale, la Ico:

a) dovrebbe essere fatta solo da società dotate di buone caratteristiche di auditing legale;
b) dovrebbe essere basata su documenti informativi, molto simili ai prospetti informativi;
c) dovrebbe essere strutturata rendendo concettualmente i token assimilabili a shares e dovrebbero essere previsti profit sharing, diritti di voto e di covendita, il tutto nel pieno rispetto delle attuali normative sull’equity crowdfunding;
d) dovrebbe essere basata su smart contracts non modificabili, a garanzia della serietà dell’operazione e che diano evidenza automatica del non rispetto delle regole sulla base delle quali l’operazione è stata strutturata;
e) dovrebbero sfruttare piattaforme blockchain che diano garanzie in termini di esistenza futura, di non manipolabilità, di determinismo negli smart contract (garanzie che allo stato sembrano essere riscontrabili, pur con tutti i limiti del caso, in riferimento ai soli bitcoin).

Se vuoi avere maggiori informazioni o richiedere un parere legale sulle ICO, scrivi un’email a info@samlegal-pr.com
Fitness Marketing

Fitness Marketing nell’era digitale: 6 tips per palestre

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Promuovere la propria palestra significa distinguersi da decine di attività concorrenti con strategie di Fitness Marketing create ad hoc sulle vostre esigenze. Ecco qualche dritta.

Ci sono centinaia di modi in cui puoi rendere visibile tua la palestra, specialmente nel mondo digitalmente connesso in cui viviamo ora. Quando si tratta di Fitness Marketing, ci sono un sacco di campagne divertenti e coinvolgenti che potresti eseguire.

Usando il Digital Marketing, ad esempio, puoi indirizzare e promuovere la tua palestra ad un bacino d’utenza ideale che lì trascorrerà la maggior parte del proprio tempo.

Puoi promuovere i servizi offerti dalla palestra direttamente tramite i social Facebook, Twitter, Instagram, e-mail, ecc.

Raggiungere il tuo pubblico ideale non è mai stato così facile, ma devi sapere cosa commercializzare.

Proprio come quando si lavora off-line, occorre anche sul web individuare un obiettivo.

Stai cercando di aumentare i membri, aumentare la consapevolezza del marchio, accogliere nuovi clienti?

Avere un obiettivo ben preciso aiuta anche ad ottimizzare il tuo lavoro e ad ottenere il massimo profitto dalla tua attività.

La difficoltà primaria che incontrerai nell’utilizzo del Fitness Marketing sarà quella di individuare il modo ed i tempi migliori per attirare l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Devi assicurarti che la tua “offerta” sia qualcosa che il tuo target trova interessante.

 Parliamoci chiaro. Offriresti mai ad un individuo che cerca di aumentare la forza un programma di perdita di peso?

 Ti rivolgiamo adesso la stessa domanda in ottica di Fitness Marketing. Come hai intenzione di attirare l’attenzione dei tuoi clienti? Hai mai fatto caso a cosa ti viene chiesto online? Quali domande ti vengono rivolte con maggiore frequenza?

 Ecco, da semplici interazioni, commenti ai post, ricezione di email puoi già “ascoltare” i bisogni dei tuoi clienti o potenziali tali e capire come focalizzare il tuo obiettivo.

In gergo tecnico i Digital Pr lo chiamano “Web Listening”.

Esistono strumenti molto efficaci, utilizzati dai Fitness Marketingprofessionisti del digital marketing, che potranno aiutarti ad individuare in modo preciso cosa chiede il tuo pubblico, ma è una pratica che a somme linee puoi e devi iniziare a praticare tu e con i mezzi che ti abbiamo descritto pocanzi.

Per esempio: “Attualmente faccio parte di una CrossFit gym. Sono un ‘CrossFitter’ e non ho intenzione di andare in nessun’altra palestra. Sono un membro relativamente nuovo e ho lavorato molto duramente per correggere i movimenti.”

Un modo efficace per attirare l’attenzione di questo potenziale cliente sarebbe quella di offrire il miglioramento e perfezionamento della forma e/o della forza.

Scommettiamo che ci sono molti membri di CrossFit che si iscriverebbero volentieri ad una classe di allenamento che mira a perfezionare le doti già sviluppate in un precedente corso. Sai perchè lo farebbero? Perchè l’indole di un crossfitter è quella di superare i propri limiti, uno sportivo che non si arrende mai dinnanzi alle difficoltà e che cerca di migliorare costantemente la propria forma.

Fitness Marketing

Conoscere il profilo del tuo potenziale cliente, la sua storia agonistica, ti permetterà di proporgli ciò di cui ha esattamente bisogno. Intercetterai le sue intenzioni e aspirazioni, ottenendo certamente una risposta positiva.

Ricorda che puoi ricorrere all’aiuto dei membri attuali della tua palestra per renderli felici, far loro acquisire maggior consapevolezza e, pertanto, farli diventare dei veri e propri “ambassador” della tua attività.

Sapere cosa funziona o meno per la tua attività ha molto a che fare con il tipo di palestra che possiedi.

Conoscere il target della palestra e ciò che rende la tua palestra speciale rispetto alla concorrenza, ti aiuterà ad usare la verbosità corretta quando fai fitness marketing, sia on-line che off-line.

Una volta definito il pubblico di destinazione ed il canale di web marketing (social media, annunci di ricerca, app mobili o blog) la prossima cosa di cui hai bisogno è un’idea.

Come hai intenzione di commercializzare la tua palestra? Che cosa hai intenzione di fare per convincerli a fare clic sul tuo annuncio, promozione, offerta o post sul blog?

Per darti una mano e farti fluire le tue idee, ecco alcune idee per il fitness marketing (sia online che offline) che puoi utilizzare per commercializzare la tua palestra.
1. FORNIRE INFORMAZIONI CHIARE E PRECISE

Il primo step in ogni attività imprenditoriale consiste nel fornire al pubblico di riferimento informazioni chiare e dettagliate sul background della vostra attività e dei vostri professionisti, al fine di rassicurare il potenziale cliente sull’affidabilità degli stessi.

È, inoltre, buona norma fornire recapiti attivi tramite l’utilizzo di “vetrine” quali un sito internet, Facebook, Instagram, Twitter, ecc.

NB: i recapiti che fornite devono essere funzionanti ed attivi in quanto un potenziale cliente che è interessato alle attività da voi svolte dev’essere messo nella condizione di ottenere quante più informazioni possibili, non restando nella vana attesa di una vostra risposta.

A tal fine, predisponete palinsesti ed orari, informazioni circa le attività da voi svolte, informazioni sull’accessibilità e disponibilità di parcheggio.

2. RIORGANIZZARE GLI SPAZI

Poniamo il caso tu possieda una palestra specializzata in allenamento funzionale. È eccellente entrare in una palestra completa delle migliori attrezzature. Dai kettlebell ai GRIPR, le attrezzature funzionali offrono un “pacchetto completo”.

La maggior parte di questa attrezzatura, puoi usarla per programmare allenamenti che si concentrano su forza, condizionamento metabolico, mobilità, potenziamento del core, sessioni ad alta intensità, circuiti e bootcamp e potenza, quindi non c’è da meravigliarsi se i club riconoscono quanto siano importanti le attrezzature funzionali.

Tuttavia, quando parliamo con molti proprietari di palestre, non considerano una delle cose più importanti sull’integrazione di attrezzature funzionali nelle loro palestre: dove tenerle al sicuro e in ordine quando non sono in uso.

Fitness Marketing

Un ottimo design e l’uso ottimale dello spazio disponibile sono un solido punto di partenza per ottenere il massimo dalla tua palestra e renderla un’esperienza di fitness efficace per i membri.

L’utilizzo dell’architettura e del design dell’edificio può aiutare a massimizzare lo spazio lavorabile.

Aggiungi rampicanti ai muri o appendi corde da traverse per offrire soluzioni dinamiche di allenamento. Tappeti sintetici erbosi per i percorsi di forza.

Tuttavia, per creare una zona di allenamento completa, è meglio supportare queste idee salva-spazio con eccellenti pesi liberi e attrezzature funzionali.

Dove posizionare questa attrezzatura? La prima risposta non è sul pavimento nel mezzo della palestra. E quando si tratta di piastre per sollevamento pesi, la risposta non è nemmeno alla fine di un bilanciere.

Ma hai abbastanza spazio di archiviazione dedicato per la quantità di attrezzature funzionali che hai, o stai considerando, nella tua palestra?

Se la risposta è “no”, ti aiuteremo nella ricerca di soluzioni ottimali per creare aree di stoccaggio sicure, robuste e dedicate sul pavimento della palestra senza sacrificare un’enorme quantità di spazio sul pavimento (che è ciò che fanno alcune opzioni di stoccaggio).

3. SFRUTTARE LA SFIDA ‘PERDITA DI PESO’ DEL CLIENTE

È possibile testare un sacco di diverse campagne di fitness marketing, ma dovresti considerare che la maggior parte delle persone si iscrive in palestra per perdere peso. Tale obiettivo, spesso, induce il cliente a sentirsi solo contro la propria sfida.

Perdere peso, più di qualsiasi altra performance sportiva, è un obiettivo che, invece, può “unire” i membri della palestra e far aumentare le iscrizioni, se saprai sfruttare appieno le potenzialità di una mirata strategia di fitness marketing.

Sia sul web che in palestra dovrai far sentire al tuo cliente (o potenziale tale) che la sua sfida è anche la tua e, se sarai bravo a creare un’atmosfera positiva, anche quella degli altri “compagni di viaggio”.

Che si tratti di un gruppo o di uno sforzo individuale, una campagna di perdita di peso con una data di inizio, uno stato finale, obiettivi di peso e allenatori in grado di spronare il cliente dinnanzi alle difficoltà, sarà un efficace punto di partenza per fare del fitness marketing sfruttando una problematica assai diffusa.

Fare gruppo, rendere la sfida della perdita di peso un obiettivo da condividere piuttosto che da “subire” con le indicazioni dell’allenatore, renderanno pro attivo l’atteggiamento del cliente e molto più facile che egli abbia voglia di condividere la sua esperienza con amici e conoscenti.

Per la tua attività tutto ciò si tradurrà in aumento delle iscrizioni e “brand awareness”.

4. OFFRIRE LA COLLABORAZIONE CON ESPERTI: IL NUTRIZIONISTA

Fornisci ai tuoi membri un riferimento professionale e garantito al fine di raggiungere e perfezionare gli obiettivi perseguiti nella tua palestra.

La figura imprescindibile è quella del nutrizionista, che si prenderà cura dei tuoi clienti in quei processi sui quali un semplice allenatore non può pronunciarsi. Dalla perdita di peso all’aumento di massa, l’alimentazione è un fattore che va curato da uno specialista.

Come pianificare un piano dieta con una campagna di fitness marketing?

Sicuramente, tanti clienti ti avranno chiesto cosa mangiare per spuntino prima di allenarsi o come fare una dieta sana ed equilibrata.

Pubblicare post semplici ed accattivanti, intervistare il nutrizionista di fiducia della palestra, creare eventi in cui è possibile chiedere dei consigli al professionista dell’alimentazione, sarà un’efficacissima pratica di Fitness Marketing, che rafforzerà la tua azienda.

La nutrizione è una delle cose più difficili da padroneggiare per i non esperti, quindi fornire un direct link alle soluzioni nutrizionali fornite dal nutrizionista sul tuo sito web manterrà i tuoi membri felici.

5. RISPONDI ALLE DOMANDE DEI MEMBRI TRAMITE FAQ SUL BLOG

Conosci quelle domande che i membri ti chiedono continuamente durante le lezioni? Rispondi a queste domande sul tuo sito web, creando una sezione FAQ sul tuo blog.

I membri possono avere una risorsa alla quale possono attingere ogni volta che vorranno e quando ne avranno necessità.

La creazione di questo contenuto unico non è solo un ottimo risparmio di tempo, ma aiuta anche il tuo sito web a classificare più parole chiave. Fornendo contenuti coerenti e di valore ottimizzati per il SEO, avrai più persone online sul tuo sito web.

Potrai sedimentare in tal modo la fiducia dei tuoi clienti ed attirarne di nuovi.

6. CORPORATE CHALLENGE

Gestisci un programma di corporate fitness? Hai più aziende che collaborano o rappresentano la tua palestra? Pianifica una corporate challenge.

Fai competere le imprese locali l’una contro l’altra. Dai al vincitore una promo, prodotti (come vitamine, proteine in polvere, ecc.) o un trofeo (perché tutti amano vantarsi di un trofeo).

I proprietari di imprese sono intrinsecamente competitivi e convincerli ad avere una competizione amichevole con altri proprietari di imprese farà sì che tutti lavorino verso un obiettivo e portino più vendite nella tua palestra.

La competizione potrebbe essere ciò che si adatta alla tua palestra. Potrebbe essere la perdita di peso, il tempo totale dedicato all’allenamento, l’aumento di forza o l’allenamento per un triathlon o qualcosa come Tough Mudder.

Quando si fa una competizione come questa, ci devono essere linee guida, regole, impostare una sequenza temporale ed una visualizzazione visiva di chi sta vincendo. Come in tutte le competizioni, i diritti di contrattazione sono importanti quanto i progressi.

Hai trovato interessante questo articolo? Vorresti saperne di più? Sei il proprietario di una palestra e desideri una consulenza personalizzata? Contattaci, scrivendo un’email a info@samlegal-pr.com

Leggi anche: Video content marketing: 5 step per una strategia efficace

Influencer Marketing per aziende. Come trovare l’influencer giusto

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Gli influencer sono i nuovi testimonial da accaparrarsi per promuovere il proprio business. Ma nell’ottica di una campagna di Influencer Marketing per aziende, com’è possibile individuare il personaggio giusto tra i tanti?

influencer marketing per aziendePossono essere blogger, youtuber, personaggi televisivi, esperti di settore, giornalisti o social addicted. Stiamo parlando degli Influencer, un’armata (quasi) sempre vincente, in grado di “influenzare” le scelte d’acquisto dei loro seguaci. Ed è proprio nel mondo dell’Influencer Marketing per aziende che molti di loro hanno trovato un vero e proprio lavoro, un’identità professionale che ogni giorno accresce sempre più la propria importanza.

Basti pensare a personaggi come la fashion blogger Chiara Ferragni, la food blogger Chiara Maci o la make-up artist e youtuber Clio Zammatteo (Clio Make-Up). La loro credibilità, acquisita negli anni coltivando il rapporto con i propri seguaci e scommettendo sulle potenzialità del web, è cresciuta in modo esponenziale, fino a rappresentare una vera e propria moneta di scambio.

L’influencer indossa o prova un prodotto, soggiorna in una location, testa la qualità di un bene o di un servizio ed il suo pubblico recepisce la di lei/di lui esperienza come se fosse la propria.

E’ per questo motivo che l’Influencer Marketing per aziende è divenuto il baluardo di ogni strategia di successo influencer marketing per aziendeper tutte quelle realtà imprenditoriali che necessitano di farsi conoscere, aumentare o tenere alto il proprio livello di credibilità e notorietà.

Ma, esattamente, di cosa devono tenere conto le aziende per individuare l’influencer adatto al proprio segmento?

Posto che l’Influencer Marketing è materia di competenza di una nuova figura professionale, che prende il nome di Digital Pr, sarebbe opportuno tenere in considerazione alcuni requisiti affinché un’azienda possa individuare l’influencer più adatto alle proprie esigenze.

Esistono, innanzitutto, 3 tipi di influencer:

  1. Celebrity
  2. Esperti di settore
  3. Everyday people ( persone comuni)

influencer marketing per aziendeLe celebrity sono volti noti della tv, dello sport, della musica o social addicted che contano almeno 1 milione di followers.

Gli esperti di settore sono, invece, giornalisti, blogger, guru di qualche specifica materia o nicchia che contano almeno 10.000 followers.

Gli everyday people sono “player” che possiedono un numero di seguaci inferiore ai 10.000 e che, molto spesso, vengono rappresentati dagli stessi consumatori o clienti.

 

In che modo è possibile misurare “l’influenza” di questi soggetti?
Il pubblico / Reach

Vasto o di nicchia, il pubblico è il primo banco di prova per testare l’idoneità di un influencer alle proprie esigenze. Sfatiamo il mito che sia da preferire chi possiede più follower. La qualità dei seguaci è molto più importante rispetto alla quantità. Un pubblico molto vasto mostra generalmente un interesse piuttosto distratto verso ciò che comunica l’influencer. Una nicchia più ristretta, ma attenta ai temi affrontati dal personaggio influente in un campo ben preciso, è portato a recepire in modo più recettivo il messaggio. influencer marketing per aziende

Diffidate sempre dai profili social “gonfiati” da acquisti di follower. Oltre ad essere una pratica scorretta, è anche una pratica inutile perchè, fondamentalmente, i seguaci fake non potranno mai recepire il messaggio pubblicitario veicolato per mezzo dell’influencer.

Esistono modalità che prevedono l’acquisto di follower “attivi” sui profili di chi li acquista. Molti di essi saranno in grado di commentare e mettere like. Un modo preciso per capire la reale identità dei follower, se siano veri o falsi, potrebbe essere quello di analizzare il profilo dell’influencer con Socialblade, oppure controllare la provenienza tramite sistemi di analisi facilmente individuabili sul web.

L’Engagement

influencer marketing per aziendeE’ il tasso d’interazione con il pubblico. Rappresenta un criterio tra i più validi per operare una scelta oculata dell’influencer che possa rappresentare il proprio business.

La capacità di suscitare reazioni, come indurre a  mettere “mi piace” ad un post, così come intavolare una conversazione con i propri follower su un contenuto non può essere ottenuta in modo falso come avviene con l’acquisto di seguaci falsi.

E se un influencer è capace di generare interazioni su un argomento che riguarda i vostri interessi, allora potrebbe fare al caso vostro.

La riconoscibilità

In base al contesto, la riconoscibilità di un influencer può dipendere da diversi fattori. E’ molto facile che un vip o un influencer marketing per aziendevolto noto dello spettacolo o della tv sia più facilmente riconoscibile. Pensate, però, al vostro business e chiedetevi se non sia il caso di investire in un personaggio che non sarà magari “pubblico” come una star, ma che nella nicchia o settore specifico di vostro interesse sia reputato un soggetto noto e autorevole.

Occorrerà sempre valutare se possa essere più efficace prediligere la portata di un influencer oppure il suo engagement.

Se ritieni di non essere in grado di trovare un influencer che faccia al caso tuo, affidati ai professionisti delle relazioni digitali.

La nostra agenzia offre piani strategici di Digital Pr cuciti su misura. Chiedi maggiori informazioni a : info@samlegal-pr.com

 

perchè conviene esportare all'estero

Perché conviene esportare all’estero?

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Esportare i propri prodotti o il proprio marchio all’estero è uno step fondamentale per lo sviluppo e la crescita di qualsiasi impresa. Ma perché conviene esportare all’estero? Lo spiega il nostro legale, Avv. Giulia Santoro.

A causa della crisi, che è stata protagonista negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una chiusura di massa delle attività commerciali dovuta alla difficoltà di far fronte al deficit di profitto.
La domanda che si pone, dunque, ciascun imprenditore è : perché esportare all’estero? E’ la giusta via per risollevarsi ed essere nuovamente competitivi sul mercato?

perchè conviene esportare all'estero
Export dall’Italia passa, soprattutto, dal web

L’export e l’internazionalizzazione rappresentano, ormai, un passaggio obbligato per lo sviluppo e la crescita sostenibile di qualsiasi impresa indipendentemente dalla dimensione e dalla struttura.

Esportare, infatti, significa crescere, accrescere le proprie competenze aziendali imparando a confrontarsi con concorrenti da ogni parte del mondo, far crescere il volume della propria produzione e del proprio fatturato, aumentare le vendite attraverso un numero maggiore di mercati, migliorare il proprio cash-flow e, soprattutto, prepararsi a sopravvivere alla concorrenza globale.

Proprio questo ultimo dato ci porta a comprendere come la grande disponibilità di informazioni e il facile accesso ad internet portano le aziende ad avvicinarsi ai mercati mondiali con una crescita sempre più repentina.

Oggi la globalizzazione è alla portata di tutti e di tutte le aziende sia che esse risiedano nei paesi industrializzati sia che esse abbiano attività nei paesi in via di sviluppo, e pertanto, per rimanere al passo sul mercato, esse necessitano di un approccio strutturato su strategie internazionali.

Credere che il semplice “Made in Italy” basti quale biglietto da visita affinché i nostri prodotti siano appetibili sul mercato aspettando che qualcuno li noti non basta.

Oggi le aziende devono affacciarsi alla globalità, anche solo per capire chi possono essere i loro competitors stranieri, che potrebbero avere un buon gioco nel mercato nazionale.

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Flussi commerciali con i paesi extra Ue

È un dato di fatto, dunque, che aprirsi ai mercati internazionali consista oggi in una scelta determinante, per crescere e conquistare posizioni sempre più competitive.
Il numero medio di mercati esteri per esportatore è cresciuto ulteriormente negli anni, raggiungendo picchi di crescita notevoli.

Sono questi elementi di positività che ci portano a ritenere che le nostre aziende, ambasciatrici nel mondo del nostro know how e del Made in Italy, debbano essere riconosciute e supportate nella propria attività e nella crescita dimensionale.

Ma come realizzare questo progetto?

Sono lontani i tempi in cui si iniziava l’attività di export o di import, trovando qualche nominativo tramite i motori di ricerca di internet, oppure si partecipava a qualche fiera ritenendo sufficiente solo esporre i prodotti ed aspettare i migliori clienti del mondo.

perchè conviene esportare all'estero
I numeri del vino italiano all’estero

Oggi, le aziende che si apprestano ad esportare per la prima volta, oppure quelle che hanno necessità di rafforzare la loro presenza sui mercati internazionali, devono fondare la loro politica aziendale di internazionalizzazione su basi conoscitive di mercato e di procedure tecniche operative dell’import – export.

Questi elementi necessitano del sostegno e dell’integrazione dei processi organizzativi da parte di professionisti nel settore che a loro volta, hanno il compito di focalizzarsi su una logica comune che e quella per l’appunto dell’internazionalizzazione.

Tale percorso va affrontato guardando alla complessità e all’imprevedibilità degli scenari geopolitici ed economici attuali, ma anche avendo ben presenti le opportunità che i mercati internazionali offrono.

SAM Digital PR e Legal Agency, con la sua esperienza nel settore e un team di esperti, può assistervi nel muovere i primi passi, fornendovi una consulenza adeguata per le vostre esigenze affinché i vostri progetti di crescita possano realizzarsi.
Per informazioni, scrivere un’email a info@samlegal-pr.com

 

video content marketing

Video content marketing: 5 step per una strategia efficace

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Cos’è il video content marketing e perchè è così efficace per promuovere un brand, un servizio o un prodotto? Ecco tutto ciò che devi sapere

Far immergere lo spettatore in una storia non fa altro che renderlo protagonista. E’ per questo motivo che coinvolgere un cliente o potenziale tale nella storia del proprio brand può fare la differenza. Il video content marketing svolge proprio questa funzione e si conferma anche per il 2018 uno step fondamentale verso il successo.

video content marketing

Uno dei modi migliori per fare Content Marketing è, sicuramente, quello della produzione video volta a suscitare emozioni. Non tutto, del resto, può trovare risposta in un testo scritto. Le emozioni, spesso e volentieri, vanno trasmesse attraverso le immagini, soprattutto quelle animate.

Condividere i valori, la storia, la mission di un’azienda o di un brand più è emozionante, più crea engagement. 

Quali sono gli step fondamentali per fare un efficace video content marketing? Ecco i 5 principali:

 

  • Avere un budget adeguato

Investire è la parola d’ordine. Le pratiche di video content marketing sono efficaci se affidate ad un professionista che curi la creazione del video (videomaker) e di altre figure specializzate, come un esperto social media manager ed un digital pr che curi tutta l’organizzazione della distribuzione dei video. Pubblicare prodotti di scarsa qualità, soprattutto se amatoriali, danneggerà irreparabilmente il brand.

  • Pianificazione editoriale

Il video che promuove un’azienda o un brand deve, necessariamente, inserirsi all’interno di una strategia editoriale ben programmata. La pubblicazione disordinata e casuale dei contenuti video non porterà mai gli stessi risultati di una pianificata e finalizzata a ricoprire segmenti temporali e contenutistici ben definiti.

  • Ad ogni piattaforma il suo video

I social network più utilizzati per fare video content marketing sono Facebook, Instagram e Youtube. Ciascuna piattaforma, com’è ben noto, necessita di tone of voice e parametri ben diversi l’uno dall’altro.

Su Facebook saranno privilegiati video che raccontano la mission e le qualità di un’azienda, l’involucro esteriore, l’aspetto formale e più istituzionale.

Instagram preferisce contenuti video che prestino attenzione alla parte più informale di un’azienda o di un marchio, ai backstage, ai momenti di lavoro più divertenti ecc.

Su Youtube potremmo pensare di pubblicare tutorial sui funzionamenti dei prodotti, sulle loro qualità materiali, sul loro utilizzo nelle più disparate occasioni, sulla loro fruizione.

Tale suddivisione è, comunque, molto elementare, ma serve a far capire che ogni social ha un suo concept, una sua anima e occorre adeguarsi.

  • L’advertising

Il video content marketing, sebbene rappresenti una fonte di engagement ben 3 volte più efficace rispetto ai semplici post, pone l’esigenza di investire in sponsorizzazioni. Come vi abbiamo anticipato già QUI, quando vi abbiamo parlato del nuovo algoritmo di Facebook, i social non offrono più la possibilità di farsi pubblicità gratuitamente.I contenuti vanno sponsorizzati a pagamento per raggiungere la visibilità desiderata. Non occorrono investimenti stratosferici, anche con poco si riesce a spingere le campagne.

  • Video storytelling

video content marketing120 secondi è la misura ideale della lunghezza di un video finalizzato al content marketing. Un altro step fondamentale è mettere l’utente al centro dei propri contenuti. Come? Lavorando su un’accurata ricerca delle keyword, ovvero cosa cerca l’utente quando utilizza i motori di ricerca.

Il goal è rispondere con accuratezza al bisogno del cliente, senza tralasciare quindi uno studio analitico del proprio target e dei trend di Google in tema di keyword. A tal proposito, sarà possibile utilizzare svariati strumenti, come il gratuito Google TrendsAnswer the public  per prendere ispirazione.

 

 

Se possiedi un’azienda o un brand e non sai come promuoverlo con il video content marketing, contatta Sam Digital Pr & Legal Agency per una consulenza gratuita. Scrivi un’email a info@samlegal-pr.com 

 

 

 

 

 

algoritmo di facebook 2018

Algoritmo di Facebook 2018. Guai in vista per le aziende

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Mark Zuckerberg fa tremare brand e media. Le aziende penalizzate dal nuovo algoritmo di Facebook 2018. Vi spieghiamo perché e come sopravvivere all’ennesima stangata ai contenuti organici finalizzati al business.

algoritmo di facebook 2018Incentivare la connessione tra persone, penalizzando i contenuti organici di brand e media. L’11 gennaio scorso Mark Zuckerberg ha annunciato di aver apportato una sostanziale modifica all’algoritmo di Facebook 2018. Tale novità ha gettato nello sconforto tutti coloro che utilizzano il noto social a scopo pubblicitario/business e provocato un immediato calo in borsa del 4,5%.

L’interesse primario di Facebook, almeno quello di facciata, è stato sempre quello di preservare e favorire i rapporti umani, le interazioni tra persone, la fruizione di contenuti appositamente selezionati per calzare a pennello agli interessi di ciascun utente.

La modifica apportata da Zuckerberg riguarda, in particolare, l’ EdgeRank, l’algoritmo di Facebook 2018 che regolaalgoritmo di facebook 2018 la visibilità dei contenuti. Gli utenti saranno più soddisfatti della loro esperienza con il noto social, ma trascorreranno meno tempo nella fruizione.

In nuovo algoritmo di Facebook 2018 si propone di combattere la fruizione passiva della piattaforma. La News Feed privilegerà i post di amici e parenti, mentre toglierà ancor più visibilità ai post di brand e aziende.

Cosa comporta l’aggiornamento dell’algoritmo di Facebook 2018?

Cattive notizie per le aziende e i brand che fino ad ora hanno puntato tutto o quasi sui contenuti organici. Tali contenuti saranno visibili ancor più di rado nelle News Feed e ciò comporterà una drastica riduzione della possibilità di fare business senza investire in Facebook Ads.

Facebook, d’altronde, non è un ente benefico ed il suo utilizzo a scopo commerciale comporta già da tempo l’esigenza di investire in sponsorizzazioni per arrivare a quanti più clienti o potenziali tali.

Come deve reagire un brand o un’azienda dinnanzi a tale novità?

algoritmo di facebook 2018Sembra essere definitivamente finita l’era della pubblicità ottenuta con contenuti organici. Questo comporta un’unica scelta, una sola direzione da prendere per le aziende o i brand che sfruttano i social per farsi conoscere e promuovere i propri prodotti: investimenti in Facebook Ads.

 

 

 

 

Quali contenuti sponsorizzare a pagamento su Facebook?

Un’azienda o un brand che vuol farsi conoscere, oppure espandere ancor di più il proprio business dovrà puntare su:

  • contenuti video realizzati da un professionista
  • materiale fotografico di buona qualità
  • creazione di eventi
  • contenuti grafici
  • interviste e articoli su blog, riviste di settore
  • progetti con influencer
  • post che trattano avvenimenti importanti

Nessun dettaglio dovrà essere lasciato al caso. Per tale motivo, è fondamentale pianificare una strategia di Facebook Marketing efficace, che consideri gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook 2018.

La segmentazione del pubblico, i posizionamenti delle inserzioni e il basso costo delle campagne rendono Facebook un gioiello cui è impossibile rinunciare per chi vuole fare business nel 2018. (Cit. Federico Sbandi – Il Fatto Quotidiano)

La aziende dovranno interagire con i propri clienti, creare contenuti che inducano alla conversazione, algoritmo di facebook 2018anziché promuovere esclusivamente i propri servizi o prodotti. Solamente in questo modo sarà possibile trarre vantaggio per il proprio business da Facebook che, ricordiamo, è la più grande macchina pubblicitaria al mondo.

Per individuare la strategia più adatta al vostro brand o azienda, è possibile contattare la nostra agenzia all’indirizzo email: info@samlegal-pr.com

 

made in italy

Made in Italy: PMI in crescita grazie ad investimenti stranieri.

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Vanto e orgoglio del Bel Paese, il Made in Italy si conferma la carta vincente anche per le PMI. Scopriamo i motivi di tale fama, in modo da promuovere con successo la propria azienda all’estero.

Il Made in Italy rappresenta tutto ciò che di positivo e vincente caratterizza il nostro paese nel resto del mondo.
Sosteniamo da sempre che le Piccole Medie Imprese (PMI) italiane abbiano le risorse naturali, di ingegno e produttive, per poter ritornare in campo da protagonista nel campo da gioco internazionale.

Ed infatti, a seguito di uno studio effettuato da Hogan Lovells in collaborazione con il Politecnico di Milano è emerso che Usa, Regno Unito e Francia sono i Paesi che investono di più nelle imprese italiane.

A ben guardare, infatti, le imprese italiane risultano essere molto appetibili per gli investitori stranieri, beneficiando di capitali esteri al fine di diversificare l’offerta e mirare ad una crescita all’estero.

Dall’analisi sugli investimenti esteri nel nostro Paese nel periodo 2013-2016 su un campione di imprese medie e medio-grandi residenti in Italia, con un fatturato tra i 50 e i 500 milioni di euro, è emerso che sono 225 le società che hanno visto cambiare il proprio assetto societario con l’ingresso di almeno un investitore estero.

Il trend è risultato in crescita (passando da 42 operazioni nel 2013 a ben 70 nel 2016).
Lo studio ha evidenziato 39 Paesi di origine degli investitori internazionali.

Tuttavia, possono essere considerati i top acquirer, in termini di numero di investimenti e di valore, tra questi: Stati Uniti, Regno Unito e Francia, rispettivamente con 54, 29 e 26 operazioni nei quattro anni. La Cina è stata protagonista di 12 operazioni di investimento.

Dal punto di vista della tipologia degli investitori, il 57% dei casi è rappresentato da investitori strategici, mentre il 43% è rappresentato da investitori finanziari quali fondi di private equity e investitori istituzionali.

“Le imprese italiane attraggono gli investimenti esteri per le loro eccellenze e, proprio attraverso i capitali esteri, il made in Italy si afferma ulteriormente grazie alla strategia di ampliamento dell’offerta ed esportazione del prodotto.
Dall’analisi si evince come gli investimenti stranieri portino un triplice beneficio: il primo per i venditori, che di prassi vendono a valori importanti; il secondo per chi acquista, che può far leva sull’eccellenza italiana per diversificare e internazionalizzare; il terzo beneficio è per la stessa società target (e quindi i suoi stakeholder, quali dipendenti, fornitori, ecc.), che, grazie ai nuovi capitali, agli investimenti, all’apertura a nuovi mercati e a volte anche grazie all’ingresso di un nuovo management, vede incrementare le opportunità di crescita e, quindi, il proprio valore”. Questo è quanto ha dichiarato Luca Picone, Country Managing Partner di Hogan Lovells Italia.

made in italyTra i settori di maggiore rilevanza che restano costanti negli anni si ritrovano: food & beverage (12%), il machinery (8%) e il metal/steel e il consumer products, entrambi con la stessa incidenza (7%).

Nel corso degli anni, ma in modo meno ricorrente, spiccano altri settori quali l’healthcare nel 2014 e nel 2016 con il 7% dei rispettivi anni, l’automotive nel 2015 con il 9%, il transportation nel 2013 con il 7%.

Nel lavoro abbiamo voluto affiancare a un’analisi statistica anche una lettura più qualitativa ad alto valore, intervistando i top manager delle società target, rilevando che la motivazione principale per il cambio è dettata da interessi strategici per il 38% dei casi, mentre per il 25% da ragioni legate alla governance e, più in generale, che l’entrata di soci esteri, peraltro a prezzi tutt’altro che scontati, contribuisce all’apertura di nuovi mercati, alla diversificazione di prodotto e alla realizzazione  di nuove partnership commerciali, così favorendo la diffusione del Made in Italy’’, ha poi concluso Marco Giorgino, docente al Politecnico di Milano e direttore della ricerca.

Il Made in Italy ha percorso una lunga strada per arrivare a ricoprire l’importanza di oggi.
Riteniamo che la sua forza risieda nell’originalità, qualità e pregio delle creazioni italiane, in moltissimi settori. Caratteristiche, queste, che nell’era della globalizzazione corrono, però, il grave rischio di essere travolte dal forte richiamo del basso costo del lavoro o della delocalizzazione, con la conseguenza, quindi, di perdere la loro unicità, l’immediatezza di riconoscimento e di conseguenza la forza nel mercato.
La stessa dicitura Made in Italy rischia di non rappresentare più valori unici, di non apportare più il valore aggiunto di un tempo.

Lo scopo del nostro lavoro quindi, è di trasmettere l’attenzione che le PMI italiane mettono nelle creazione dei loro prodotti curandone ogni minimo dettaglio anche all’estero, rendendoli più appetibili sul mercato internazionale sia per gli acquirenti che, soprattutto, per gli investitori stranieri.

due diligence

Due Diligence: cos’è e perché è importante?

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Un prezioso alleato per il business. La Due Diligence è un’attività fondamentale per tutelare l’utente poco esperto dalle insidie celate nel mondo degli affari. L’Avv. Giulia Santoro ne spiega la natura e le funzionalità.

due diligenceDue Diligence significa letteralmente “dovuta diligenza” ed indica l’attività di indagine finalizzata alla raccolta e alla verifica di tutte le informazioni necessarie a valutare le attività di un’azienda.

La finalità della Due Diligence, quindi, è quella di accertare, attraverso un’approfondita raccolta di informazioni, se sussistano o meno le condizioni di fattibilità di una determinata operazione. Al contempo, si costruisce una solida base per la negoziazione delle condizioni contrattuali dell’operazione medesima.

In genere, la Due Diligence si svolge dopo la sottoscrizione di una lettera di intenti e prima della stipulazione del contratto preliminare, oppure successivamente al contratto preliminare. In quest’ultimo caso essa è finalizzata a determinare un’eventuale rettifica in diminuzione o in aumento del prezzo pattuito (il cosiddetto “price adjustment“).

La Due Diligence viene principalmente svolta nei progetti di acquisizione di partecipazioni sociali, fusioni o scissioni, cessioni e affitti d’azienda.
Ma è, altresì, utilizzata anche in molte altre operazioni, per esempio una quotazione in borsa, un aumento di capitale, la stipulazione di un contratto di joint venture.
Essa può avere ad oggetto l’intero business o anche soltanto una parte di esso, ad esempio un ramo d’azienda, un settore (come quello ambientale).

due diligence

In merito alla Due Diligence c.d. Legale, occorre rilevare come, nel quadro delle considerazioni relative anche all’efficienza finanziaria e fiscale dell’operazione, essa sia essenziale ed imprescindibile per fornire indicazioni utili in merito agli strumenti più idonei al perfezionamento dell’operazione per la quale la stessa viene svolta.

Il “closing”, ossia il perfezionamento dell’operazione per la quale la Due Diligence viene effettuata, è subordinato al corretto adempimento di tutta una serie di attività. In tal modo è possibile garantire l’acquirente circa il trasferimento di un’entità priva di pendenze e rischi che non siano evidenti.

Una prima esigenza di analisi, pertanto, è relativa al reperimento di informazioni sulla compagine sociale, sulle principali attività svolte e la composizione degli organi sociali e societaria ricostruendo, altresì, i rapporti tra i soci e l’eventuale esistenza di patti para-sociali.
Un ulteriore elemento che non deve essere trascurato è quello che concerne gli obblighi di pubblicità presso il registro delle imprese, quali ad esempio il deposito dei bilanci, il deposito delle nomine, l’iscrizione dei poteri, l’esistenza di un unico socio, ecc..

due diligenceL’attività di Due Diligence può essere effettuata direttamente dal committente. Tuttavia, spesso il committente non possiede sufficienti risorse o esperienza per condurre in autonomia il complesso delle operazioni di ricerca, verifica e riscontro delle informazioni.
Il ricorso a professionisti esterni garantisce l’indipendenza della valutazione.

A tal fine, la nostra Agenzia è al servizio delle PMI e dei liberi professionisti per assisterli al meglio nella valutazione dei loro affari.

Per informazioni, scrivere un’email a  info@samlegal-pr.com

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